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da Tuttoscuola - dopo gli Stati Generali

. L'agenda del dopo Stati generali 2. I nuovi protagonisti del dopo Stati Generali 3. Dagli Stati generali alla Finanziaria 2002: novita' sull'organico? 4. I riformatori garantiscono: "il tempo pie...

24/12/2001
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Tuttoscuola

. L'agenda del dopo Stati generali
2. I nuovi protagonisti del dopo Stati Generali
3. Dagli Stati generali alla Finanziaria 2002: novita' sull'organico?
4. I riformatori garantiscono: "il tempo pieno non saltera'"

1. L'agenda del dopo Stati generali

Il ministro Moratti, nella relazione conclusiva degli Stati generali
dell'EUR a Roma, ha annunciato l'avvio graduale della nuova riforma
del sistema scolastico a partire dal 1 settembre 2002.
Le modifiche che si prevedono non saranno ne' poche ne' semplici, e
potrebbero richiedere, per essere realizzate, molto tempo, forse piu'
di quanto previsto. Prepariamoci dunque ad un'altra lunga stagione di
gestazione del cambiamento.
Ma riepiloghiamo i pilastri della nuova riforma:
a) Definizione del nuovo sistema di educazione, comprensivo del
sistema di istruzione e del sistema di formazione professionale, con
diritto-dovere al successo formativo fino a 18 anni.
b) Il nuovo sistema di formazione professionale - che rappresenta la
punta di diamante del progetto Bertagna - in connessione con il mondo
del lavoro e dell'economia.
c) Nuovi ordinamenti per tutti i diversi ordini di scuola.
d) Nuovi curricoli d'insegnamento, secondo i principi dell'art. 8 del
Regolamento sull'autonomia scolastica (Dpr 275/99): verra' superata
l'attuale fase transitoria (che consente di mantenere i programmi
didattici dei vecchi ordinamenti nella misura dell'85% e di attuare un
proprio curricolo d'istituto nella misura del restante 15%).
e) Nuovo sistema di valutazione.
f) Sistematizzazione dei laboratori di istituto o di rete.
g) Piano di riconversione e di formazione del personale.
h) Definizione dei piani di studio per la formazione iniziale a
livello universitario degli insegnanti.

2. I nuovi protagonisti del dopo Stati Generali

La lista delle cose da fare e' dunque molto lunga. E i soggetti
coinvolti per l'attuazione della riforma del sistema formativo non
saranno solamente quelli tradizionali: governo, parlamento, e, con
ruolo consultivo, i rappresentanti delle forze sociali e associative.
Entrano infatti in campo per la prima volta, e a pieno titolo, le
Regioni che, per effetto della legge costituzionale n. 3/2001, hanno
ora competenza anche in materia scolastica (mentre quella in materia
di formazione professionale e' da sempre esclusiva per le Regioni).
Sull'istruzione lo Stato non ha piu' potere esclusivo, se non nel
dettare i principi generali; il precedente potere lo deve ora spartire
con le Regioni, che hanno potesta' concorrente.
La riforma della scuola non riguarda dunque solamente il ministro
dell'istruzione e non potra' essere certamente un fatto quasi interno
della sola maggioranza: non vi potra' essere passo alcuno senza il
concorso delle Regioni. Una complicazione in piu' per il ministro
Moratti che dovra' vedersela con i Ghigo, gli Storace, i Galan, i
Formigoni, insomma con i vari governatori delle Regioni italiane:
confronti istituzionali e tavoli politici su tutta la materia, ha
detto il presidente Ghigo.
Portare a sintesi le posizioni dei numerosi protagonisti sara' forse
cosa piu' difficile della stessa individuazione dei contenuti di
riforma. Abituiamoci quindi a sentir parlare molto nel corso del 2002,
anche a proposito di scuola, della Conferenza Stato-Regioni.

3. Dagli Stati generali alla Finanziaria 2002: novita' sull'organico?

Gli organici del personale docente, secondo la Finanziaria 2002
definitivamente approvata dal Senato il 22 dicembre, verranno d'ora in
poi determinati "sulla base del numero degli alunni iscritti, delle
caratteristiche e delle entita' orarie dei curricoli obbligatori
relativi ad ogni ordine e grado di scuola", e di altri elementi
riferiti al territorio, al sostegno, alle condizioni di funzionamento
della scuola.
Quell'"obbligatori" colpisce. Fra questa previsione della nuova legge
e il progetto presentato agli Stati generali sembra esserci qualcosa
che stride. Infatti, dal "combinato disposto" della nuova finanziaria
e del rapporto Bertagna - che prevede una dotazione oraria
obbligatoria di 25 ore contro le attuali 30 - potrebbe apparentemente
derivare una variazione dell'organico. Vediamo perche'.
Il prof. Bertagna nella relazione agli Stati generali ha affermato che
"contro un organico attuale costruito su 12.700 ore di lezione in 13
anni, la nostra ipotesi ne garantisce 13.500 in 12", lasciando
intendere che gli organici dei docenti verrebbero costruiti sulla base
della somma degli orari obbligatori e di quelli facoltativi. Questa
interpretazione riemerge nella slide n. 8 della stessa relazione
(media delle ore di lezione per gli studenti della scuola media),
nella quale si fornisce un eloquente esempio, precisando che con la
situazione attuale della scuola media vi sono annualmente 1.089 "ore
su cui si costruisce l'organico", mentre con la proposta del Grl
(gruppo ristretto di lavoro) "l'organico si fa su 1.125 ore di
lezione", che sono la somma di 825 ore annuali di curricolo
obbligatorio e di 300 ore annuali di facoltativo.
Dalla proposta del Grl sembrerebbe dunque che l'organico sia destinato
ad aumentare, mentre la legge finanziaria 2002, se il curricolo
obbligatorio si dovesse davvero abbassare a 25 ore settimanali contro
le attuali 30, lo farebbe invece ridurre. Staremo a vedere.

4. I riformatori garantiscono: "il tempo pieno non saltera'"

Il tempo pieno della scuola elementare non saltera'. Parola del prof.
Bertagna agli Stati generali e del sottosegretario Aprea in un
dibattito televisivo con l'ex-ministro Berlinguer.
L'affermazione e' chiara e rassicurante. E tanto basta, anche se i
numeri addotti a conferma non riescono proprio a dimostrarlo.
Aggiungiamo un altro elemento alla discussione. L'art. 130 del Testo
unico sulle norme della scuola (decreto legislativo 297/1994) prevede
che per il tempo pieno "l'orario settimanale, ivi compreso il
"tempo-mensa", sia stabilito in quaranta ore".
Quel "40 ore" e' un dato di unita', non una somma di parti. Sta qui la
differenza logica del dibattito e del contrasto interpretativo.
Nella spiegazione che ne da' Bertagna il tempo pieno della proposta
sembra essere la risultanza di pezzi separati di offerta: le 25 ore
obbligatorie da una parte piu' le 10 facoltative di laboratorio
dall'altra. La mensa diventerebbe una conseguenza separata, prevedendo
che i Comuni "anche in base al nuovo Titolo V della Costituzione,
rinegozieranno con lo Stato l'attuale gestione di queste ore". In ogni
caso la garanzia che e' stata ripetutamente offerta dovrebbe
rassicurare le famiglie che utilizzano questo servizio.