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Buona scuola, Renzi apre al Pd

Il premier: sì a modifiche ma salvare impianto riforma. Lo sciopero dei sindacati? «Fa ridere». Poteri dei dirigenti nel mirino, ridotte le deleghe al governo

21/04/2015
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ItaliaOggi

Salvaguardare l'impianto della riforma. E impegnarsi tutti a comunicare bene la portata della nuova scuola. Sono le indicazioni date dal premier, Matteo Renzi, ai deputati Pd nel corso dell'assemblea del partito sulla Buona scuola. Un provvedimento che da ieri è sotto il fuoco degli emendamenti parlamentari, oltre mille quelli depositati in commissione cultura alla camera, 600 solo quelli dei grillini, e contro il quale è stato proclamato per il 5 maggio lo sciopero dei sindacati scuola, il primo unitario dopo 7 anni.

Ma se con i sindacati Renzi continua a essere intransigente («il loro sciopero mi fa ridere, scioperano contro un governo che assume 100mila precari»), di fronte ai suoi parlamentari, in una fase tra l'altro molto delicata segnata dalle tensioni interne per la legge elettorale, apre invece alle modifiche.

Salvando l'impianto, dei miglioramenti si potranno fare, è il succo del lungo dibattito. Che ha sortito già i suoi primi effetti, dai poteri del preside alle deleghe c'è stato un sostanziale via libera alla relatrice del provvedimento, Maria Coscia (Pd), perché intervenga a rivedere l'articolato.

Si tratta, tra l'altro di punti chiave della riforma, su cui le critiche sono abbastanza trasversali agli schieramenti (si vedano gli interventi di pagina 35), e per i quali la riscrittura della riforma dovrà avvenire sostanzialmente nel corso dei lavori della VII commissione della camera. Si parte dal piano triennale dell'offerta formativa: non sarà deciso dal dirigente scolastico, ma proposto dal collegio dei docenti e approvato dal consiglio dei istituto. Il preside perderà anche il potere di valutare i docenti per il premio al merito: sarà un nucleo di valutazione esterno a farlo.

L'unico potere che resterà in capo al dirigente dei tre previsti dall'articolato governativo è la scelta dei docenti dagli albi territoriali: sul punto Renzi è stato intransigente. Ma anche in questo caso sembrano possibili degli aggiustamenti per garantire la «funzionalità» del sistema. Correttivi sono in ballo poi per i precari delle graduatorie di istituto (che dovrebbero godere di una corsia preferenziale nei prossimi concorsi, senza prova preselettiva, con una riserva del 40% dei posti e un punteggio congruo). Novità anche sul divieto di assegnare contratti di supplenza a chi ne ha già goduto per 36 mesi: il divieto così com'è dovrebbe saltare, la decorrenza dovrebbe scattare ex novo dall'entrata in vigore della legge, è il ragionamento prevalente, nella speranza che i precari continuino a lavorare intanto che fanno i concorsi. E poi le deleghe al governo: troppe e troppo generiche, è stato il rilievo. Delle 12 iniziali, almeno tre salteranno: sui dirigenti, sulla riforma della governance della scuola e sull'autonomia.


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