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Coronavirus, tutti promossi? La preside: «Così gli studenti non faranno più niente fino a giugno»

Il condono per gli studenti? La preside Marini, istituto agrario Sereni di Roma: «Un boomerang, sia per il lavoro che stiamo facendo, sia per la motivazione degli studenti»

05/04/2020
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Corriere della sera

Valentina Santarpia

Tutti promossi? «Premesso che occorre attendere l’uscita della norma per capire bene cosa sia stato deciso, ma sarebbe un boomerang, rischiamo che da adesso alla fine dell’anno gli studenti non facciano più niente»: ne è convinta Patrizia Marini, preside dell’istituto agrario Sereni di Roma e presidente della rete nazionale agrari Renisa. Risponde dal suo studio a scuola, la scuola che non ha mai chiuso per continuare le attività zootecniche e agrarie indifferibili e a lavorare senza sosta per la macchina della didattica a distanza.
Cosa ci fa a scuola?
«Ho già fatto la gara sul Mepa per l’acquisto dei device, sto già radunando con la segreteria le informazioni per stilare una graduatoria perché gli apparecchi vanno consegnati ai più bisognosi. E abbiamo già consegnato molti tablet e computer in nostro possesso. Ma mi rammarico perché potremmo fare 100 cose in più, se solo avessimo la banda larga. Noi abbiamo la scuola in una zona periferica di Roma e ho dovuto fare un ponte radio col Cnr per collegarmi, le pare normale?».
No, per niente. Ma tutto questo lavoro dove a finire se i ragazzi tanto vengono promossi comunque?
«Non mi ci faccia pensare, per noi sarebbe proprio un brutto colpo. Ho attivato subito collaborazioni con l’università Bicocca per i laboratori, ho coinvolto Assoenologi, i professori si stanno veramente facendo in quattro per mantenere un livello alto di qualità delle lezioni».

Mi scusi se insisto, ma se comunque verranno tutti promossi, a che serve?
«Appunto. Rischiamo il burn out. Dopo questa grande fatica. Ho radunato i dipartimenti per cambiare programmazione, convocato i consigli di classe, rifatto i glh per trasformare la didattica a distanza in didattica tradizionale. I docenti si sono impegnati tantissimo per lavorare da casa, le segreterie per raccogliere le autorizzazioni, i ragazzi e le famiglie hanno fatto la loro parte... ripeto, ci metterebbe in crisi. Io capisco che la valutazione si cambiata, che la prima parte dell’anno avrà maggiore valore, ma va dato un premio ai ragazzi che continuano a impegnarsi, vanno stimolati dopo che hanno risposto al nostro appello».
E come si fa, in queste circostanze?
«È difficilissimo, anche perché non c’è un rapporto diretto, ma mediato da GSuite o da altre piattaforme. Quasi tutti hanno dimostrato grande senso di responsabilità, abbiamo rarissimi casi di chi non si connette, ma non è facile motivarli, soprattutto perché sono a casa già da un mese. Bisogna pensare a una valutazione differenziata, a corsi di recupero per chi non si è dato da fare, per chi approfitta di questo momento di confusione e difficoltà per non fare niente».
Quindi lei sarebbe più severa, se potesse?
«No, non voglio dire questo: non andiamo a bocciare chi è al limite della sufficienza, lo scopo della scuola non è bocciare, ma educare, e già questa esperienza è stata molto formativa per i ragazzi, però vanno pensati dei recuperi per chi è in difficoltà. E soprattutto va fatto sì che il diploma abbia un valore a tutti gli effetti».
Che cosa intende?
«Il nostro è un diploma finito, significa che permette agli studenti di andare a lavorare direttamente in azienda nel mondo dell’agroalimentare. E non vorrei che un giorno si sentissero dire che il loro diploma vale meno o non è ammesso perché è stato preso nel 2019-20, l’anno del coronavirus...non vorrei ci fossero i cosiddetti diplomi reietti».
Ma con le materie tecniche come si fa?
«Appunto: il mio pensiero va sempre ai ragazzi: bisogna insistere con la didattica online e dare strumenti sia ai dirigenti che agli studenti e far sì che la presenza e lo studio a casa abbiano un valore. Sappiamo che la didattica a distanza è soprattutto un supporto psicologico, ma è anche un momento di trasmissione di soft skills, competenze trasversali fondamentali, quindi stiamo spingendo per una valutazione su competenza. I ragazzi devono avere un diploma che abbia un valore».