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Classi pollaio, mancano i fondi

Faro acceso sulla proposta del Movimento5stelle per riportare a 22 il tetto di studenti Classi pollaio, mancano i fondi

15/01/2019
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ItaliaOggi

Emanuela Micucci

Non ci sono i soldi. Lapidario il Dossier dei tecnici della Camera quando scrive che la proposta di legge per la riduzione del numero massimo di alunni per classe nelle scuole di ogni ordine e grado, presentata da M5S a Palazzo Chigi (n. 877 del 5 luglio 2018), manca dei finanziamenti previsti per attuarla non essendoci soldi sufficienti a causa degli accantonamenti stabiliti per i prossimi anni dalla legge di Bilancio del governo Conte appena entrata in vigore. Si infiamma, così, proprio sulle risorse economiche l'avvio dell'esame in Commissione Cultura.

La proposta di legge, prima firmataria la deputata pentastellata Lucia Azzolina, prevede la graduale diminuzione di un punto del rapporto alunni/docenti a partire dal prossimo anno scolastico 2019/20 ed entro il 2022/23, tornando così alla situazione in vigore prima del decreto legge 112 del 2008 dell'allora governo Berlusconi, che per ragioni finanziarie aveva disposto il ridimensionamento delle dotazioni organiche degli insegnati attraverso l'incremento graduale, fino a un punto, di quel rapporto per accostarlo agli standard europei. «Confermiamo quanto già prevede un decreto del presidente della repubblica del 2009: tutte le prime classi delle scuole di ogni ordine e grado non potranno avere più di 20 iscritti se presenti studenti con disabilità», spiega Azzolina, «negli altri casi, invece, il tetto massimo è di 22».

La proposta di legge stabilisce, inoltre, che entro 60 giorni dall'entrata in vigore della legge, si modifichi il dpr 81/2009 per definire nuovi criteri per la formazione delle classi, fornendo su questi alcune indicazioni generali. Tuttavia, il provvedimento sarebbe improponibile per la mancanza di soldi.

La pdl, infatti, quantifica i costi della riduzione degli alunni per classe in 338.500.000 euro per il 2019, 1.180.000.000 per il 2020, 1.715.100.000 per il 2012 e 2.130.000.000 dal 2022. Oneri a cui si provvede dal 2021 attraverso la corrispondente riduzione delle proiezioni per gli stessi anni dello stanziamento del Fondo speciale di parte corrente, iscritto per il bilancio triennale 2018/20 nel programma Fondo di riserva e speciali della missione Fondo da ripartire dello stato di previsione del Mef per il 2018, utilizzando parzialmente l'accantonamento dello stesso ministero. E, dal 2022, attraverso la corrispondente riduzione del Fondi per il finanziamento di esigenze indifferenti.

Ma, osservano i tecnici della Camera, in base alla tabella A della legge di Bilancio 2019 (L. 145/2018), «l'accantonamento relativo al Mef è pari a euro 58.819.000 per il 2019, 76.526.000 euro per il 2020 e 76.792.000 euro per il 2021». «Prima di entrare nel merito è del tutto pregiudiziale fare chiarezza col governo in merito alla possibilità di rinvenire fondi per una misura come quella in esame», sottolinea Valentina Aprea (Fi), chiedendo che «ministro dell'istruzione, o quantomeno il sottosegretario, intervengano ai lavori per fornire alla Commissione chiarimenti» sulla effettiva copertura delle spese.

A darle manforte Anna Ascani (Pd): «Sarebbe più utile se la Commissione impiegasse uno strumento diverso, ad esempio una risoluzione per impegnare il governo a trovare rimedio al problema delle classi sovraffollate: e preferibilmente dopo aver effettuato uno studio di fattibilità preventivo che verifichi l'attuabilità, in termini di risorse non solo finanziarie ma anche umane e strumentali».

E Paola Frassinti (Fd'I) ritiene che «non ci siano i presupposti perché il provvedimento possa mai diventare legge». Ferma nella difesa del provvedimento Azzolina, «altrimenti, tanto varrà chiudere la scuola pubblica, perché così non serve a nessuno».


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