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A settembre come maestri elementari anche studenti universitari del quart’anno

E’ una delle novità previste dalla bozza di ordinanza sulle nuove graduatorie provinciali per le supplenze. L’ironia della Uil: «Perché non darle agli studenti di terza media?». L’allarme del pedagogista Mantegazza: «Sfida troppo grande per giovani inesperti»

07/07/2020
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Corriere della sera

Orsola Riva

La Ferrari nelle mani di un ragazzo o di una ragazza col foglio rosa. Proprio così. Salvo modifiche dell’ultim’ora, infatti, il Ministero dell’Istruzione, preoccupato di non riuscire a trovare candidati per riempire tutti i posti da supplente che si renderanno necessari l’anno prossimo (le stime si attestano attorno alla cifra monstre di 250 mila contratti a tempo determinato), ha deciso di aprire le porte dell’insegnamento nelle scuole materne e elementari anche agli studenti che stanno terminando adesso il terz’anno di Scienze della Formazione primaria. Non come tirocinanti affiancati da un maestro o da una maestra esperta, ma come supplenti veri e propri. Questo, almeno, è quanto prevede la bozza di ordinanza sulle nuove graduatorie provinciali per le supplenze - non solo quelle brevi ma anche quelle di un anno per intenderci - presentata la settimana scorsa ai sindacati dal plenipotenziario della ministra Lucia Azzolina Alex Bruschi. Per la scuola d’infanzia e la primaria dovrebbero esserci due fasce: la prima riservata ai «soggetti in possesso di abilitazione», leggi i titolati a insegnare ai più piccoli: i vecchi diplomati magistrali oppure i laureati in Scienze della Formazione primaria. La seconda fascia invece è costituita dagli studenti che a settembre si iscriveranno al quarto o al quinto annodi università purché abbiano assolto almeno 150 crediti sui 300 totali previsti dal corso di laurea. Giovani di 22 anni che, a poco più di metà del loro cammino di formazione dovranno affrontare una sfida pedagogica che sta facendo tremare le vene ai polsi anche dei loro colleghi più anziani.

AAA maestri e maestre cercansi

Che quest’anno ci vogliano più docenti è un fatto innegabile. Per garantire le necessarie condizioni di sicurezza prescritte dagli esperti del Cts e recepite nelle linee guida del ministero (ingressi scaglionati, distanza di un metro da bocca a bocca ecc) saranno necessari parecchi docenti e bidelli in più. Il governo ha già messo sul piatto un miliardo per garantire almeno 50 mila assunzioni a termine. Ma il fatto è che soprattutto al Nord, causa cronica mancanza di candidati sia nelle graduatorie dei precari storici che in quelle di merito, rischiano di mancare non solo i candidati all’assunzione ma anche quelli per le supplenze lunghe. La Cisl ha calcolato che di 85 mila cattedre vacanti (fra maestri e prof), 50 mila sono concentrate in 6 regioni del Nord: Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Friuli Venezia-Giulia. Per la scuola primaria i posti vacanti sono più di 18 mila: sarebbero cascati a fagiolo i 17 mila vincitori del concorso ordinario che doveva essere bandito più di un anno fa, ma purtroppo fra cambi di governo e di ministro non se n’è fatto nulla e così, bene che vada, per loro se ne riparlerà a settembre 2021. Questo il contesto in cui è maturata la decisione di far posto ai più giovani, anche se non ancora in possesso della laurea.

L’ironia dei sindacati, l’allarme del pedagogista

Una «grande novità» secondo la Cgil scuola «resa necessaria dalla carenza di docenti di scuola primaria in molte regioni del Centro-Nord». Un’aberrazione per la Uil che ironizza: «Perché iniziare dal terz’anno di università e non direttamente dal liceo o dalla terza media?». Perplesso, anzi preoccupato, si dice anche Raffaele Mantegazza, docente di Pedagogia generale alla Bicocca di Milano: «Curioso fare una scelta del genere proprio nell’anno più duro per la scuola italiana. Anch’io a suo tempo feci delle supplenze a vent’anni ma questo non vuol dire che fosse giusto così. Mi ritrovai in una prima media con ragazzi e situazioni anche molto difficili. Un’esperienza che a me servì molto, a loro temo assai di meno». Conciliare l’accoglienza dei più piccoli con le norme sulla sicurezza rese necessarie dall’emergenza sanitaria sarà impresa non da poco anche per i docenti più esperti. Farli sentire accolti nonostante tutte le prescrizioni sanitarie necessarie - mascherine o no, c’è comunque la necessità del distanziamento, anche a tutela dei docenti - non sarà certo cosa facile, spiega Mantegazza. «Capirei se si coinvolgessero solo gli studenti dell’ultimo anno - prosegue - che hanno già alle spalle parecchi tirocini, e comunque sempre in affiancamento di un altro maestro/maestra, ma mandare i loro colleghi più giovani allo sbaraglio mi pare un azzardo. Non per nulla qualche anno fa si è deciso di allungare il corso di laurea da 4 a 5 anni: perché per avere a che fare con i più piccoli si ritenne che fosse necessario un percorso più lungo di formazione e soprattutto di maturazione delle conoscenze acquisite». Dal ministero fanno sapere che, in generale, sulle graduatorie provinciali non è stato ancora messo un punto finale e che ci sono margini di trattativa. Vedremo come finirà. Chissà che, in ultima battuta, non possa essere accolto almeno l’aggiustamento suggerito da un pedagogista esperto come il professor Mantegazza.