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De Mauro, l’università funziona se la scuola la sostiene

Va ricordata soprattutto la sua vocazione e attività di educatore: su questo sfondo può meglio comprendersi anche la sua attività scientifica

08/01/2017
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il manifesto

di Daniele Gambarara

Di Tullio De Mauro (Torre Annunziata, 31 marzo 1932 – Roma, 5 gennaio 2017) viene in questi giorni ricordata soprattutto l’opera scientifica. Certamente, l’apparizione nel giro di quattro anni di tre monografie tuttora fondamentali (Storia linguistica dell’Italia unita, Laterza 1963, Introduzione alla semantica, Laterza 1965, e la traduzione commentata del Corso di linguistica generale, Laterza 1967 – commento che dal 1972 accompagna il testo originale francese di Ferdinand de Saussure) faceva conoscere un ricercatore di rara potenza filologica e teorica, poi confermatosi in numerosissime altre opere importanti.

MA QUELLA CHE VORREMMO ricordare per prima è la sua vocazione e la sua attività di educatore, sfondo su cui va compresa anche la sua attività scientifica. Non solo nel senso ristretto di un professore universitario che evitava con cura di clonarsi nei suoi numerosi e diversi allievi, gettati presto fuori dal nido per seguire propri percorsi. Ma nel senso più generale di un insegnante, che pur lavorando nell’Università, e deprecando la mancata o cattiva attenzione rivolta a essa da parte dei governi che si sono succeduti, ricordava a tutti i suoi amici e ascoltatori che si deve prestare attenzione innanzitutto alla scuola: senza una scuola che funzioni bene, non si può avere una Università che funzioni bene.
La sua attività nelle associazioni di insegnanti, a partire dal Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti (Cidi), di cui è stato tra i fondatori a inizio anni ’70, a seguire con i Gruppi di Intervento e Studio nel Campo dell’Educazione Linguistica (Giscel), costituiti come gruppi all’interno della Società di Linguistica Italiana (Sli), di cui pure era stato fra i fondatori nel 1967.

PER IL GISCEL nel 1975 stende la prima bozza delle Dieci Tesi per l’educazione linguistica democratica, manifesto che chiede e indirizza una svolta nella politica educativa, che De Mauro diffonde con una presenza instancabile a convegni e manifestazioni di insegnanti in tutta Italia. Prepara opere per la scuola (Parlare italiano. Antologia di letture per i bienni della scuola media superiore, Laterza 1972; Scuola e linguaggio. Questioni di educazione linguistica, Editori Riuniti 1977; Guida all’uso delle parole, Editori Riuniti 1980), dirige la rivista «Riforma della scuola» (1983-1989) e spinge Mario Lodi a pubblicare Il mestiere di maestro (Editori Riuniti 1982).
Preoccupato dell’analfabetismo funzionale in Italia, raccoglie e interpreta dati sulla conoscenza da parte degli italiani della loro lingua, critica gli usi oscuri da parte delle pubbliche amministrazioni (nel 1993 collabora al Codice di stile delle comunicazioni scritte a uso delle amministrazioni pubbliche promosso dal ministro Cassese).
Avvia per gli Editori Riuniti la collana dei «Libri di base» e mostra un esempio di scrittura particolarmente aperta con dueparole. Mensile di facile lettura (Roma, 1989-1997, poi online), destinato a stranieri, immigrati, scolari con difficoltà di comprensione dei testi scritti, persone che non trovano testi adeguati alle loro capacità linguistiche. Il motto è «Non uno di meno».

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LA SCUOLA DI DE MAURO educatore, insomma, non è tanto canale di trasmissione di un Sapere (come ricordava bene in un’intervista apparsa nel 2011 su Alfabeta2 e poi su minima&moraliahttp://www.minimaetmoralia.it/wp/200mila-futuri-non-cittadini-ogni-anno-ovvero-unintervista-sulla-scuola/), quanto piuttosto bacino di esercizio e di consolidamento della democrazia, luogo politico per eccellenza.

COSÌ, È SU QUESTA convinzione che si innesta gran parte della sua attività politica ufficiale: l’assessorato alla cultura nel Consiglio regionale del Lazio (1976-1978), la scelta del ministero dell’Istruzione pubblica – invece di quello dell’Università e ricerca – nel secondo governo Amato (2000-2001), il lavoro di promozione della cultura e la diffusione e miglioramento delle biblioteche, ricordata di recente dall’Associazione Italiana Biblioteche.
L’educazione linguistica e la sensibilità per i problemi della comunicazione sono migliorati sensibilmente in Italia negli ultimi quarant’anni. Il nome sotto cui raccogliere tutti coloro a cui si deve questo progresso civile è quello di Tullio De Mauro.

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