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Da domani si torna a scuola ma è scontro tra regioni e governo

Fino all’ultimo minuto il pressing dei governatori sul ritorno in classe, ma il ministro Bianchi non cede. Decisioni in ordine sparso: caos-ordinanze in Campania, Calabria e Sicilia. Anche i sindacati per la Dad, contrarie invece le famiglie

09/01/2022
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il manifesto

Andrea Capocci

Nessuna tregua sulla scuola. Il pressing dei governatori sul ministero per un rinvio del rientro a scuola è durato fino all’ultimo minuto senza trovare ascolto presso il ministro Bianchi. C’è chi ha tenuto il punto, come il presidente della Campania Vincenzo De Luca. L’ordinanza pubblicata nella serata di venerdì sospende l’attività in presenza per le scuole dell’infanzia, primarie e medie della Campania, con didattica a distanza fino al 29 gennaio. Il provvedimento di De Luca è stato imitato in varie forme da enti locali di mezza Italia. In Calabria, l’apertura delle scuole è stata rimandata al 17 gennaio da parte di decine di comuni, tra cui Reggio. Negli altri capoluoghi tutto riparte come previsto.

In Sicilia, ogni livello amministrativo va per conto suo. Il presidente Musumeci ha modificato il calendario scolastico allungando di tre giorni le vacanze natalizie per tutti. A Messina il sindaco Cateno De Luca ha chiuso le scuole fino al 23, con il plauso della Asl locale e del collega siracusano, che si è tirato dietro tutti i sindaci della provincia. Anche nel palermitano fioccano le ordinanze comunali di rinvio, con durate variabili dai 3 ai 12 giorni. Sospensioni anche nel Lazio, nei paesi di Genazzano, Artena e Bellegra, contro cui nulla può il presidente Zingaretti: era stato lui il primo a derogare alle direttive di Bianchi, con un mini-rinvio del rientro in classe dal 7 al 10 gennaio. Molte scuole del Lazio, va detto, avevano già provveduto in autonomia, predisponendo sin dallo scorso anno un recupero di un giorno a fine anno scolastico.

NELLE ALTRE REGIONI, il calendario fissato sembra tenere nonostante i mugugni di molti governatori. Il presidente della Puglia Emiliano, per esempio, si dice d’accordo con Musumeci e De Luca ma non prende provvedimenti: «Non ci sono i presupposti giuridici», dice a ragione l’ex-magistrato. Comuni e Regioni possono derogare alle direttive nazionali sulla scuola solo in zona arancione o rossa e la Puglia è «bianca». Sulla base di questa norma, il ministro Patrizio Bianchi ha annunciato un ricorso contro De Luca e gli altri ribelli che avrà facile vittoria. Ma che rischia di essere superato dagli eventi. Dalla prossima settimana, infatti, Sicilia e Calabria saranno probabilmente in zona arancione, e gli amministratori locali avranno facoltà di disporre a piacimento delle scuole. Tutto da seguire, invece, il conflitto con De Luca, che ha dalla sua l’appoggio dei presidi della Campania: «Come Associazione avevamo chiesto due settimane di didattica a distanza, quindi siamo in linea con la decisione del presidente De Luca ma ora vedremo che cosa succederà», dice il presidente dell’Associazione Nazionale Presidi Francesco De Rosa. Il ministro Bianchi ha ribadito la linea della scuola in presenza anche nell’incontro con i sindacati. In linea con le Regioni la richiesta della Flc Cgil: «Un provvedimento nazionale chiaro che ripristinasse per una fase transitoria la Ddi – è la posizione del segretario nazionale Francesco Sinopoli – sarebbe garanzia di una gestione responsabile e di un governo unitario del sistema scolastico ed eviterebbe la frammentazione e l’anarchia delle decisioni locali».

MA AL DI LÀ del calendario scolastico, denuncia Sinopoli, in questi giorni si raccolgono i cocci di un disinteresse per la scuola nato da lontano: «Si è finto per mesi che le misure di sicurezza non servissero più contro ogni evidenza logica e scientifica», ricorda il sindacalista. «Si è scelto di eliminare nei fatti il distanziamento e di tornare a classi in molti casi da 28 o 30 alunni. Si è scelto di risparmiare risorse sugli organici e destinarle ad altre misure diverse dalla scuola».

FAVOREVOLE alla riapertura il comitato «Priorità alla Scuola», che però non fa sconti alla politica del governo: «Se tutto resta aperto, non è comprensibile perché le sole scuole dovrebbero chiudere», fanno sapere. Il comitato, però denuncia «la rinuncia al tracciamento nelle scuole e al tracciamento generale prima del rientro a scuola dopo le vacanze promesso durante le vacanze da Figliuolo». Dal ministero giungono pochissimi spiragli. Il protocollo del 6 novembre, che prevedeva la Dad per tutti con tre casi in classe e per i soli non vaccinati con due, è stato modificato da una nuova circolare solo per le primarie: con due casi, andranno in Dad anche vaccinati e guariti. Sono appena il 3% del totale, quindi cambia poco: se la procedura era troppo complicata prima, con i numeri di oggi lo sarà anche di più.


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