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Elezioni RSU 2022: la democrazia è viva nei luoghi di lavoro

Il 5, 6 e 7 aprile si vota per il rinnovo delle rsu nei settori pubblici e della conoscenza. La macchina organizzativa è partita da settimane, ma dopo il protocollo firmato tra sindacati e Aran si avvicina il momento caldo della campagna elettorale. Le riflessioni dei segretari organizzativi di Flc e Fp Cgil, Francesca Ruocco e Fabrizio Rossetti

14/12/2021
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Collettiva.it

Di Giorgio Sbordoni

C’è ancora uno spazio in Italia nel quale la democrazia non sembra assediata dal disinteresse e dall’astensionismo. Nel quale la partecipazione al voto non passa di moda, anzi, cresce con costanza. È quello dei luoghi di lavoro dei settori pubblici e della conoscenza. Dove da settimane è partita l’imponente macchina organizzativa che il 5, 6 e 7 aprile 2022 porterà milioni di lavoratrici e di lavoratori a votare per il rinnovo delle rappresentanze sindacali unitarie. Scusate se è poco, in un contesto generale nel quale persino le elezioni amministrative, ormai in molti casi, registrano ai seggi meno del 50 per cento degli aventi diritto.

Qual è la motivazione di questa popolarità in controtendenza? “Sicuramente l’impatto immediato che la scelta nell’urna ha sulla condizione delle persone – ci spiega Francesca Ruocco, segretaria organizzativa della Flc Cgil, la federazione che rappresenta i lavoratori di scuola, università, ricerca e afam –. Dal risultato, dalle persone che di fatto assumono il ruolo di delegata e delegato, dipende la contrattazione nel tuo istituto o nel tuo ente, quella di secondo livello, che ha effetti sull’organizzazione del lavoro, sul salario accessorio, sul grado di tutela che ricevi sul tuo posto di lavoro”. E poi c’è il rapporto di prossimità tra eletto ed elettore, come sottolinea anche Fabrizio Rossetti, segretario organizzativo della Funzione Pubblica Cgil: “a differenza del contesto politico nel quale anche le ultime riforme elettorali hanno contribuito ad allontanare sempre di più rappresentato e rappresentante, nelle elezioni delle rsu c’è un dato di fatto: voto chi conosco, voto la persona, il collega o la collega cui poi so perfettamente di poter fare riferimento, che so dove trovare. Io ti delego ma poi ho la possibilità di misurare giorno per giorno il tuo operato. Una seconda ragione è che il mondo del lavoro ha voglia, chiede, ha bisogno di misurarsi democraticamente, di avere un contesto nel quale la democrazia venga esercitata anche attraverso processi formali di delega”.

“La pandemia non è finita – gli fa eco Francesca Ruocco –. Le nuove rsu dovranno continuare la lotta di chi le ha precedute, al fine di garantire e rafforzare le regole per la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro, ma dovranno anche presidiare l’utilizzo delle risorse aggiuntive che arriveranno con il rinnovo dei contratti e con il Pnrr. Ci sono risorse importanti sul tavolo, oggi più che mai è fondamentale votare per i candidati e le candidate della Cgil perché la gestione di queste risorse ulteriori permetterà quel salto di qualità atteso dai settori che rappresentiamo. Cito problemi storici per noi della conoscenza, quali l’edilizia scolastica, il numero di alunni per classe, lo smart working che deve salvaguardare la salute e i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. E non dimentichiamo che siamo in fase di rinnovo dei contratti nazionali nei settori pubblici e della conoscenza e quindi sulle rsu graverà anche il compito importante di gestire questa fase al fine di ottenere più risorse anche nella contrattazione integrativa”.

State lavorando da tempo a questo impegno. Un lavoro dietro le quinte, essenziale per arrivare al rush finale della vera e propria campagna elettorale. Siete ponti? “Sì, siamo pronti – risponde Fabrizio Rossetti –. Siamo pronti politicamente e organizzativamente e confidiamo che, nonostante la deriva competitiva che, per certi aspetti, hanno preso queste elezioni, conti prima di tutto la verifica di quello che è stato fatto nei tre anni precedenti. Perché dovrebbe essere proprio questo il senso della legge sulla rappresentanza, giudicare e misurare ogni tre anni la qualità e il valore dell’attività sindacale per tutto il periodo di mandato. In questo senso siamo pronti dal primo giorno dopo le elezioni 2018”. “Lavoriamo dietro le quinte – ci spiega Francesca Ruocco – per dare strumenti comunicativi, politici e sindacali ai territori nei quali si misura lo scontro e per dare ai lavoratori e alle lavoratrici gli strumenti conoscitivi utili, dal nuovo regolamento con cui si svolgeranno le elezioni rsu alla modulistica, informarli e informarle affinché conoscano tutta la procedura formale e organizzativa”.

Ci siamo allora. La Fp Cgil ha già suonato la carica con l’evento del 2 dicembre scorso durante il quale ha radunato al Teatro Italia a Roma oltre 700 delegate e delegati che hanno ascoltato il messaggio del segretario generale della Cgil Maurizio Landini – anche lui ha iniziato come rappresentante sindacale sul luogo di lavoro – e di fatto dato il via alla campagna elettorale.

Il 9 dicembre i sindacati e l’Aran, l’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni, hanno firmato il protocollo che fissa il calendario ufficiale dell’iter elettorale. Quali date segnare in rosso sul calendario, oltre, ovviamente, al 5, 6 e 7 aprile, giorni in cui ci saranno le votazioni? “La scadenza più importante è il 31 gennaio, l’annuncio dell’elezione, lo spartiacque tra la costruzione del processo e l’ingresso nel processo elettorale vero e proprio – rispondono concordi i due dirigenti sindacali di Flc ed Fp Cgil –. L’inizio della raccolta firme per la presentazione delle liste che ti permette di parlare con i lavoratori e le lavoratrici e dare il via, di fatto, alla campagna. Infine, il 25 febbraio, termine ultimo per presentare le liste elettorali, un momento molto importante sotto il profilo delle procedure: o ci sei o non ci sei. E la Cgil ci sarà”.


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