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Bonaccini “Per la scuola servono soldi e coraggio Solo così il Paese riparte”

L’intervista al governatore dell’Emilia-Romagna

08/06/2020
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la Repubblica

Silvia Bignami

BOLOGNA — «Per la scuola 1,5 miliardi non bastano. Ne servono più del doppio». Oltre tre miliardi insomma. Da spendere soprattutto per «assumere i docenti»: «Tutti quelli che occorrono vanno presi».

Stefano Bonaccini, governatore dell’Emilia-Romagna e presidente della conferenza delle Regioni, scuote il governo sul rientro in classe. E dopo aver chiesto un incontro urgente a Roma sui nodi ancora da sciogliere, a nome di tutti i colleghi presidenti, avverte: «Sia chiaro che l’Italia non riparte davvero, se non riparte la scuola».

Governatore, per ora il governo ha stanziato 1,5 miliardi. La metà di quelli per Alitalia.

«Ecco, probabilmente alla scuola ne serviranno più del doppio. E a settembre le scuole devono riaprire regolarmente, con le lezioni in presenza. Lo dobbiamo ai genitori e soprattutto agli studenti. Stiamo facendo ripartire tutto e non possiamo lasciare che la scuola venga per ultima».

Eppure è così: la scuola è stata la prima a chiudere e sarà l’ultima a riaprire.

«Quel che deve essere chiaro è che istruzione e sanità sono i pilastri del Paese e devono essere alla base del patto per la ricostruzione. In Emilia-Romagna, dopo il sisma del 2012, nessuno perse un’ora di lezione nonostante le tante scuole inagibili. Si può fare. Educazione, competenze e ricerca devono essere considerati strategici, o si mette a rischio il futuro del Paese».

Torniamo alle risorse: perché quelle del governo sono poche, per le Regioni?

«Perché 1,5 miliardi servono solo per la spesa corrente. Ma le misure anti-contagio, a cominciare dal distanziamento, impongono più spazio e molti più docenti. Occorre agire su due piani: nell’immediato, per il prossimo anno, bisogna assumere tutti i docenti che serviranno. E ne serviranno molti più degli anni scorsi. Servono risposte su questo, nonostante il governo abbia già fatto un passo importante stabilizzando 200mila precari. Nel medio periodo, va avviato un piano pluriennale di edilizia scolastica che metta in sicurezza ogni istituto, da Sud a Nord. Nel frattempo, dove gli spazi non fossero sufficienti, possiamo contare sui luoghi della cultura e della socialità. Per farcela usiamo tutte le risorse necessarie».

E dove le prendiamo? Conte vuole usare i soldi che arriveranno dall’Europa per un investimento forte sulla scuola, ma arriveranno forse tra un anno. Non è tardi?

«Il problema dei tempi deriva dal fatto che siamo a giugno, e che la scuola deve ripartire a settembre.

Per questo dico che il tema dell’adeguamento degli edifici è di medio periodo. Se pensiamo alla progettazione di un piano di edilizia scolastica pluriennale — non al plexiglass tra i banchi, che non mi convince — allora sì, si può pensare a un massiccio ricorso ai fondi europei. L’importante è partire subito, proprio perché occorrerà tempo».

Le Regioni hanno chiesto un incontro al governo. Chi dovrebbe gestire i fondi per i lavori sugli edifici scolastici? Le Regioni o i Comuni, come alcuni chiedono?

«La Regione può avere un ruolo di coordinamento e programmazione degli interventi. La nostra proposta di autonomia regionale rispondeva proprio a questo problema: non una scuola regionalizzata, ma una programmazione regionale di tutta l’edilizia scolastica».

Pensa che le lezioni digitali abbiano creato nuove diseguaglianze?

«Durante il lockdown le nuove tecnologie hanno aiutato. E a proposito di questo, c’è un piano nazionale per la banda larga che va completato e per il quale il governo deve rimuovere ogni ostacolo. Ma la classe virtuale non può sostituire la presenza e la socialità perché ci sono territori scoperti e bambini tagliati fuori. Certo, andranno studiati tempi diversi, l’ingresso dovrà essere flessibile e le lezioni spalmate nella giornata, ma bisogna tornare in classe».

Romano Prodi ha detto di essere “angosciato” dal fatto che la scuola sia ferma. E di augurarsi che non siano i sindacati a bloccare le sperimentazioni per riaprirla.

«Comprendo la riflessione di Prodi.

Certo, è legittimo che i sindacati sollevino il tema della sicurezza per tutti. Ma lo abbiamo affrontato e risolto per le altre attività economiche e della socialità, non c’è ragione perché non lo si debba fare per le scuole».

Voi presidenti chiedete da tempo le linee guida per la scuola.

Perché ancora non ci sono?

«Il Comitato tecnico scientifico ha consegnato le proprie valutazioni, e così pure la task force sulla scuola guidata da Patrizio Bianchi, ex assessore regionale nella mia giunta. Ora il governo può definire le linee guida, che sono certo la ministra Azzolina vorrà condividere con Regioni e Comuni. Noi siamo pronti a collaborare al più presto, perché a settembre bisogna arrivare preparati. E sottolineo a settembre, perché io e Giovanni Toti abbiamo già detto, a nome della conferenza delle Regioni, che si dovrebbe votare alle regionali, previste in 6 Regioni, entro la metà di settembre.

Non alla fine del mese, come chiedono alcune forze politiche.

Altrimenti le scuole, tra seggi e sanificazione, aprirebbero addirittura a ottobre. E per me sarebbe surreale».


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