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«Così è possibile lasciare gli alunni seduti per ore»

La psicologa Grimaldi Capitello: l’intelligenza adattiva, anche dei più piccoli, ci sorprenderà

10/09/2020
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Corriere della sera

MArgherita De Bac

ROMA «Le parole chiave sono distanziamento e sedentarietà, due fattori che potrebbero condizionare il sereno ritorno degli alunni a scuola». Al Bambino Gesù, dove Teresa Grimaldi Capitello è responsabile della psicologia clinica, in fase Covid hanno funzionato e sono tuttora aperti due sportelli per il contatto con le famiglie, bisognose di consigli sugli effetti della clausura.

Come può sentirsi un bambino seduto al banco per diverse ore?

«Distinguiamo per fasce d’età. Tra zero e 5 anni il movimento è legato e fa parte dell’apprendimento che si costruisce attraverso il gioco e la socializzazione. Parliamo infatti di “intelligenza psicomotoria”. Le conseguenze della mancanza di queste dinamiche possono essere la difficoltà a regolare le emozioni e lo sviluppo, quindi una maggiore aggressività o al contrario atteggiamenti di chiusura».

E tra 6 e 11 anni?

«Se c’è un disagio psichico che dipende da difficoltà di adattamento a scuola il bambino può essere portato a somatizzarlo, a esprimerlo con mal di pancia, vomito e nausea al risveglio e cefalea. È come mandare messaggi attraverso il corpo. È un processo tipico dei bambini delle elementari».

Il ritorno in classe viene vissuto con ansia?

«In tempi normali registriamo un picco di questi disturbi tra settembre e novembre, in coincidenza con la riapertura scolastica. Un fenomeno slegato dal Covid. Non è escluso che una difficoltà personale possa essere confusa con sintomi organici».

Gli adolescenti sono meno suscettibili?

«Alle medie il problema può dipendere dalle mascherine che limitano la capacità di identificazione delle emozioni sul volto e l’apprendimento sociale. Il ragazzo non capisce se l’altro scherza, se gli vuole trasmettere simpatia o antipatia. La mimica è ridotta, il sorriso resta nascosto».

Le scuole nell’epoca del Covid rendono più difficile la socializzazione?

«Non si può generalizzare ma teoricamente l’inclusione sociale è ridotta, pensiamo agli ingressi scaglionati e all’alternanza dei gruppi. Però vorrei dare un messaggio positivo. Le risorse dei ragazzi, anche dei più piccoli, sono tali da aiutarli a fronteggiare un cambiamento. La cosiddetta intelligenza adattiva».

La ricreazione sarà ridotta. È un guaio?

«È sicuramente un problema per i bambini non avere uno sfogo. Ricreazione e mensa sono un rituale. È come il pasto in famiglia. Si crea il senso della comunità e della condivisione, si impara a superare la selettività degli alimenti perché stare tutti insieme fa gruppo e i compagni danno l’esempio».

E la didattica a distanza?

«Deve essere accessibile per tutti gli alunni. Però quando la maestra fa il dettato essere in sua presenza è sicuramente meglio che stare a casa».


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