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A Milano manca il personale, le medie più penalizzate

Nel capoluogo lombardo e provincia si aspettano ancora 30mila docenti supplenti, oltre a 5.106 di ruolo. «La colpa è di graduatorie ministeriali piene zeppe di errori, di un meccanismo farraginoso che non ha permesso nemmeno agli istituti di aggiornare i propri elenchi», denuncia la Cgil

15/09/2020
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il manifesto

Francesca Del Vecchio

A Milano, i sindacati della scuola erano in piazza per protestare prima ancora che il primo giorno di scuola finisse. Motivo: le cattedre vuote. Come ampiamente previsto. «Ripartita sì, ma in modalità ridotta: tutta colpa della mancanza di personale. Inutile negarlo, in Lombardia è andata così». Inequivocabili le parole di Tobia Sertori, segretario generale di Flc Cgil Lombardia.

Con i posti lasciati vacanti da insegnanti e personale Ata, in una delle regioni più colpite dal Covid la prima campanella ha il sapore di un insuccesso: mancano all’appello circa 30.000 docenti supplenti, oltre a 5.106 di ruolo solo nelle scuole di Milano e provincia. «L’area metropolitana milanese vive la condizione più drammatica», spiega Sertori completando il quadro numerico disastroso con il dato sugli insegnanti di sostegno specializzati: «Su 30.000, la metà non è ancora stata nominata» e sono circa 40.000 gli alunni disabili ad averne bisogno. Solo a Milano e provincia ne occorrerebbero oltre 2.000».

Numeri alla mano, l’Ufficio scolastico territoriale milanese precisa che la situazione più critica è alle scuole medie, dove i posti di ruolo mancanti sono 2.184, di cui 906 di sostegno. Alle superiori le cattedre vacanti sono 1.795 (380 di sostegno), 994 alle elementari, 133 alle materne. Una partenza più che difficoltosa soprattutto se si pensa che le nomine dei supplenti arriveranno all’inizio di ottobre e che fino ad allora non ci saranno docenti a sufficienza per tutti gli studenti. Nel frattempo le scuole si organizzano come possono: chi con doppi turni, chi con la didattica a distanza. «La colpa è di graduatorie ministeriali piene zeppe di errori, di un meccanismo farraginoso che non ha permesso nemmeno agli istituti di aggiornare i propri elenchi», aggiunge Sertori. In Lombardia, le sigle sindacali avevano preannunciato questa situazione: la mancanza di docenti di ruolo è un problema che la Lombardia affronta ogni anno e non bastano le call nazionali per richiamare insegnanti da altre regioni: «Difficile che un docente accetti di trasferirsi a Milano, dove è obbligato a restare 5 anni, con uno stipendio medio di 1.400 euro e dove la vita è più costosa», spiegano i sindacati.

La responsabilità di questa partenza “zoppa” è certamente da attribuirsi al ministero, «ma la Regione cosa ha fatto? È stata alla finestra a guardare mentre altri commettevano errori. Forse per convenienza politica? – commenta ancora Sertori – Sarebbe stato più sensato rinviare l’apertura a dopo l’appuntamento elettorale del 20 e 21 settembre, come fatto altrove. Era una scelta regionale», aggiunge.

Alla mancanza di personale, comunque, si è aggiunta anche la piaga dei trasporti, di competenza regionale: non si è infatti tenuto conto della percentuale significativa di studenti che non ha potuto usufruire dei bus scolastici e che è rimasta a casa a seguire le lezioni in streaming. L’assessore regionale all’Istruzione, Melania Rizzoli, si è detta soddisfatta dell’operato svolto per preparare l’apertura delle scuole: «Abbiamo fatto bene i compiti a casa», ha dichiarato visitando un istituto superiore di Milano mentre il governatore Attilio Fontana non ha perso l’occasione per l’ennesimo scaricabarile sul governo, sostenendo che «con l’autonomia scolastica differenziata ci sarebbero state meno preoccupazioni». Non la pensano così alla Flc Cgil Lombardia: «Ne andrebbe del sistema nazionale dell’istruzione, che verrebbe compromesso. Così come il diritto all’eguaglianza».

In coda, ma sembra destare molta preoccupazione tra i genitori – come spiegano dal comitato “Priorità alla scuola” – è l’assenza del medico scolastico, «una figura che potrebbe seguire gli alunni, sgravando i docenti di una responsabilità». La possibilità di averli, questi medici, c’era stata: in un emendamento proposto dal M5s lombardo al bilancio regionale, si chiedeva lo stanziamento di 2 milioni di euro per assumere pediatri nelle scuole. Peccato che il Pirellone lo abbia bocciato.