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Corriere - Contratti pubblici, l'affondo del governo

Contratti pubblici, l'affondo del governo Sacconi: o si chiude entro martedì o si rompe. L'Ulivo: licenziamenti, pronti all'ostruzionismo ROMA - Quattro giorni per rinnovare i contra...

01/02/2002
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Corriere della sera

Contratti pubblici, l'affondo del governo

Sacconi: o si chiude entro martedì o si rompe. L'Ulivo: licenziamenti, pronti all'ostruzionismo

ROMA - Quattro giorni per rinnovare i contratti pubblici. "O ci si riesce entro martedì o si rompe", ha detto ieri mattina il sottosegretario al Lavoro, Maurizio Sacconi. E ieri ci sono stati già due incontri tra governo e sindacati. Uno a mezzogiorno e l'altro in tarda sera. Il negoziato è partito dai temi relativamente più facili, la cosiddetta parte normativa, sulla quale il governo ha consegnato un testo, mentre il nodo degli aumenti verrà affrontato da lunedì, con una riunione a oltranza con l'obiettivo di chiudere al massimo martedì. Da mercoledì, infatti, la Cgil sarà impegnata a Rimini col congresso, fino a sabato. E nella settimana successiva, precisamente il 15 febbraio, sono previsti lo sciopero generale del pubblico impiego e della scuola e la grande manifestazione nazionale a Roma, al Circo Massimo. Iniziative che il governo vuole evitare. Ma le distanze tra le parti sono forti, senza contare che la Cgil è poco disposta a compromessi. Ieri sera, però, il ministro della Funzione pubblica, Franco Frattini, ha annunciato ai sindacati che oggi, in consiglio dei ministri, chiederà più risorse.

IL NODO - I sindacati vogliono un miliardo di euro in più per il rinnovo dei contratti di tre milioni e mezzo di lavoratori. Questa somma, dicono Cgil, Cisl e Uil, serve per recuperare la differenza di oltre due punti tra inflazione reale e programmata nel biennio 2000-2001. Ma il governo ritiene che, in base all'accordo del luglio '93, dal differenziale da recuperare vada sottratta l'inflazione importata (aumento del prezzo del petrolio) che valuta in 1,3 punti. Resta un punto circa, ma più della metà, aggiunge il governo, è già coperto dai 357 milioni di euro stanziati dalla Finanziaria. L'esecutivo, quindi potrebbe offrire inizialmente altri 300 milioni di euro e, per chiudere martedì la partita, potrebbe arrivare al massimo a 500 milioni di euro, cioè la metà di quanto chiedono Cgil, Cisl e Uil. "Per il momento lo sciopero del 15 febbraio resta confermato", hanno ribadito ieri i capi delegazione Gian Paolo Patta (Cgil), Lia Ghisani (Cisl) e Antonio Foccillo (Uil). Vista la forte distanza che separa sindacati e governo, anche l'ipotesi di un'intesa solo con Cisl e Uil, escludendo la Cgil, appare prematura. Oltretutto il governo, per convincere Cisl e Uil a sottoscrivere un eventuale accordo separato, dovrebbe chiaramente sborsare molto di più di quanto il ministero dell'Economia, rappresentato nella trattativa dal sottosegretario Giuseppe Vegas, sia disposto a fare.
L'ARTICOLO 18 - La trattativa sul pubblico impiego si intreccia con lo scontro in atto sulle modifiche all'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori proposte dal governo. Alla vigilia dell'ultima tornata di scioperi regionali proclamata da Cgil Cisl e Uil (ieri è toccato a Lazio e Umbria, oggi si si fermeranno Trentino, Liguria, Veneto, Molise e Sicilia), il ministro del lavoro, Roberto Maroni, ha ribadito la disponibilità a riaprire il confronto "su tutto", con "tutti i sindacati che vogliono discutere senza diktat". Un atteggiamento condiviso dal presidente della Confindustria, Antonio D'Amato, che invita il governo "a non farsi condizionare dagli scioperi". Ma per Cgil, Cisl e Uil c'è poco da discutere: le proposte sull'articolo 18 vanno ritirate.
Della questione si sta occupando anche la commissione Lavoro del Senato, che sta appunto esaminando il disegno di legge delega sul mercato del lavoro con le modifiche all'articolo 18. Ieri l'Ulivo si è riunito e ha deciso la linea dura: verranno presentati almeno 60-70 emendamenti e si chiederà la soppressione delle norme sullo Statuto dei lavoratori. Se ciò non accadrà, ha annunciato il verde Natale Ripamonti, l'Ulivo farà "un'opposizione intransigente, compreso l'ostruzionismo", pur di non far passare il provvedimento. Un appello al governo a non intestardirsi sull'articolo 18 è venuto ieri anche dal presidente della Confcommercio, Sergio Billè.
Enrico Marro