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Blocco delle assunzioni nella P.A.: esclusi gli enti di ricerca, non le università

Un semplice comma minaccia il futuro di 63mila precari degli atenei italiani

23/12/2018
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il manifesto

Giansandro Merli

Mentre il maxi-emendamento che riscriverà la legge di bilancio per recepire i diktat dell’Unione europea è ancora avvolto nel mistero e tarda ad approdare in Senato, le voci sul blocco delle assunzioni nella pubblica amministrazione iniziano a prendere forma. Il viceministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca Lorenzo Fioramonti (M5S) è stato costretto a precisare le conseguenze della misura sul reclutamento di atenei ed enti di ricerca.

«ALLO STATO ATTUALE le norme previste dal maxi-emendamento prevedono il comma 208-bis che parla di un blocco temporaneo per le assunzioni a tempo indeterminato fino al 15 novembre 2019 – ha scritto ieri su facebook – Fra gli enti citati vi sono anche le università. Non rientrano gli enti pubblici di ricerca». Mercoledì il presidente del Consiglio nazionale delle ricerche Massimo Inguscio aveva lanciato l’allarme chiedendo di escludere la ricerca dal blocco. Una situazione che sarebbe stata «paradossale» considerando i 30 milioni stanziati dal governo al Cnr. Le dichiarazioni del viceministro non hanno certo rassicurato i precari dell’università. Il 208-bis dovrebbe riguardare, secondo Fioramonti, «solo le assunzioni ordinarie riferite al 2019», escludendo gli assunti nel 2016 con contratti triennali non rinnovabili (ex art. 24. c. 5 della 240/2010), i nuovi posti derivanti da facoltà assunzionali di anni diversi e i bandi per piani di reclutamento straordinario o risorse premiali. E tutti gli altri?

L’FLC CGIL ha duramente criticato la misura, affermando che il blocco costituisce «un messaggio inequivocabile ai 63mila precari che oggi lavorano nelle università e che dopo anni di precarietà materiale ed esistenziale rischiano di essere definitivamente espulsi dal sistema». «Questo governo ci condanna ancora all’insicurezza sul nostro futuro lavorativo – ha detto invece Giacomo Cossu, coordinatore nazionale di Rete della conoscenza – mettendo al primo posto le politiche di austerità rispetto alle garanzie per i giovani».

I LEADER DEL GOVERNO continuano a cantare vittoria attraverso le dirette facebook, ma un semplice comma rischia di affondare contemporaneamente le promesse di nuove assunzioni nella pubblica amministrazione e quelle di stabilizzazioni all’interno delle università. Un cambiamento certo, ma in peggio