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Gli studenti contro lo School bonus: «Così più soldi alle scuole dei ricchi»

Proteste contro le donazioni dei privati alle scuole: «Vogliamo equità e finanziamenti statali». Dall’Agenzia delle Entrate le istruzioni per ottenere i benefici fiscali

09/01/2017
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Corriere della sera
Antonella De Gregorio
«Disparità incolmabile»

Ma c’è il timore che la misura porti ad allargare le differenze tra istituti, che si crei un modello di istruzione elitario, dove l’élite sarebbe composta da quelle scuole che beneficiano di più erogazioni da parte di privati, probabilmente anch’esse private. «Con l’attuazione di questa misura si aprono le porte ad una gestione privatistica e manageriale delle scuole, con i dirigenti scolastici che diventeranno dei procacciatori di fondi e non degli educatori. Il modello che ci propone lo School Bonus è inaccettabile», dichiara Francesca Picci coordinatrice nazionale dell’Unione degli Studenti. «Il rischio è di creare una situazione in cui scuole che dimostrano un’eccellenza possano attrarre il maggior numero di sovvenzionamenti, mentre le strutture che vivono già ora una condizione di estrema difficoltà vengano lasciate ancora più indietro, creando una disparità che a lungo andare diventerebbe incolmabile», le fa eco Giammarco Manfreda, Coordinatore Nazionale della Rete degli Studenti Medi. Dice ancora Manfreda: «L’unico modo per evitare che si vengano a creare scuole di serie A e scuole di serie B, come già denunciato in precedenza a partire dal primo disegno di legge della “Buona Scuola”, è che il governo italiano scelga di investire seriamente in materia di diritto allo studio, facendo sì che sia lo Stato il primo garante dei servizi fondamentali». Sono convinti gli studenti che «data la nettezza geografica con il quale è suddivisa la ricchezza nel nostro Paese, questo sistema potrebbe acuire le immense disparità presenti tra le scuole del Nord Italia e quelle del Sud, oppure tra i celebri licei dei centri città, a discapito delle scuole della periferia».

Referendum

Ma anche i sindacati criticano la futura influenza delle imprese private nel settore scolastico e gli interessi privati che «non sempre potrebbero coincidere con ciò di cui la scuola italiana ha veramente bisogno». Per la risoluzione del problema si era deciso di fare richiesta di referendum, non accettata a causa di un numero insufficiente di firme. I sostenitori del referendum continuano la loro battaglia, affermando che di qualsiasi donazione privata debba beneficiarne l’intero sistema, e non un singolo istituto.

La donazione

Intanto, la Legge 107 passa dalle parole ai fatti. Chi effettuerà una donazione a un istituto avrà un credito d’imposta pari al 65% per le erogazioni liberali fatte negli anni 2016/17 e del 50% per quelle effettuate nel 2018. L’importo massimo ammesso all’agevolazione fiscale è pari a 100mila euro per ciascun periodo d’imposta e il credito è ripartito in tre quote annuali di pari importo. Una possibilità anche per le persone o gli enti che non esercitano un’attività commerciale che potranno fruire del credito d’imposta nella dichiarazione dei redditi. I contribuenti sceglieranno liberamente la scuola da beneficiare che riceverà il 90% dell’erogazione: il 10% andrà in un fondo perequativo che sarà distribuito agli istituti che risultano destinatari di erogazioni liberali per un ammontare inferiore alla media nazionale.