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Tagli, istruzione e soluzioni SCUOLA E SCIOPERI UNA VIA LOMBARDA di GASPARE BARBIELLINI AMIDEI Nella settimana che si apre, la scuola lombarda deve ritrovare una sua serenità. Siamo nel cu...

24/02/2002
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Corriere della sera

Tagli, istruzione e soluzioni

SCUOLA E SCIOPERI UNA VIA LOMBARDA

di GASPARE BARBIELLINI AMIDEI

Nella settimana che si apre, la scuola lombarda deve ritrovare una sua serenità. Siamo nel cuore dell'anno e ogni giorno perso ha un suo costo, destinato a incidere sul rendimento globale dell'istruzione. La contesa sul taglio degli organici, che ha provocato la proclamazione di uno sciopero regionale per il 6 marzo, deve essere risolta in tempi rapidi. Una revoca sarebbe un'ottima notizia. Ma c'è bisogno di una volontà diversa di Roma. Non è un buon segno che una protesta così massiccia si manifesti, prima in Italia, proprio nella Milano di Letizia Moratti, in un territorio che per tradizione appartiene a quella prospettiva pragmatica e moderna, cui pretendono di appartenere le proposte e le iniziative di questo ministro. Con molta evidenza ministro e professori lombardi non si sono intesi. L'obiettivo non può non essere quello comune della qualità dell'insegnamento. C'è quindi un fraintendimento da superare. Non si vede perché mettere in dubbio la lealtà intellettuale del ministro, quando afferma che in questa manovra di legge finanziaria si ispira a un riequilibrio fra i numeri del servizio e quelli dell'utenza e non a mediocri filosofie di risparmio nel pubblico bilancio. In parole povere il ministro dice che si riducono i posti per razionalizzare l'utilizzo degli insegnanti di ruolo e non per sottrarre energie didattiche che devono restare integre a vantaggio degli studenti.
I sindacati invece sono convinti che la scuola ne risulterà impoverita. Non si può progressivamente scivolare in una burocratica conflittualità delle cifre, come se ci trovassimo in una discussione fra capo del personale e un gruppo di addetti a una catena di montaggio. Almeno nella scuola la matematica non può diventare un'opinione. Fra chi condivide la decisione ministeriale si sostiene che alla riduzione delle cattedre corrisponderà un riordino del lavoro di quelle che restano. Chi giudica positivamente la manovra afferma che la qualità didattica potrà migliorare, con professori impiegati al meglio. Dall'altra parte si teme invece che le attività di laboratorio e di orientamento non avranno energie a disposizione e che tutto il tempo dell'istruzione verrà contratto.
Ci sono i margini per un riavvicinamento, visto che il ministero, in questi ultimi giorni, sta "tagliando i tagli". Non mi avventuro in questo labirinto tecnico, ma resto convinto della preliminare necessità di un totale cambio del metodo del contendere. Si deve arrivare a una sincronicità delle analisi operative, alzandosi ciascuno al di sopra della propria settoriale angolazione. Se comune è l'interesse a una scuola di qualità, non può essere divaricata la matematica che accompagna i ragionamenti. L'utilizzazione delle risorse sul territorio deve essere condivisa anche nella dinamica burocratica e contenutistica che la regola. La Lombardia ha bisogno che la nuova riforma si definisca in un clima pacato di informazione e di dibattito. La capacità di superare l'attuale momento e di evitare uno sciopero, che finisce sempre per esacerbare gli animi, avrebbe anche un valore simbolico. Se poi allo sciopero si arriverà, sarà bene che esso sia molto mirato alle sue motivazioni specifiche. E che sia milanese nello stile e nella concretezza, senza le recenti sbracature romane di altri cortei parascolastici molto noglobal. Una via goliardica e populistica agli slogan e ai caroselli poco giova ai sacrosanti diritti di lavoratori intellettuali che si aspettano finalmente un trattamento contrattuale europeo e una matematica burocratica coerente anche nella loro fatica sul territorio.


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