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Conte convoca i ministri, il rebus scuola non si risolve

Nodo trasporti locali: il Cts propone parafiati e orari di ingresso in aula scaglionati. Gli enti locali: «Impossibile»

25/08/2020
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il manifesto

Adriana Pollice

Riunione ristretta, ieri pomeriggio a Palazzo Chigi, per fare il punto sulla scuola. Il premier Giuseppe Conte, appena rientrato da Amatrice, ha incontrato i ministri Lucia Azzolina, titolare della delega alla Scuola, Roberto Speranza (Salute), Paola De Micheli (Trasporti) e Francesco Boccia (Affari regionali) più il capo della protezione civile Angelo Borrelli e il commissario straordinario Domenico Arcuri. Il ritorno in classe è dietro l’angolo e le incognite sono tante. Dopo due ore, i ministri sono andati via senza rilasciare dichiarazioni: «Si è trattato di un tavolo tecnico, ne avremo altri fino al 14 settembre», la linea tenuta. A ruota, sono entrati i capi delegazione della maggioranza per discutere ancora di scuola (dalla distribuzione dei banchi alle assunzioni) e di migranti.

IN MATTINATA DAL MIUR era arrivato il riepilogo degli investimenti: 2,9 miliardi per lavori di edilizia scolastica, affitto di nuovi spazi, acquisto di arredi (2,4 milioni di banchi monoposto), incremento di docenti e Ata, formazione del personale, acquisto di strumenti tecnologici. La maggior parte dei banchi, tuttavia, arriverà tra metà e fine ottobre, mentre solo il 19 agosto il ministero ha pubblicato l’avviso per accedere ai 70 milioni destinati agli enti locali dal decreto Agosto per l’affitto di spazi e per l’acquisto, il noleggio o il leasing di strutture da utilizzare per il distanziamento nelle aule.

SUL TEMA TRASPORTI c’è stato nel pomeriggio un incontro interlocutorio con gli enti locali. Dal Comitato tecnico scientifico non sarebbe arrivato alcuno sconto: un metro di distanza sui mezzi locali con obbligo di mascherina. Per aumentare la capienza restano l’utilizzo di separatori e orari scolastici scaglionati. Per quanto riguarda i separatori (spiega il campano Fulvio Bonavitacola, che coordina gli assessori regionali ai Trasporti) il Mit ha predisposto una bozza di circolare per le barriere parafiato. Ma non è stato ancora individuato il materiale né la certificazione sanitaria necessaria. Una soluzione, comunque non disponibile a breve, che non potrà applicarsi a metro e bus cittadini.

CAPITOLO ORARIO SCAGLIONATO: la scelta è rimessa ai singoli istituti e ai tavoli regionali e provinciali, senza indicazione nazionale. Le regioni hanno fatto presente che gli ingressi cadenzati, soprattutto per quanto riguarda gli spostamenti extraurbani, non è una soluzione vista l’impossibilità di adeguare i servizi in tempi rapidi. Alcuni enti hanno fatto ricorso al noleggio dei bus turistici ma ci sono le procedure di affidamento da superare più il problema delle risorse da stanziare. Due temi che richiedono un intervento del Mit e il tempo stringe.

LE SCUOLE APRIRANNO il primo settembre per i corsi di recupero e il 14 per la didattica in presenza ma alcune regioni hanno scelto date differenti: si torna in classe il 7 settembre a Vo’ Euganeo (dove partì la prima «zona rossa»), per ultime Calabria e Puglia il 24 settembre. Ieri sono cominciati i test sierologici, volontari e gratuiti, per i docente e il personale scolastico (Lazio e Toscana le apripista la scorsa settimana). La struttura di Arcuri ha reperito 2 milioni di test. Lo screening dovrà concludersi una settimana prima dell’inizio delle lezioni. In caso di positività verrà effettuato il tampone.

Anche questo tema solleva dubbi. «La disponibilità dei medici di famiglia a eseguire i test sul personale scolastico è un dovere morale»: è la posizione di Domenico Crisarà, vice segretario della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg). Il sindacato ha dato formale adesione allo svolgimento dei test: «L’accesso agli studi deve essere fatto seguendo procedure di sicurezza. Il rischio è pari a qualsiasi altra visita a persone asintomatiche. Tuttavia, non tutti i medici sono stati già dotati del kit per fare il sierologico».

UNA POSIZIONE NON CONDIVISA da tutti. «Sbagliato scaricare su di noi il compito – ribatte Francesco Esposito, segretario generale della Federazione italiana sindacale medici uniti (Fismu) -. Il ministero dovrebbe vagliare l’ipotesi di usare le Usca (Unità Speciali di Continuità Assistenziale ndr) per fare i test o locali dedicati nelle scuole. Abbiamo già pagato un tributo pesante anche in termine di vittime, non ripetiamo gli errori di marzo». Infine, dubbi anche dall’Anief: «In Germania sono già 150 gli istituti chiusi dopo la ripresa delle lezioni, a inizio agosto. Un paese che ha tra i 1.500 e i 2.000 contagi al giorno. E in Italia stiamo quasi a quota 1.500».


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