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Corriere-I costi delle riforme e quei segnali al Tesoro

I costi delle riforme e quei segnali al Tesoro Il giudizio positivo di Fini sulle parole di Bossi e il nodo delle risorse Ma quanta differenza c'era nel tono della voce, con quale trasporto Si...

06/04/2002
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Corriere della sera

I costi delle riforme e quei segnali al Tesoro

Il giudizio positivo di Fini sulle parole di Bossi e il nodo delle risorse

Ma quanta differenza c'era nel tono della voce, con quale trasporto Sirchia si era andato a complimentare con il vice premier, quale sollievo aveva avuto nel sentire quello slogan: "Le riforme non si fanno a costo zero". Perché sono molti gli esponenti del governo che hanno ripetutamente sollevato la questione in Consiglio, più volte hanno espresso le loro difficoltà, "stretti come siamo tra le logiche di bilancio e la necessità di portare avanti i progetti che abbiamo messo a punto. E come possiamo farlo senza fondi?". Come può fare la Moratti ad avviare la riforma scolastica "senza i nove miliardi di euro di cui ho bisogno?". Come può fare il Viminale a mettere in pratica il piano anti-criminalità senza i soldi necessari? "E senza soldi è impossibile attuarlo", dicono esponenti di An al governo: "Per questo a giugno si farà la manovra". A Bologna la considerano certa, da Roma Berlusconi non la esclude, il dicastero dell'Economia somiglia sempre più a un fortino sotto assedio.
E il ministro vorrebbe resistere, più volte aveva respinto l'assalto dei colleghi che gli chiedevano di allentare i cordoni della borsa, più volte aveva spiegato loro che "l'epoca delle manovre è finita", che "quei riti sono roba da prima Repubblica". Finora Tremonti ne ha fatto "una questione di principio e di prestigio", non è chiaro se da oggi ne farà anche una questione politica. Il punto è che da ieri persino il suo più fedele alleato pare essersi schierato dall'altra parte, perché il discorso pronunciato da Bossi al congresso di An era un esplicito messaggio a Berlusconi: "Non sono venuto a esaltare le cose fatte, ma a mettere in guardia dai pericoli. La coalizione è legata al cambiamento, e allora o cambiamo il sistema o verremo smantellati dal sistema".
Non è casuale la coincidenza tra la parola d'ordine lanciata dal Senatùr - "riformare riformare riformare" - e lo slogan coniato dal vice premier. E se è vero che "le riforme non si fanno a costo zero", è anche vero che - secondo rappresentanti dell'esecutivo - "la legge sull'immigrazione non potrà essere applicata se non verranno messi a bilancio i fondi necessari. Quei fondi al momento non ci sono". Insieme a Fini, Bossi ha posto la propria firma sotto quella legge, "e su quella legge - ha avvisato il capo leghista - non accetto sbandamenti". "Immaginate cosa accadrebbe se ci fosse una nuova ondata di criminalità legata al fenomeno dei clandestini? Scoppierebbe un putiferio nel governo", sussurra un dirigente di An: "Ecco perché la manovra serve".
Ecco perché ieri pomeriggio - prima di tornare al congresso - Fini era visibilmente soddisfatto per le parole pronunciate da Bossi: "Il suo è stato un intervento molto buono. Ha messo giustamente l'accento sulla necessità di andare avanti senza indugi sulla strada delle riforme". Così il cerchio si chiude. E se anche il Senatùr inizia a spingere, se il vice premier non è più l'unico a dar voce alle richieste di molti ministri, è chiaro che Berlusconi non può rimanere insensibile davanti alle pressioni. Per questo non esclude l'intervento, e poco importa se il Cavaliere riconduce l'ipotesi alla difficile fase congiunturale, poco importa se scarica le responsabilità su una "sinistra spendacciona" che ha sperperato le risorse nei due anni della passata legislatura, "anni di finanziarie elettorali".
Ora è il centro-destra a palazzo Chigi, "e An pone fin d'ora il problema", annuncia il vice premier: "Se sarà necessaria una variazione di bilancio per reperire risorse finanziarie, il governo la dovrà fare". Perché "le riforme non si fanno a costo zero", e ora è la Casa delle Libertà a dover tenere fede alle promesse.