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Azzolina e le promesse irrealizzabili per classi pollaio e prof di sostegno

La ministra in diretta Facebook spiega che non ci sarà un provvedimento ad hoc per l’abolizione delle classi pollaio: «Contiamo sul calo demografico». Mentre annuncia 25 mila nuove cattedre di sostegno che i concorsi già varati non sono in grado di riempire

21/11/2020
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Corriere della sera

Gianna Fregonara e Orsola Riva

Niente da fare, l’abolizione delle classi pollaio che è stata una battaglia pluriennale della ministra Lucia Azzolina, «non troverà posto nella legge di bilancio». Ad annunciarlo è la stessa titolare di Viale Trastevere che via Facebook precisa che comunque «non per questo la misura è meno importante». Dunque non c’è un piano per aumentare il numero delle classi nelle scuole dove gli alunni sono troppo numerosi: niente rivoluzione nel prossimo anno scolastico. Ma il risultato di diminuire la densità degli studenti la ministra conta di ottenerlo a costo zero con un po’ più di tempo, ci vorrà qualche anno. Ecco come: a venire in aiuto è il calo demografico che nei fatti ha già svuotato le classi delle elementari (il numero medio di alunni non arriva a 19) senza ulteriori investimenti. Passando gli anni, anche alle medie e alle superiori. «Avevamo presentato una proposta di legge come M5S per limitare e diminuire il numero di alunni per classe - ha spiegato la ministra nella diretta -. Già nel 2020-21 non ci sono stati tagli nell’organico malgrado la denatalità e anche per l’anno scolastico 2021-2022 i tagli non ci saranno: quindi con un organico invariato, le 25 mila assunzioni sul sostegno e con un numero di alunni decrescente, nel corso di pochi anni riusciremo a ritornare ai parametri pre-Gelmini e quindi a non avere più classi così sovraffollate come adesso». Una promessa - quella di mantenere gli organici inalterati nonostante il calo demografico - che pare rivolta più a tener buoni i sindacati che a produrre un effettivo beneficio dove il problema del sovraffollamento realmente sussiste. E cioè alle superiori, dove spesso, soprattutto nelle grandi città, si formano classi prime anche da 30 alunni (contando, per sfoltirle, su abbandoni in corso d’anno e bocciature a giugno o a settembre). Senza un provvedimento ad hoc, ci vorranno anni perché la denatalità si traduca in un beneficio oggettivo anche per i ragazzi fra i 14 e 19 anni.

AAA, insegnanti di sostegno cercansi

La ministra nello spiegare come funzionerà il piano - sebbene ridimensionato rispetto alle aspettative create un anno fa quando la legge antipollaio era stata discussa in Parlamento - mette nel conto anche «le 25 mila assunzioni sul sostegno». In realtà gli insegnanti di sostegno non servono a questo. Ma certamente aiuterebbero il normale svolgimento del lavoro a scuola. Peccato però che anche in questi numeri - le assunzioni sono previste invece nella legge di bilancio - si stia giocando con le cifre e con i finanziamenti alla scuola. Intanto le nuove assunzioni a tempo indeterminato annunciate ieri sono spalmate su tre anni: l’anno prossimo arriveranno solo 5 mila docenti in più, per i successivi ventimila bisognerà aspettare altri due anni: 11 mila arriveranno nel 2022-23 e gli ultimi 9 mila nel 2023-24. Con buona pace delle famiglie degli alunni disabili alle prese ogni anno con la girandola dei supplenti assunti per un anno soltanto e per lo più in deroga al requisito della specializzazione. Del resto, al di là degli annunci, la ministra sa bene che di insegnanti di sostegno pronti per l’assunzione al momento semplicemente non ce ne sono. Le graduatorie degli insegnanti con il titolo di specializzazione su sostegno sono esaurite da tempo. Delle ventimila nuove cattedre che il Mef aveva autorizzato già per quest’anno a settembre se ne sono materializzate solo duemila: una su dieci. Era in corso prima del 4 novembre il concorso straordinario per 32 mila nuovi prof delle medie e delle superiori che è stato rinviato a primavera quando sperabilmente la pandemia potrebbe dare un po’ di tregua. In tutto per il sostegno sono in palio 5.669 posti, ma le domande presentate sono state meno della metà, perché pochissimi dei già pochi insegnanti «titolati» ad assistere gli alunni disabili possedevano il requisito richiesto per partecipare a questa prova riservata ai precari di lungo corso: almeno tre anni di servizio nelle scuole. E così a settembre 2021 se va bene arriveranno 2.500 insegnanti in più (per quanto la prova sia facilitata, ci sarà pure qualche bocciato) che non basteranno nemmeno a riempire i buchi dell’anno scorso A primavera - è vero - dovrebbe partire anche il concorso ordinario per 33 mila posti al quale finalmente potranno partecipare tutti coloro che si sono specializzati negli ultimi anni. Fra prova preselettiva, scritto e orale i primi docenti saliranno in cattedra a settembre 2022. Ma, al punto in cui siamo, per mantenere la promessa di 25 mila docenti di sostegno in più in tre anni (e ripianare i buchi del passato) bisognerebbe immaginare di riservare tutti i posti - anche quelli ordinari - solo al sostegno. A meno che il ministero non abbia in mente una soluzione ad hoc per gli insegnanti dei disabili (per esempio una stabilizzazione semi automatica di tutti coloro che hanno seguito i corsi universitari di specializzazione a numero chiuso, come proposto a suo tempo dal Pd): un’ipotesi che finora Azzolina ha sempre respinto in nome del dettato costituzionale che prescrive il concorso per l’accesso ai posti pubblici.