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Boschi: “Scuola in mano a sindacati non funziona. B. dice è dittatura? Lui sa”

Il ministro per le Riforme a Pescara per la campagna elettorale del candidato Pd Luca Ceriscioli torna a difendere il provvedimento sul sistema scolastico in discussione in Parlamento e risponde agli attacchi del leader di Forza Italia sulla nuova legge elettorale approvata dal Parlamento.

10/05/2015
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Il Fatto Quotidiano

“La scuola solo in mano ai sindacati non credo funzioni”. Maria Elena Boschi a Pesaro per un iniziativa elettorale in sostegno del candidato governatore del centrosinistra Luca Ceriscioli ha affrontato il tema della riforma del sistema scolastico in discussione a Montecitorio. E ha poi risposto alle critiche dell’ex Cavaliere e leader di Forza Italia: “Silvio Berlusconi dice che siamo vicini a una deriva autoritaria con l’Italicum? Lui ha esperienza. Ci siamo sentiti dire che il governo vuole una legge elettorale antidemocratica, che siamo ad un principio di dittatura“.

Ma se l’affaire riforma del sistema di voto è ormai un capitolo chiuso, almeno in Parlamento, per il governo il nuovo fronte che si apre è quello del ddl scuola. Davanti al candidato governatore che è anche insegnante di matematica, il ministro per le Riforme ha ribadito l’apertura alle modifiche del provvedimento sulla scuola: “Non è un prendere o lasciare, ma quello che non è accettabile è lasciare le cose come sono”. Boschi ha sottolineato l’importanza della “sfida del cambiamento” e ha rimarcato che “già nel lavoro fatto in Commissione molti aspetti della riforma sono stati modificati. Il ruolo del dirigente è stato attenuato, pur riconoscendo l’autonomia dei dirigenti che devono poter individuare l’insegnante più giusto per la loro scuola. Nel Piano dell’offerta formativa inoltre sono coinvolti anche i docenti, le famiglie e i ragazzi più grandi. Al Senato ora c’è un passaggio fondamentale, una sfida da cogliere insieme. Rinviamo tutto? No, non ci sto”.

Il ministro per le Riforme ha poi detto di volersi togliere “un sassolino dalla scarpa” a proposito delle polemiche che hanno accompagnato l’approvazione della legge elettorale in Parlamento. “Abbiamo visto l’elezione di Cameron in Gran Bretagna: ha vinto e ha ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi, con 36 per cento dei voti, non con il 51 per cento. Se il Pd avesse preso la maggioranza con il 36% sarebbe stato costretto a sottoporsi al giudizio dei cittadini nel turno di ballottaggio. Ma non ho sentito nessuno dire che in Gran Bretagna c’è una dittatura. Mentre si sprecano i commenti sull’Italicum”.

La Boschi ha poi difeso il processo di approvazione della riforma, negando che sia stato poco democratico. “Abbiamo discusso 14 mesi in Direzione, nella segreteria e nei gruppi parlamentari del Pd sulla legge elettorale. E’ evidente che su nessuna riforma si può trovare l’unanimità, ma non per questo ci si blocca. Si decide a maggioranza. Se il 90% dice che la legge va bene così, io rispetto il 10% che la pensa diversamente, ma forse sono loro che non rispettano l’opinione del 90%”.


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