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Abilitazione scientifica verso la bocciatura

07/09/2012
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l'Unità

Doveva rappresentare la rivoluzione del merito, ma il treno dell'abilitazione scientifica nazionale rischia di deragliare subito, sulla della definizione dei parametri per misurare la qualità oggettiva di ogni ricercatore. Ieri il Tar del Lazio esaminando il ricorso dell'Associazione Italiana dei Costituzionalisti, che contestava il decreto che disciplinava i criteri e i parametri per la valutazione dei candidati alla carica di professori universitari, ha rinviato al 23 Gennaio la discussione di merito. Nell'ordinanza di rinvio però si fa esplicito riferimento al possibile accoglimento del ricorso con il rischio, serissimo, che a gennaio tutto il processo debba ricominciare da capo. Ma facciamo un passo indietro. La legge Gelmini, approvata tra le proteste nel dicembre del 2010, prevedeva che, per accedere ai concorsi indetti dalle singole università, ogni candidato dovesse superare un'abilitazione nazionale che avrebbe finalmente cancellato ogni concorso farsa. Via le selezioni vinte a tavolino da concorrenti senza lo straccio di una pubblicazione, largo al merito che sarebbe stato misurato oggettivamente grazie al calcolo di indici numerici sulla rilevanza di ogni prodotto di ricerca presentato dai concorrenti. A risolvere tutti i problemi ci avrebbe pensato la nuova procedura concorsuale prevista dall'ex ministro Gelmini. Come previsto da molti ricercatori, misurare oggettivamente la qualità di una pubblicazione scientifica è tutt'altro che semplice. «L'uso di parametri bibliometrici, dal numero di citazioni alla classifica delle riviste scientifiche, per misurare oggettivamente la qualità della ricerca scientifica è una cosa che non si fa da nessuna parte - commenta Francesco Sylos Labini, ricercatore di fisica al Cnr e animatore della rivista telematica Roars - al massimo si può utilizzare per misurare in maniera aggregata la qualità della ricerca di un insieme di ricercatori, ma non del singolo». I rischio che tutto il processo si bloccasse a causa delle fragilissime fondamenta sul quale si basava l'edificio della riforma gelminiana era ben chiaro a tutti, anche al ministro Profumo. Tanto chiaro che nel provvedimento sul merito, apparso e presentato in pompa magna ma poi scomparso dopo critiche unanimi, si chiedeva che fosse sospesa l'applicazione della procedura concorsuale prevista dal governo Berlusconi in modo da avere tutto il tempo per costruire un sistema della valutazione efficiente ed efficace. Purtroppo così non è stato e il treno della valutazione gelminiana ha incominciato a correre sui binari di una valutazione tanto facile da proclamare quanto difficile da applicare. L'abilitazione nazionale si è via via trasformata in vero e proprio concorso, con il rischio di creare una situazione simile a quanto avvenuto con i concorsi per la scuola e cioè una massa di abilitati in attesa di un posto. La palla è quindi passata all'Anvur che ha emanato le linee guida per la valutazione ma l'Agenzia Nazionale per la Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca sembra non essere in grado di dipanare la matassa. Prima, il 27 agosto, ha ritrattato i parametri che la stessa agenzia aveva emanato qualche settimana prima, ora non riesce a far uscire l'elenco delle riviste scientifiche di qualità per alcune discipline, perché il giudizio non è unanime. Insomma un bel pasticcio. Sullo sfondo l'impossibilità per l'Anvur di garantire la terzietà e l'indipendendenza della propria azione, tanto che ancora non è riuscita ad essere accreditata presso l'Enqa, l'Associazione Europea delle Agenzie di Valutazione.

Mario Castagna