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Crolla il lavoro per i laureati

Almalaurea ha analizzato l'effetto Covid sui primi 5 mesi del 2020. E non è finita

23/06/2020
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ItaliaOggi

Emanuela Micucci

E dire che stava andando bene. Prima del Covid-19. Maggiore regolarità degli studi, abbassamento dell'età alla laurea, più tirocini curricolari. L'indagine ultima del consorzio universitario Almalaurea sul profilo e la condizione occupazionale degli studenti universitari italiani dipingeva per il 2019 un quadro in netto miglioramento rispetto agli anni precedenti (www.almalaurea.it). In questo panorama, però, si è abbattuto il coronavirus. Giù del 9% l'occupazione dei laureati, crollo delle richieste di curriculum e annunci di lavoro. Almalaurea anticipa, anche alcuni dati sui primi 5 mesi del 2020, quelli in cui l'effetto della pandemia da covid ha iniziato ad abbattersi anche sui laureati.

I più colpiti sono i neolaureati. Precipita di ben 9 punti percentuali rispetto alla rilevazione 2019 l'occupazione di chi si è laureato un anno fa, percentuale che si ferma al -1,6% per chi ha una laurea magistrale. A un anno dal conseguimento del titolo il tasso di occupazione, infatti, è adesso del 65%, che diventa il 69,1% tra gli uomini e il 62,4% tra le donne, a differenza dello scorso anno quando era rispettivamente del 77,2 e del 72,2%. A pagare il prezzo più alto della crisi da covid, dunque, sono i più giovani e le donne.

Si conferma il divario territoriale con un'occupazione del 71,4% per i laureati di primo livello residenti al Nord e del 56,5% per quelli del Sud: entrambi i dati in aumento rispetto all'80,6 e al 64,8% del 2019. Campanello d'allarme dai curricula presenti nell'apposita banca dati di Almalaurea. A gennaio si registrava, infatti, un +15% di curricula, oltre 100 mila. Per frenare a febbraio con -17,3% e precipitare a marzo con -45,1% e ad aprile con -56,1%. Tuttavia, a maggio, si è registrata una leggera inversione di tendenza, in coincidenza con l'avvio della fase 2, anche se il segno resta fortemente negativo al -55,8%.

Un calo di richieste di curricula da parte delle aziende che interessa tutti i tipi di corso, tutte i gruppi disciplinari e tutte le aree del Paese. Tranne i medici che hanno visto triplicare le richieste: dalle 9mila del 2019 alle 27 mila di inizio 2020. Non va meglio per gli annunci di lavoro sulla bacheca di Almalaurea. Se a gennaio erano il +6,5% rispetto all'anno scorso, pari a 5.920, da marzo è iniziata la caduta in picchiata: -31,6%, che poi divento un -53,2% ad aprile ed addirittura -64,2% a maggio.

Nell'emergenza sanitaria di questi ultimi mesi, «tutte le università hanno lavorato con grande passione, garantendo la continuità della formazione», spiega il ministro dell'università Gaetano Manfredi. Del resto, il 74,5% degli studenti dichiara di aver seguito la maggior parte delle lezioni grazie alla didattica a distanza durante il lockdown, quando sono state cancellate solo il 2% delle lezioni. «A differenza della scuola», osserva Ivano Dionigi, presidente di Almalaurea, «le università erano più preparate e in corsa si sono attrezzate».

Tuttavia, aggiunge, occorre «provare il più possibile a riprendere la didattica in presenza. Qui non si tratta solo di informare e di coltivare le competenze, ma di formare e trasmettere conoscenze». Anche perché il 17,7% degli studenti non è riuscito a seguire le lezioni per difficoltà di tipo tecnico, tra cui la mancanza di connessione o problemi con il computer.

Sebbene il 40,1% sia riuscito a sottendere gli esami in programma, ben il 36,5% ne ha sostenuto solo una parte.

Mentre il 21,8% non vi è riuscito per cause indipendenti dallo sua volontà, tra cui sospensione o cancellazione di sessioni di esame nel 13,6% dei casi. Ben la metà degli studenti, infine, pensa che l'esperienza vissuta per la pandemia avrà inevitabilmente ripercussioni sulla propria preparazione o comporterà un ritardo nel conseguimento della laurea. Manfredi riconosce che quanto fatto nel decreto Rilancio «non è sufficiente». «Arriveranno agli atenei nei prossimi giorni» i 20 milioni per i device e le connessioni degli studenti, annuncia.

Tuttavia, «se vogliamo aumentare gli studenti che vanno all'università ci vuole un intervento sul diritto allo studio più robusto» dei 1,4 miliardi di euro stanziati per università e ricerca. Non basta alzare il tetto della no-tax area, né i 40 milioni in più per le borse di studio. «Occorreranno investimenti ulteriori per la residenzialità degli studenti e risorse stabili».


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