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British Council, licenziamenti anche a Milano: scatta lo sciopero

Insegnanti e impiegati dello storico ente per la prima volta incrociano le braccia. "Chiediamo garanzie al Governo inglese"

20/03/2019
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Il Giorno

da Il Giorno Milano

di Andrea Gianni

Milanoo, 19 marzo 2019 - Una «Brexit anticipata», sul terreno delle relazioni culturali tra la Gran Bretagna e l’Italia, mentre a Londra c’è ancora l’impasse sull’accordo per l’addio all’Ue. A farne le sperse sono 19 dipendenti del British Council in Italia, 10 solo a Milano, licenziati dallo storico ente che si occupa di promuovere scambi culturali e insegnamento della lingua inglese in oltre 100 Paesi del mondo. Per la prima volta dall’apertura del British Council impiegati e docenti incroceranno le braccia nelle tre sedi di Milano, Roma e Napoli: domani, giorno dello sciopero, si riuniranno in presidio dalle 13 alle 15, con i sindacalisti della Flc-Cgil, in via Croce Rossa, angolo via Manzoni, a pochi passa dalla sede, per chiedere il ritiro dei licenziamenti. «Il management - spiega Luigi Caramia, segretario nazionale Flc-Cgil con delega alle scuole non statali - intende far ricadere su docenti, amministrativi ed examiner una cattiva gestione che ha condotto l’istituto a una contrazione degli introiti e dei corsi. Vogliamo la garanzia che tutto quanto sta avvenendo non sia anche il prodotto della situazione politica internazionale e in particolare della Brexit».

Paul Sellers, direttore del British Council Italia, respinge un collegamento con la Brexit, e parla di una «riorganizzazione per migliorare la qualità del servizio» offerto agli utenti. «Incontreremo i sindacati e faremo le nostre proposte per i lavoratori - sottolinea - abbiamo già offerto incentivi per lasciare l’organizzazione e stiamo facendo il possibile per trovare una soluzione, anche nell’ottica della nostra necessità di controllare i costi». Partecipano ai corsi del British Council circa 10mila studenti all’anno. Gli introiti, però, secondo i sindacati sono calati anno dopo anno. E l’appello è rivolto alla Gran Bretagna. «Chiediamo al Governo inglese che cosa intende fare con il British Council in Italia - spiega Jessica Merli, della segreteria milanese Flc-Cgil - perché le azioni finora sono tutte nell’ottica di un ridimensionamento delle attività e degli investimenti. Una Brexit preventiva». A Milano, dove l’ente conta un centinaio di dipendenti (in Italia sono 173 a tempo indeterminato e 21 precari) la procedura di licenziamento collettivo è stata aperta per dieci persone che si occupano di attività amministrativa e anche dell’organizzazione dei corsi. La conseguenza, secondo Merli, potrebbe essere anche un ridimensionamento della biblioteca che garantisce 8.000 prestiti all’anno tra libri, video e materiale audio. Un punto di riferimento low cost per chi vuole avvicinarsi all’inglese.

Lo sciopero si inserisce in un periodo di acque agitate per gli enti culturali gestiti da Paesi stranieri. C’è un clima teso, per questioni contrattuali, tra i lavoratori del tedesco Goethe Institut. E i dipendenti dell’Institut français in Italia (Ifi) sono da tempo sul piede di guerra. Hanno scioperato contro Macron, per la prima volta dal 1949, chiedendo ordine in una giungla di contratti. «La situazione non ha sbocchi positivi - aggiunge Caramia - dopo le mobilitazioni, Ifi il 13 febbraio ha ribadito il suo no alla firma del primo contratto aziendale nazionale».