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Azzolina “Basta teledidattica a settembre voglio tutti in classe”

Intervista alla ministra dell’Istruzione

02/06/2020
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la Repubblica

Annalisa Cuzzocrea

ROMA — Ministra Lucia Azzolina, a settembre la scuola dovrebbe ripartire: con il distanziamento, con le mascherine, con misure igieniche adeguate. Cosa state facendo per renderlo possibile?

«Stiamo facendo tutto il possibile per riportare tutti, bambini e ragazzi, a scuola in presenza».

Senza didattica a distanza per i più grandi?

«È il mio obiettivo. Ovviamente il territorio nazionale è molto diverso, ci sono più di 8mila autonomie scolastiche e 40mila edifici. Noi daremo una cornice, delle linee guida e un pacchetto di strumenti .

Ogni scuola dovrà poi declinare come far ripartire l’anno».

Ma come garantirete il distanziamento?

«Giovedì ci sarà un tavolo a Palazzo Chigi, con il premier Conte, con il mio ministero, gli enti locali, un rappresentante delle famiglie, uno degli studenti, poi scuole paritarie, sindacati, disabili. Tutti insieme contribuiremo a trovare le risposte perché parliamo di misure che riguardano 30 milioni di italiani».

Come possono aiutare gli enti locali?

«Mettendo a disposizione sale comunali, orti botanici, parchi, teatri, cinema. Faremo degli accordi con loro e col terzo settore per fare in modo che la scuola riparta aprendosi al territorio. Quando non sarà possibile il distanziamento, porteremo gli studenti fuori. In altri Paesi europei già si fa».

Ci saranno i termoscanner agli ingressi delle scuole?

«Il comitato tecnico-scientifico ha già detto che non c’è bisogno. Dobbiamo responsabilizzare le famiglie. E dire che a scuola non si va neanche con 37 e mezzo di febbre».

E le mascherine?

«Gli esperti ne hanno consigliato l’obbligo. Vanno bene anche le visierine trasparenti, per vedere le espressioni dei bambini, penso ai più piccoli, l’importante è che abbiano un dispositivo di protezione».

Siete un po’ in ritardo con le decisioni, non crede?

«Stiamo lavorando con la situazione epidemiologica che conosciamo, ma spero che a settembre sia più rosea.

C’era un problema di risorse che abbiamo cominciato a risolvere con gli 800 milioni di euro sull’edilizia scolastica che ho già firmato. Nel decreto scuola abbiamo introdotto una norma che semplifica e permette di fare i lavori più velocemente».

Come recluterete i docenti che servono in tempo per la ripresa?

«Ci aiutano la digitalizzazione delle graduatorie provinciali e il meccanismo della call veloce, che consente di cercare fuori dalle Regioni in cui non si riescono a coprire le cattedre» ,

Parla di una cornice da declinare, ma ci dev’essere qualcosa che la scuola deve garantire a tutti.

«La sicurezza. Ho ricevuto una lettera di medici e infermieri dell’ospedale Covid di Tor Vergata che mi hanno ringraziata di averla messa al primo posto. Non si può dimenticare così in fretta cos’ha sofferto questo Paese».

No, ma si può pretendere di sapere come ricominciare. Ci sono 1,4 miliardi nel decreto Rilancio.

Quando il suo predecessore se ne andò ne erano stati stanziati 2. La buona scuola ne prevedeva 3.

«Quando sono arrivata ho scoperto 800 milioni garantiti dall’Europa che stavamo per perdere perché nessuno si era messo a scrivere i progetti. Lo stiamo facendo, avremo quei soldi e ne arriveranno ancora, ma per scoprire certe cose nei ministeri bisogna starci».

I presidi lamentano che con i 38mila euro a scuola garantiti non sarà possibile fare nulla. Siamo abituati a scuole dove manca la carta igienica, figurarsi la sanificazione. O gli spazi.

«Sono anche luoghi comuni. Tutto dipende dalla serietà delle persone che lavorano. L’autonomia è nata per rendere più efficiente il sistema».

E se lo avesse reso più diseguale?

«Io penso che se si lavora bene, l’autonomia serve eccome. Ci sono scuole che lavorano già con unità orarie flessibili di 40-45 minuti, che saranno utili in questo periodo».

Ma invece non teme ci possa essere una riduzione dell’offerta formativa per mancanza di spazi e di docenti? Meno ore di italiano, di matematica, di storia?

«Questa non è assolutamente un’ipotesi che il mio ministero sta considerando. Abbiamo il dovere di non lasciare indietro nessuno».

La didattica a distanza ha lasciato indietro molti.

«Abbiamo speso quasi 200 milioni. I monitoraggi che abbiamo fatto con i dirigenti sono positivi. So bene che non è il migliore dei mondi possibili, ma qual era l’alternativa? In più, ci sono state delle resistenze. Le diffide dei sindacati sono pubbliche».

C’è uno sciopero l’8 giugno contro la sua scelta di insistere per un concorso per i precari, la cui stabilizzazione potrebbe risolvere molti problemi a settembre.

«Ho ricevuto minacce. Anche di morte. Da quel che farebbero al mio “bel visino” a quel che farebbero della mia vita. Molti sono docenti. Uno è un sindacalista che scambia il diritto di satira per qualcosa di ben più grave».

Ha denunciato e ora è sotto scorta. Si è chiesta il perché di tutta questa violenza?

«Vorrei capirlo.Perché dico che nella Pubblica amministrazione si entra con un regolare concorso, come la Costituzione prescrive? Come si è fatto fino al 2016? Io so cosa vuol dire essere precaria. Sono stata precaria.

E penso che chi è bravo, e ci sono tanti precari bravi, ha tutto il diritto di fare un concorso e di essere assunto a tempo indeterminato».

Ha ricevuto e riceve anche molti insulti.

«Sessisti. Beceri. Dobbiamo decidere che trattamento vogliamo riservare alle donne che fanno politica, se siamo libere di scegliere il colore del vestito o del rossetto».

Ricorda gli insulti dei 5 stelle a Laura Boldrini o Maria Elena Boschi.

«Prima di diventare ministra, alla Camera, ho fatto un intervento per difendere una parlamentare di Forza Italia attaccata in modo indegno. Non ne faccio una questione di colore politico, ma di civiltà».