FLC CGIL
Testo CCNL Istruzione e Ricerca

http://www.flcgil.it/@3944683
Home » Rassegna stampa » Nazionale » Cellulari in classe, il divieto francese E Fedeli studia una via italiana

Cellulari in classe, il divieto francese E Fedeli studia una via italiana

«Proibiremo l’uso degli smartphone all’interno delle scuole elementari e medie». Emmanuel Macron lo aveva promesso in campa-gna elettorale e così sarà.

12/12/2017
Decrease text size Increase text size
Corriere della sera

«Proibiremo l’uso degli smartphone all’interno delle scuole elementari e me-die». Emmanuel Macron lo aveva promesso in campa-gna elettorale e così sarà. Lo ha annunciato domenica il suo ministro dell’Educa-zione Jean-Michel Blanquer: «Dal prossimo anno i telefoni andranno spenti appena superato il portone della scuola e non più solo a lezione». Più facile a dirsi che a farsi. Lo stesso ministro ha ammes-so che «si può avere biso-gno del cellulare per usi pedagogici o situazioni di emergenza». Una soluzione sembrerebbe quella di de-positarli in armadietti con la serratura, ma chi garan-tisce che i più furbi non ne tengano un altro in tasca? Anche da noi finora, in base alla circolare Fioroni del 2007, l’uso del cellulare in classe era vietato. Ma la ministra Valeria Fedeli la pensa diversamente e, ritenendo il semplice divieto «troppo drastico» (o comunque inutile, visto che uno studente su due ammette di usarlo), ha messo in piedi un tavolo di esperti che entro la fine di gennaio dovrà stendere delle linee guida per l’uso dei dispositivi personali a scopo didattico. «Il nostro obiettivo — spiega Carmela Palumbo del Miur — è individuare quelle pratiche innovative che alcuni istituti d’avanguardia hanno già sperimentato con successo e offrirle alle altre scuole». Basta con la contrapposizione fra apocalittici e integrati, il mondo digitale secondo Fedeli può diventare addirittura «il principale alleato della scuola di qualità». Non la pensa così il pedagogista Daniele Novara: «Autorizzare lo smartphone a scuola è come dare dell’acqua a uno che sta affogando. Ma lo sanno al Miur che i ragazzi non dormono più la notte per stare attaccati al cellulare? Ci sono fior di studi che dimostrano come l’uso della tastiera non attivi le stesse sinapsi della scrittura manuale. In parole povere, faccia funzionare meno il cervello». Che il cellulare possa essere un elemento di distrazione lo riconosce anche Dianora Bardi, membro dell’altro gruppo di lavoro del Miur, quello sulle pratiche innovative: «Ma siamo sicuri che a muovere la mano dei ragazzini sulla tastiera nascosta sotto il banco non sia la noia per un insegnamento solo frontale che ormai ha fatto il suo tempo?». «Non voglio demonizzare i telefonini — replica il pedagogista Raffaele Mantegazza — ma trovo banale questa rincorsa delle mode. Perché la scuola non pensa a recuperare pratiche in disuso come scrivere delle lettere? Oggi i ragazzi, abituati a WhatsApp, si dimenticano perfino di firmare il compito».