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Carta-Quattro-di Pierluigi Sullo

30 dicembre 2003 Quattro Pierluigi Sullo Buon anno a tutti noi [o quasi: a Berlusconi e alla sua banda no, niente auguri]. Guarda un po', nel 2004, oltre ai dieci anni dalla sollevazione indigena ...

31/12/2003
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Carta

30 dicembre 2003
Quattro
Pierluigi Sullo
Buon anno a tutti noi [o quasi: a Berlusconi e alla sua banda no, niente auguri]. Guarda un po', nel 2004, oltre ai dieci anni dalla sollevazione indigena zapatista nel Chiapas e ai dieci dalla prima volta che il padrone delle televisioni andò al governo [segnali uguali e opposti: liberismo all'italiana e antiliberismo all'indigena-globale] fanno cent'anni esatti dal primo sciopero generale che si sia mai fatto in Italia. Era il 1904, i sindacati dei lavoratori non erano ancora le grandi organizzazioni che sono oggi, e la Camera del lavoro di Milano cominciò uno sciopero ad oltranza, con assemblee di migliaia di operai all'Arena di Milano, scontri con le eterne forze dell'ordine [è l'ordine che cambia faccia e modi di fare, ma è sempre uguale]. In qualche giorno, accadde che lo sciopero si estese, piano piano, ad altre città e regioni, e arrivò fino in Sardegna.
Poi non andò tanto bene, come conclusione, ma per la prima volta i lavoratori italiani ebbero la sensazione di essere molti, organizzati e capaci di cambiare, anche solo per una settimana, il clima del paese. A quell'epoca, gli operai non votavano nemmeno, bisognava avere un certo reddito. Anche adesso non votano, o meglio, votano, anche se sempre meno, ma il gioco è truccato, il padrone delle televisioni spaccia a reti unificate spot da un'ora e venti [come la conferenza stampa di fine d'anno] e tutti i brunovespa fanno il coro. E d'altra parte, i sindacati sono sì grandi macchine organizzative, ma hanno un gran bisogno - come la Cgil dice e si dice - di ritrovare il ritmo di quel che capita nella testa e nelle tasche dei lavoratori. Gli scioperi dei tranvieri assomigliano terribilmente, e fortunatamente, a quel primo sciopero generale.
Allora, che cosa ci auguriamo, per quest'anno denso di anniversari? Be', per esempio che dalla faccia cialtrona del liberismo globale in Italia, cioè Berlusconi, cada l'ultimo velo. Ovvero, che la società civile attiva, i cittadini e i lavoratori, i giovani, la grande maggioranza del paese che si oppose alla guerra, metta in fila tutto quel che il governo ha fatto in questi tre anni, e ne ricavi l'immagine allo specchio di un mostro: il modo di vivere che i cialtroni-liberisti ci stanno imponendo.
Ecco una piccola parte dell'elenco: crollo del potere d'acquisto dei salari; diminuzione del lavoro con qualche garanzia ed esplosione del lavoro senza alcuna garanzia; attentati multipli al territorio e all'ambiente; saccheggio delle casse dei comuni, cioè delle comunità cittadine; scippi svariati ai danni dei servizi pubblici, come sanità, istruzione, trasporto pubblico; organizzazione della rapina, via banche e borsa, dei risparmi; attentati alla democrazia in forma di leggi Gasparri e simili; impunità in forma di leggi sul falso in bilancio, lodo Maccanico, e così via; incentivi alla finanziarizzazione acrobatica e truffaldina di grandi imprese, come Parmalat o Alitalia, il cui risultato è la minaccia ai loro dipendenti di perdere il lavoro; privatizzazione rapace di tutto quel che si può, dal patrimonio edilizio pubblico agli acquedotti; partecipazione a guerre illegittime con conseguenti perdite umane; sottrazione del diritto alla pensione a milioni di lavoratori; razzismo istituzionale che provoca, tra l'altro, la morte di centinaia di migranti nei mari; minacce di carcere a chiunque consumi sostanze dette "proibite"& Si potrebbe continuare.
Ora, il punto sarebbe, appunto, che tutte queste cose, che hanno suscitato ora un forum sociale, ora un girotondo, ora uno sciopero, andrebbero prese tutte insieme, connesse tra loro, fino a formare un'immagine, un ritratto, che è quello delle nostre Italie come non le vorremmo mai. Il che, forse, provocherebbe una precipitazione chimica, quel fenomeno un po' misterioso grazie al quale interi popoli, un bel giorno, dicono "basta". Accadde dieci anni fa, con il primo Berlusconi, quando il manifesto disse "si potrebbe", e centinaia di migliaia andarono a Milano il 25 aprile, e milioni a Roma in autunno per difendere le pensioni. Accadde cent'anni fa per il carovita. Accadde a certi indigeni dai nomi strani - tzotzil, tzeltal, tojolabal - dieci anni fa ne sud del Messico, e impressionarono il mondo. È accaduto poche settimane fa a un'intera regione, la Basilicata.
Quel 4 finale del prossimo anno porta bene. Vogliamo, tutti insieme, dire "basta"?