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Consiglio di Istituto addio. Cambia la rappresentanza

Approvato il testo sulla governance scolastica.I singoli istituti avranno piena autonomia

28/09/2012
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l'Unità

Mario Castagna

Potrebbe finire presto l’era dei famosi «decreti delegati» del 1974 che sino ad oggi hanno regolato la vita scolastica di milioni di studenti ed insegnanti italiani. Infatti la commissione cultura della Camera ha approvato mercoledì in via definitiva il testo di legge sulla governance delle istituzioni scolastiche che rivoluzionerà gli organi collegiali a cui siamo stati abituati sin dalla soglia di ingresso delle aule scolastiche. Consigli di classe, consigli di circolo, consigli d’istituto, collegio dei docenti, comitati studenteschi potrebbero diventare d’ora in poi ricordi d’infanzia, memorie di un tempo che fu. Il principio generale che regolerà la vita delle comunità scolastiche sarà l’autonomia dei singoli istituti che avranno ampia facoltà di scelta sulle modalità di governo e di gestione, sebbene dovranno attenersi ad una serie di principi generali. Organo principale di governo delle scuole sarà il Consiglio dell’Autonomia, che sostituirà l’attuale consiglio d’istituto. Questo disegno di legge ha avuto una vita piuttosto lunga e tormentata. Presentato inizialmente dall’on. Valentina Aprea, quando ancora era il sottosegretario del ministro Gelmini, più volte è arrivato alla discussione alla Camera e più volte è stato stoppato per un ulteriore approfondimento. Dopo una lunga gestazione, questa settimana la commissione cultura di Montecitorio ha finalmente dato il via libera alla legge che passa ora al Senato per l’approvazione definitiva. Molti gli emendamenti che sono stati approvati e che accolgono tanti rilievi che negli scorsi mesi avevano fatto studenti, docenti ma anche il personale tecnico ed amministrativo. Quest’ultima componente, nella prima versione della legge, addirittura non aveva neanche il diritto a sedere nel Consiglio dell’Autonomia. Un altro significativo miglioramento è l’obbligo della presenza paritetica di studenti, docenti e genitori nel nuovo organo di gestione. Rimane in vigore invece la novità più grande, e anche la più discussa: l’ingresso di due esterni alla scuola all’interno del consiglio. Il disegno iniziale prevedeva un ruolo molto importante di questi privati, mentre nell’impianto uscito fuori dalla commissione cultura, questo ruolo viene attenuato, sebbene tanti studenti denuncino ancora perplessità: «Seppur il ruolo dei privati esterni sia stato ridimensionato, rimangono presenti in ruoli nevralgici, come nei nuclei di autovalutazione che diventeranno molto importanti nella gestione della offerta didattica della scuola» dichiara Roberto Campanelli, coordinatore dell’Unione degli Studenti «quello che esce fuori è soprattutto un testo confuso, in cui non si capisce bene il ruolo che i privati dovrebbero avere nella scuola. Ma la cosa più grave è l’abolizione di alcune norme che avevano garantito fino ad oggi i rappresentanti degli studenti nei consigli di classe o le assemblee mensili di istituto autogestite dagli studenti». In effetti a mancare è proprio un disegno generale della partecipazione degli studenti alla comunità educante della scuola. Beniamino Brocca, storico sottosegretario democristiano alla Pubblica Istruzione, ci dice la stessa cosa: «manca uno spirito, manca un’anima a queste riforme. È normale che le forme della partecipazione degli studenti debbano cambiare, ma senza negare lo spirito dentro il quale erano state pensate». Il suo racconto è appassionante e alla soglia dei 70 anni dimostra una carica ineguagliabile: «La stagione nella quale erano nati i famosi “decreti delegati” è stata una stagione di grandi innovazioni. La scuola italiana è stata all’avanguardia per tante cose, basti pensare al tempo pieno. Da posizioni diverse, senza rinunciare alle proprie posizioni, si ricercava un punto di compromesso più alto, per il bene della scuola. Oggi quello spirito non esiste più». In effetti in quella stagione la scuola italiana dimostrò una vitalità enorme attraverso una serie di sperimentazioni che hanno segnato la storia dellapedagogia. Sebbene non esistessero Consigli dell’Autonomia gli spazi di partecipazione, libertà e sperimentazione erano veri e non dichiarati. Riuscirà questa nuova legge a ricreare quelle condizioni? Non ci è dato sapere la risposta, ma molti dubitano sia positiva. 


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