FLC CGIL
Iscriviti alla FLC CGIL

http://www.flcgil.it/@3959546
Home » Rassegna stampa » Nazionale » Domenica in classe, ma un piano trasporti non c’è

Domenica in classe, ma un piano trasporti non c’è

Caos politico provocato dall'improvvisazione di un governo incapace di organizzare una politica per la scuola. Dopo gli annunci di Conte su un ritorno in classe prima di Natale la ministra dei Trasporti De Micheli parla di fare lezione di domenica. L'ipotesi respinta da tutti. L'ipotesi di un ritorno in classe di elementari e medie prima delle feste, per le superiori si parla di gennaio, forse. Il movimento "School for future" promosso da "Priorità alla scuola" manifesta contro la Dad e chiede un rientro in sicurezza

28/11/2020
Decrease text size Increase text size
il manifesto

Roberto Ciccarelli

Dopo la scuola di domenica ipotizzata dalla ministra dei trasporti Paola De Micheli mancano i turni di notte per completare le proposte del governo sul ritorno degli studenti in classe. I presidi, con il presidente dell’Anp, Antonello Giannelli, hanno giudicato «irrealistico pensare di allungare la settimana scolastica anche alla domenica», mentre «il sabato, per moltissimi istituti – hanno fatto notare – è già giornata di lezione». «La scuola ha bisogno di un forte coordinamento tra i soggetti istituzionali che sul territorio hanno un ruolo nella programmazione dell’offerta formativa; la condivisione dei dati sui contagi nelle scuole: ad oggi non esistono dati precisi che permettano di giustificare le scelte differenziate per ciascuna regione» sostiene Francesco Sinopoli (Flc Cgil). La scuola ha bisogno di rispetto e di regole contrattuali certe» (Maddalena Gissi, Cisl). Per Pino Turi(Uil) quelle del governo sono «proposte estemporanea per dire che non sono in grado di aprire le scuole e trovare un responsabile».

Non è nemmeno chiaro il giorno di un eventuale ritorno e regna l’improvvisazione per compiacere, ma non per rispondere al movimento degli studenti «School for future» promosso da «Priorità alla scuola» che ieri è tornato a seguire le lezioni in didattica a distanza fuori dalle scuole e ha chiesto la soluzione dei problemi irrisolti da marzo: trasporti, medicina scolastica e territoriale, completamento degli organici dei docenti e del personale ancora da nominare, edilizia scolastica.

Il premier Conte aveva detto in Tv che avrebbe riaperto le scuole «prima di natale compatibilmente con la situazione epidemiologica». Di questo avviso sono i Cinque Stelle a partire dalla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina e si iniziato a strologare su date come il 9 e il 14 dicembre. È seguito un generale scetticismo di regioni e comuni, oltre che dei diretti interessati come i docenti usati come cavie per una ripresa simbolica delle attività per chiudere a Natale. Qualcuno teme che questa operazione produca la terza ondata di contagi a gennaio. Il presidente della regione Campania Vincenzo De Luca ha detto che il governo sarebbe orientato a riaprire a gennaio. Nel frattempo il comitato tecnico scientifico aveva spinto con ripetute interviste del suo presidente Agostino Miozzo a riaprire lunedì 11 gennaio 2021. Dopo l’annuncio di Conte aveva convenuto sulla riapertura a Natale. Le contro-pressioni del ministro della Salute Roberto Speranza o del ministro degli affari regionali Francesco Boccia potrebbero spostare il pendolo di questa contesa di nuovo verso gennaio. Tra un mese si aspetterà l’esito della «curva» per riaprire, o continuare a tenere chiuse, le classi in presenza. C’è anche un’altra ipotesi: il prossimo Dpcm potrebbe simulare un ritorno a scuola prospettando uno scaglionamento delle presenze per le scuole dell’infanzia, elementari e medie nelle regioni che cambiano colore e passano dal rosso all’arancione o al giallo. Mentre le superiori resteranno a casa per un altro mese e mezzo, il governo potrà dire di avere fatto rientrare «gradualmente» in classe e dimostrerà che Conte non fa annunci a vuoto e che il ministero dell’Istruzione si sta impegnando. E poi si chiuderà a Natale. Le regioni continuano a essere divise: per Zaia (Veneto) la riapertura il 9 dicembre è «un errore», Bonaccini (Emilia Romagna) è favorevole.

In questo caos politico-epidemiologico-istituzionale 10 mila persone, in maggioranza docenti, si sono dette ieri contrarie alla riapertura delle scuole prima di Natale in un sondaggio sul sito «La tecnica della scuola». ro.ci.