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Caos alla Normale di Pisa, si dimette il rettore criticato dagli studenti

Università. La polemica sulle politiche di promozione dei poli di "eccellenza": il caso della "Normale al Sud"

10/01/2019
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il manifesto

Madi Ferrucci

L’ormai ex rettore della Normale, Vincenzo Barone, ha dichiarato ieri le sue dimissioni e ha deciso di non presentarsi al Senato accademico per la votazione della mozione di sfiducia nei suoi confronti proposta dall’Assemblea degli allievi. Questi ultimi non erano però gli unici favorevoli alle dimissioni, come sottolinea lo stesso Senato in una nota diffusa ieri: «L’Assembela dei ricercatori degli assegnisti e del personale tecnico-amministrativo avevano già approvato dichiarazioni critiche rispetto all’operato della direzione e l’85% dei docenti della Scuola aveva sottoscritto appelli al rettore a rassegnare le proprie dimissioni».

L’INIZIATIVA DEGLI STUDENTI appare dunque tutt’altro che isolata. La richiesta di dimissioni ha origine dalla querelle riguardante la Scuola Normale Superiore Meridionale, un progetto che il direttore della Normale di Pisa avrebbe promosso senza consultare i colleghi e gli studenti della Scuola. «La nostra contrarietà riguarda soprattutto la modalità della proposta, un singolo non può arrogarsi il diritto di decidere senza aprirsi al dialogo con la sua comunità scientifica per una valutazione nel merito» afferma Michele Gammella, rappresentante studentesco. Tuttavia hanno ribadito la loro distanza dalle posizioni del sindaco leghista Conti, contrario alla realizzazione della scuola per una sorta di attaccamento campanilistico al nome della Normale, che rischierebbe di essere rubato dal Meridione.

«IO SONO DI CASERTA – prosegue Gammella – noi non siamo anti-meridionalisti ma l’intero dibattito dovrebbe essere rivisto alla luce della legge di bilancio approvata di recente. Che valutazione è stata fatta delle ricadute reali del progetto rispetto all’intero sistema universitario del Sud?». Di fatto la legge di bilancio prevede ancora questo progetto, anche se ormai la Scuola di Pisa è uscita dai giochi e non si parla più di donare alla nuova Università del Sud il prestigioso nome di «Normale».

SONO PREVISTI 93 MILIONI per la sua istituzione, come spiega la Cgil, spalmati fino al 2025, mentre i 40 milioni annunciati dal governo per l’intero fondo ordinario alle Università potranno essere disponibili solo dopo la verifica del bilancio dello stato prevista a luglio. In aggiunta è confermato anche per il 2019 il blocco alle assunzioni del personale. Il problema rimane dunque la logica in cui viene inserita la creazione di luoghi d’eccellenza: se con questa operazione si pensa di ovviare a un investimento più strutturale nell’intero sistema universitario, la nuova Università rischia di diventare una cattedrale nel deserto.

L’ASSEMBLEA DEGLI ALLIEVI in una nota diffusa il 12 dicembre scorso è stata molto chiara: «Negli ultimi dieci anni abbiamo assistito a uno smantellamento continuo del sistema universitario. L’apertura di nuove scuole di eccellenza estremizza questa logica di desertificazione. Siamo contrari a un sistema universitario bipolare, fatto di piccoli centri iper-finanziati e per pochi, e di grandi atenei ridotti al collasso per tutti gli ’esclusi’». Della stessa opinione anche il coordinamento universitario Link.

PIÙ CHE UNA VITTORIA della Lega dunque queste dimissioni rappresentano il conflitto tra il rettore e gli studenti, nato dall’opposizione al potenziamento dell’eccellenza che lascia indietro le politiche di investimenti di lungo periodo.


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