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A Torino non si può protestare contro la Didattica a distanza

Il liceo classico Gioberti ha vietato di seguire le lezioni per strada Ma gli studenti insistono: "Venerdì torneremo qui tutti insieme". La ministra Azzolina sostiene che «le riaperture delle classi saranno graduali»

19/11/2020
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il manifesto

Roberto Ciccarelli

A Torino è vietato protestare in strada davanti al liceo Gioberti contro la didattica a distanza imposta alle scuole superiori in tutto il paese. Le studentesse e gli studenti che stanno manifestando contro la negazione del diritto allo studio seguendo le lezioni online seduti fuori dall’istituto non potranno collegarsi fuori dalla loro classe e nemmeno da un parco, da un’altra strada vicina o lontana, in un bar o in un altro spazio che non sia la loro abitazione.

LO HA STABILITO una circolare della dirigente scolastica Miriam Pescatore del Gioberti dove da giorni è in atto la protesta studentesca più intelligente degli ultimi anni. Il motivo? Ragioni «di sicurezza e responsabilità». I luoghi scelti dagli studenti, cioè lo spazio a ridosso dell’entrata vietata della scuola «non favoriscono le condizioni necessarie per la concentrazione e l’attenzione richiesta durante le lezioni». Le cuffie non sono state ritenute sufficienti per mantenere la «concentrazione e l’attenzione». «Visto che abbiamo registrato comportamenti di studenti che si collegano dai parchi o da altri luoghi non permessi dalla Dpcm, siamo intervenuti – ha spiegato la dirigente – Certamente è un provvedimento che riguarda anche chi protesta, anche se sappiamo che sono autorizzati dalle forze dell’ordine. Resta il fatto che nei prossimi giorni non ci si potrà collegare fuori dalla scuola».

QUESTO È IL PRIMO liceo italiano ad avere vietato la protesta che ha generato un inizio di movimento chiamato «School for future» sull’esempio di quello che denuncia l’emergenza climatica promosso dalla studentessa svedese Greta Thunberg: Fridays for Future. Si trova a pochi passi dalla scuola Media Italo Calvino davanti alla quale le dodicenni Anita e Lisa hanno iniziato la protesta contro la Didattica a distanza che ha coinvolto molti studenti. La loro azione ha spinto la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina a fare una telefonata a Anita. L’esponente dei Cinque Stelle l’ha rassicurata dicendo che sta facendo tutto il possibile per fare rientrare gli studenti in classe. Ieri sera la ministra non aveva commentato il divieto della scuola accanto, fatto in nome del Dpcm emanato dal governo di cui fa parte.

LA PROTESTA non sembra volersi fermare davanti a una circolare. «Non vogliamo protestare contro la scuola, ma per il nostro diritto di essere in classe – ha detto Maya -una studentessa 16enne che ha aperto i libri e si è collegata con il tablet davanti all’istituto – I miei compagni avevano delle verifiche. Quando seguiamo le lezioni davanti alla scuola veniamo segnati come assenti e, quindi, non avrebbero potuto sostenerle. Abbiamo quindi deciso di alternarci, ma venerdì saremo qui tutti insieme». Venerdì è il giorno scelto, dagli studenti in tutta Italia, per manifestare davanti alle scuole, nello stesso giorno in cui i loro coetanei hanno iniziato a scioperare contro l’emergenza climatica. «Il ministro è dalla nostra parte ora aspettiamo che la sindaca Appendino, il presidente Cirio e gli assessori ai Trasporti facciano dei piani per permetterci di tornare in aula. Noi abbiamo dato delle idee e ora aspettiamo delle risposte».

IERI ALLA CAMERA, durante un question time, Azzolina ha lanciato un nuovo appello alla collaborazione ai presidenti di regione e ha chiesto che non ci siano altre chiusure «unilaterali». In questa narrazione si è perso di vista che la chiusura è stata disposta dal governo con il Dpcm, mentre le decisioni di De Luca o di Emiliano (ieri aspettava la sentenza del Tar Puglia sulla sua ordinanza di chiusura ) sono state permesse dal governo che ha previsto misure più restrittive. Non la pensa così Azzolina secondo la quale «il ministro dell’Istruzione non può decidere sull’apertura o chiusura decidono gli enti locali». Il ritorno a scuola «sarà graduale». Potrebbe non avvenire dopo il 3 dicembre, la scadenza fissata dal Dpcm. Si inizia a parlare di gennaio, dopo avere scavallato il Natale e le vacanze. Ma si tratterà di vedere allora a che punto sarà la curva epidemiologica e lo scaricabarile con le regioni. Le scuole restano le ultime a riaprire e le prime a richiudere.