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Classi piccole come bolle la ricetta danese fa scuola

In Germania il rientro è stato disastroso: contagi in 41 istituti in sole due settimane La Francia punta sulle mascherine. E la Spagna arranca senza delle vere linee guida

23/08/2020
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la Repubblica

Gabriella Colarusso

“Kids first”, prima i bambini, dicono i danesi: il governo ha riaperto le scuole già da metà aprile ed è deciso a mantenerle aperte anche ora che i contagi risalgono. Il premier inglese, Boris Johnson, ha definito “un dovere morale” riportare gli studenti in classe, anche se questo dovesse comportare la chiusura di un altro centro nevralgico della vita sociale britannica, pub e ristoranti. L’autunno è alle porte e l’Europa deve affrontare una delle conseguenze più gravi della pandemia, l’allontanamento dalla scuola di milioni di studenti. Non esiste un unico modello e non esiste il rischio zero, ma dai sistemi che già sono operativi si possono imparare alcune cose.

Della Danimarca si è parlato tanto perché è stato il primo Paese a ripartire con le lezioni in classe. Le mascherine non sono obbligatorie, ma le classi sono state divise in gruppi più piccoli che non hanno contatto tra loro, “bolle” che non si toccano. Molte lezioni vengono svolte all’aperto, per esempio nei parchi delle città predisposti per gli alunni in alcuni orari della giornata. Gli ingressi sono scaglionati e ci sono diverse entrate per ogni istituto, la sanificazione degli ambienti è quotidiana, i genitori non possono entrare se non in determinate circostanze, gli studenti devono mantenere la distanza di un metro. Ma soprattutto contano i test: se un alunno o l’insegnante è venuto in contatto con caso confermato, l’intera “coorte” va in isolamento e attende il risultato del test.

Nel Regno Unito le scuole hanno già riaperto in Scozia, l’Inghilterra dovrebbe seguire dal 1 settembre. Johnson non ha il potere di ordinare la riapertura, ma il governo insiste perché tutti gli studenti tornino tra i banchi e ha diffuso delle linee guida seguendo il modello danese delle “bolle”.

Se si verifica un focolaio in una scuola, questa dovrà mettersi in contatto con la propria agenzia sanitaria locale e potrebbe decidere l’isolamento per un gruppo di alunni. Francesi e belgi puntano invece sull’uso di mascherine. In Belgio le scuole riapriranno il primo settembre e i bambini con più di 12 anni dovranno indossare la mascherina. Anche in Francia saranno obbligatorie per tutti gli alunni che hanno più di 11 anni. Le scuole francesi riapriranno il 1 primo settembre: rispetto al protocollo elaborato dal governo a luglio, ora studenti e docenti dovranno indossare la mascherina anche se c’è la distanza di un metro. Il governo potrebbe accollarsi i costi per le famiglie meno abbienti, ma non c’è ancora una decisione.

In Germania a meno di due settimane dalla riapertura delle scuole ci sono stati contagi in 41 istituti. Le autorità locali hanno imposto quarantene e parziali chiusure delle classi e in alcuni casi di intere scuole, ma l’Istituto Koch, che monitora l’andamento della pandemia, sostiene che le scuole siano ancora luoghi “secondari” di infezione. I principali sono le famiglie e le case di cura per anziani. In generale in Germania non esistono le linee guida per tutti i land: alcuni hanno imposto l’uso delle mascherine, altri l’alternanza tra lezioni in presenza e lezioni online, in altre regioni gli studenti vengono testati ogni quattro giorni, anche se è un’opzione rara perché molto costosa. In Spagna la ripresa dei contagi unita alla mancanza di linee guida chiare per la riapertura delle scuole che dovrebbe essere il 4 settembre, ha spinto i sindacati a minacciare lo sciopero. Il 27 agosto ci sarà un vertice tra governo e regioni per stabilire cosa fare.


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