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Contro l’omofobia a scuola lezioni a dirigenti e prof

Agennaio via al piano delministero dell’Istruzione

02/11/2013
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La Stampa

Flavia Amabile

La lotta contro l’omofobia sta per arrivare nelle scuole. Il ministero dell’Istruzione sta predisponendo un piano nazionale in collaborazione con le Pari Opportunità e l’Unar, l’Ufficio antidiscriminazioni, che dovrebbe partire nei prossimi mesi. Il progetto è stato voluto dalla ministra dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza e dovrà entrare in tutte le scuole perchè anche dirigenti e professori facciano la loro parte in modo sistematico per contrastare l’omofobia che sta assumendo negli ultimi mesi toni sempre più drammatici. A dicembre verrà distribuito il volantino del progetto «Tante diversità, uguali diritti ». Da gennaio si partirà con la parte di progetto che riguarda specificamente le scuole. Si terranno seminari con i dirigenti del Miur e con i vertici degli uffici scolastici regionali.Quindi si proseguirà con i seminari con i dirigenti scolastici. Gli ultimi ad essere formati saranno i professori. Sarà un progetto articolato su diversi piani ma, a differenza di altre iniziative portate nelle scuole in questi anni, in questo caso si andrà a formare i vertici scolastici e i professori perché al Miur l’hanno capito: per lottare contro l’omofobia bisogna innanzitutto intervenire sugli adulti, prima ancora che sui ragazzi. All’inizio la formazione si terrà in una rete di scuole quindi, superata la prima fase di sperimentazione, si arriverà in tutte le altre. Alcune iniziative in realtà sono già partite. Un anno e mezzo fa il ministero ha inviato una circolare per chiarire ai professori che non possono far finta di nulla, che il loro ruolo è «accompagnare e sostenere» i ragazzi e che quindi ci si aspettano progetti dalle scuole. Sono stati creati diversi siti del Miur dove le iniziative già realizzate vengono pubblicate in rete, da «Smontailbullo» a «NoiSiamo- Pari». C’è un numero verde antibullismo che da qualche mese ha ricevuto istruzioni di monitorare in particolare il bullismo omofobico. A giudicare dai primi dati emersi non sembra che la scuola sia uno dei luoghi più discriminanti. «L’esigenza però è di condurre un’azione di sistema che parta dalla formazione delle figure apicali, cioè dirigenti del Miur e direttori degli uffici scolastici regionali», spiega Filomena Fotia, coordinatrice del tavolo Pari Opportunità del Miur insediato nel 2012. Si lavora su alcune direttrici fondamentali: l’educazione alla relazione con gli altri mettendo da parte le diversità, la formazione sui diritti riconosciuti a livello europeo, la lotta contro gli stereotipi linguistici. L’obiettivo del ministero è riuscire a far sì che i professori non possano più dire di non sapere nulla, di non essersi resi conto di quello che stava accadendo. Gli stereotipi, in particolare, saranno nel mirino. Nessuna tolleranza di fronte alle battute, anche quelle in buona fede. «C’è una sofferenza nel non poter essere sé stessi, vogliamo un modello di scuola inclusiva», chiarisce Filomena Fotia. Nessuna azione sarà obbligatoria, perché le scuole sono autonome e perché anche fra i docenti c’è chi non è d'accordo su queste iniziative. Il ministero però cercherà di fare in modo che battute e frasi omofobe quindi non vengano proibite ma diventino la base per una discussione. «Si farà formazione e sensibilizzazione a tappeto perché le scuole debbono essere degli strumenti nella lotta contro l’omofobia». Il modello da seguire è quello realizzato in altri progetti già partiti nelle scuole, dalle iniziative realizzate dalla provincia di Roma a quelle di associazioni come il Gay Center


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