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Coronavirus, anche se si tornasse in classe a settembre l’anno sarà salvo

Al ministero si lavora su tre scenari, spiega una fonte di primo livello in Viale Trastevere

20/03/2020
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la Repubblica

Corrado Zunino

ROMA - L'acuirsi della crisi clinica accelera i piani del ministero dell'Istruzione. "Credo che, come ha detto il premier Conte, ci sarà una proroga della chiusura delle scuole", ha dichiarato ieri mattina Lucia Azzolina, confermando le anticipazioni di Repubblica: venerdì 3 aprile studenti e docenti non torneranno in classe. Neppure lunedì 6. Per quanto tempo le scuole non apriranno?, è la domanda successiva e ricorrente. Con il decreto del 9 marzo il governo aveva indicato una chiusura lunga un mese, ma la ministra dell'Istruzione ora dice: "Non è possibile dare un'altra data, dipenderà dall'evoluzione di questi giorni. Riapriremo le scuole quando avremo garantita la sicurezza di studenti e personale".

Al ministero si lavora su tre scenari, spiega una fonte di primo livello in Viale Trastevere. Da alcuni giorni nei diagrammi di previsione è contemplato lo scenario 3, il più pessimista: gli studenti potrebbero non tornare più a scuola. Non vi sono - ad oggi - certezze che il contagio si esaurirà entro il 6-10 giugno, periodo in cui è prevista la chiusura dell'anno scolastico 2019-2020 nelle diverse regioni. Con un picco del virus a fine marzo potremmo liberarci del Covid-19 a metà maggio. Con un picco a metà aprile, i tempi di guarigione del Paese si spostano verso l'inizio di giugno. L'unico riferimento possibile, spiegano epidemiologici e statistici, è la Cina con i suoi cento giorni di inizio e fine delle positività. Da noi il primo contagio reso pubblico è del 29 gennaio scorso: con lo stesso "andamento cinese", che non è per niente scontato, la fine della crisi si potrebbe collocare intorno al 10 maggio. E questa data non può essere considerata uno spartiacque: anche la fase terminale del contagio andrà gestita con prudenza. La Cina, oggi virus free, mantiene ferma l'attività didattica in quasi tutte le scuole della nazione.

Vista la difficoltà di dare un'interpretazione univoca alla curva del "corona" - il balzo di ieri ha aumentato le preoccupazioni - , la ministra dell'Istruzione ha stabilito che la prima riunione per decidere il (breve) futuro dell'anno scolastico si terrà il 31 marzo. Per ora gli scenari condivisi con i dirigenti più importanti del ministero prevedono: un rientro dopo Pasqua (mercoledì 15 aprile), ad oggi il più improbabile; una riapertura tra il 4 e il 15 maggio e, infine, la soluzione del "non ritorno". Molti dirigenti scolastici stanno già ragionando tenendo conto di quest'ultima possibilità.

"L'anno sarà messo in sicurezza", ripete la ministra. E aggiunge: non prevedo allungamenti, non sarebbero giusti "per coloro che si stanno impegnando con le lezioni online". La richiesta, da oggi, è quella di spingere sulla scuola a distanza: "Se andrà bene, non servirà proseguire a giugno". Lunedì la task force insediata sul tema concluderà il monitoraggio. Si stima che il 25% degli studenti non sia raggiunto da alcuna lezione, soprattutto al Sud: connessione, difficoltà nei territori più colpiti (Brescia e Bergamo), mancanza di computer e iPad. Il ministero finanzierà le singole scuole per l'acquisto di decine di migliaia di device elettronici da consegnare casa per casa. Mille tecnici, a breve, interverranno per ripristinare le connessioni assenti e psicologi online parleranno con ragazzi stressati e demotivati. L'assenza di un orizzonte temporale e il carico eccessivo di compiti sul registro elettronico stanno affaticando le lezioni via internet: i ragazzi devono capire che sarà questo, con interrogazioni e verifiche a distanza e conseguente voto, il loro secondo quadrimestre nell'anno del contagio.


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