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Alle elementari si cambia: i bambini non sono numeri

Intervista alla senatrice Iori, promotrice dell'emendamento che archivia la valutazione numerica per gli alunni della scuola primaria. La misura era stata introdotta con la riforma Gelmini nel 2008

28/05/2020
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il manifesto

Roberto Pietrobon

«Dall’anno scolastico 2020/2021, la valutazione finale degli apprendimenti degli alunni delle classi della scuola primaria, per ciascuna delle discipline di studio, è espressa attraverso un giudizio descrittivo riportato nel documento di valutazione e riferimento a differenti livelli di apprendimento, secondo termini e modalità definiti con ordinanza del Ministero dell’Istruzione».
Con queste poche righe la Commissione istruzione di Palazzo Madama ha archiviato i giudizi numerici per la scuola primaria. Correva l’anno 2008 quando l’allora ministra Mariastella Gelmini rintrodusse i voti (insieme ai «grembiulini») per coprire i milioni di euro di tagli alla scuola pubblica. Si torna quindi ai criteri della legge 517 del ’77 grazie a un emendamento della senatrice Pd Vanna Iori, docente universitaria e pedagogista, che aveva chiesto di mandare in soffitta i voti già a partire dal secondo quadrimestre dell’anno scolastico che sta per concludersi.

Senatrice Iori, perché è necessario archiviare i voti numerici nella scuola primaria?
La ragione principale è che i bambini non sono numeri e che classificandoli come tali rischiamo di omologarli in uno stesso riferimento solo numerico. I bambini non sono tutti uguali. Trasformiamo un bambino/persona in una classificazione anonima al posto di valorizzarne le specificità. In questo periodo, più che mai, quanti bambini si sono persi? Un recente studio sulla Città di Roma ha evidenziato che il 41% degli alunni della primaria non è stato raggiunto dalla Dad (didattica a distanza), come facciamo a dargli un numero?

Il suo emendamento in origine prevedeva, appunto, di sostituire già da giugno i numeri a favore di un “giudizio descrittivo”. Pare che la ministra Azzolina e il capo dipartimento dell’Istruzione Max Bruschi (già collaboratore della ex ministra Gelmini) avessero sostenuto che non c’erano i tempi per aggiornare i registri elettronici entro gli scrutini che cominceranno la prossima settimana. Lo conferma?
Il mio emendamento al “decreto scuola” n.22 è di fine febbraio, appena scoppiata l’emergenza. Purtroppo, anche a causa dell’accordo che non si trovava sul concorso straordinario per la stabilizzazione dei precari, il provvedimento ha subito enormi rallentamenti. Presumibilmente verrà votato dall’aula del Senato il 6 giugno, troppo tardi per aggiornare la valutazione.

Erano anni che il mondo della scuola e, segnatamente, i e le docenti della primaria chiedevano di tornare ai giudizi descrittivi, crede che questo sia il preludio a una modifica generale degli strumenti valutativi?
Io me lo auguro e ritengo che sia indispensabile perché l’esperienza del lockdown ha cambiato la vita dei bambini e dei ragazzi, il loro vissuto è stato stravolto mettendo ancora più al centro il tema della relazione educativa. A settembre è necessario rientrare a scuola, in assoluta sicurezza, ma provando a concentrarsi su cosa sia lo “spazio” a scuola, il “setting” con il quale si costruisce la didattica. È necessario che si superi il “modello Pinocchio”: o sei dentro e superi il cancello della scuola o ti “perdi” nel paese dei balocchi. Questa emergenza ci interroga e può stimolarci per avviare una vera rivoluzione pedagogica che reinventi le relazioni ma anche gli spazi, non sOlo dentro ma anche in un’osmosi positiva con il “fuori”. In questa rivoluzione la valutazione è un tassello fondamentale che deve riguardare, in primo luogo, l’investimento relazionale per costruire quella “comunità educante” tanto decantata ma ancora lontana dal realizzarsi.


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