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Camusso:«Risposte ora o sciopereremo ancora»

La Cgil delle famiglie, dei padri e dei figli ha riempito ieri piazza San Giovanni a Roma. Il segretario generale chiede misure per i pensionati. e di fermare la legge dei «60 giorni»

28/11/2010
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l'Unità

Felicia Masocco

Futuro, lavoro, poter studiare», è chiedere troppo? Per Susanna Camusso sono parole che uniscono l’Italia. Uniscono gli immigrati sulle gru, i lavoratori sui tetti, gli studenti sulle torri, piazze del «paese vero» che ieri a Roma era ben rappresentato. È«l’altra Italia», dice la leader della Cgil dal palco e «non merita questa classe politica e questo degrado, non la giustizia dei potenti né l’esibizione di machismo ». Per questo la Cgil si è mobilitata e continuerà a farlo «abbiamo scioperato e continueremo a scioperare », dice Camusso, «lo faremo se non avremo risposte». Non è la proclamazione di uno sciopero generale come chiede la Fiom, mal’impegno a combattere per cambiare le cose. San Giovanni era gremita, le bandiere erano quelle della Cgil, sparute quelle dei partiti politici: un argomento in meno a chi (Bonanni, Bombassei) già alla vigilia puntava a etichettare, sminuendola, la manifestazione che è stata grande nei numeri, pacifica ma non rassegnata. Slogan e striscioni sono stati quelli del lavoro e dell’istruzione entrambi sotto attacco da una crisi che non ha precedenti e da un governo che l’affronta a modo suo. Cioè male. Ed è al governo che la neo leader della Cgil indirizza le critiche più dure. Ha cominciato dal precariato che condanna i giovani, ma non solo. A loro, ai flessibili per forza, Susanna Camusso ha dedicato il suo esordio di piazza da leader Cgil. Li ha cercati facendo la spola da un corteo all’altro, ha ballato con loro e con gli studenti, gli ha affidato gli striscioni di apertura. Sotto al palco c’erano i ragazzi della campagna “Non più disposti a tutto”, tra le mani cartelli del tipo: «Catena di supermercati seleziona 5 giovani per acquisire competenze come cassieri e scaffalisti, max 28 anni, stage 6 mesi. Rimborso spese». Falsi? No, autentici.

QUESTIONE GIOVANILE “Non +” è lo slogan sulla felpa indossata dalla segretaria quando sale sul palco. Un intervento a tutto campo ma è evidente l’attenzione ai giovani, studenti e lavoratori, e alla precarietà, un male che contagia: «costringe le famiglie a sostituirsi al welfare», preoccupa i pensionati che non solo vedono vanificate le conquiste ottenute con lotte e sacrifici, ma pragmaticamente sanno che se i giovani non pagano i contributi anche le pensioni in essere sono a repentaglio. È la primavolta che la «questione giovanile» nel combinato istruzione-lavoro primeggia nell’agenda di un sindacato e diventa perno di una piattaforma. Ci sono cose da fare subito: «Ognuno di noi deve dire ai precari che ha solo 60 giorni per impugnare contratti irregolari, le nostre sedidevono essere aperte, i nostri uffici pronti ad assistere chi viene messo, in solitudine, davanti alla scelta di cercare giustizia o rinunciare a un lavoro». Questo è l’effetto del collegato lavoro, «legge ingiusta e crudele». Susanna Camusso chiama in causa i ministri Giulio Tremonti: «Forse con i libri non si mangia,manoi nelle caverne non ci torniamo». Incalza Mariastella Gelmini: «Invece di fare appelli su YouTube, vada in Parlamento, ritiri il disegno di legge e apra un tavolo di confronto per una riforma condivisa». A Roberto Maroni dice che ci vuole una «gran faccia tosta » a dichiarare che c’è una legge che dice che i lavoratori irregolari che denunciano il datore avranno il permesso di soggiorno. «Non è possibile perché se lo fanno diventano clandestini». Quanto a Silvio Berlusconi «smetta di far finta di essere la vittima del mondo»: «In due anni e mezzoha solo parlato,manon ha fatto nulla per l’occupazione, il lavoro e il futuro». «Un’altra via è possibile» per la Cgil, «rimettendo il lavoro e welfare al centro». Nel comizio d’esordio Susanna Camusso non cita Cisl e Uil: indica nelle regole per democrazia e rappresentanza la soluzione per uscire dalle divisioni. «La Cgil è pronta a certificare i propri iscritti, a contarli uno per uno, non abbiamo paura», è il messaggio. Con lei, sul palco, membri della segreteria e Guglielmo Epifani: insieme alla fine cantano «Bella Ciao» con Susanna che lascia il leggìo e si unisce ai Modena City Ramblers