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A Ivrea i bimbi tornano a scuola La materna riapre in giardino

I bambini di Ivrea ci aiuteranno a comprendere se, e come, la scuola d’infanzia potrà riaprire a settembre con modalità adattate.

27/05/2020
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la Repubblica

nostro inviato Maurizio Crosetti

IVREA — Ci sono alunni da asporto, bambini piccoli e felici perché la loro scuola è di nuovo aperta. Cioè, quasi aperta. Adesso veramente si può stare solo fuori, e bisogna diventare come bolle di sapone. «Che se si toccano, scoppiano!» dice un affarino alto un metro e un barattolo. Le maestre hanno inventato questo gioco: i bimbi della scuola d’infanzia di Ivrea, la città dello storico carnevale e della battaglia delle arance, ma anche dei primi computer italiani e delle leggendarie macchine per scrivere, "fanno" le bolle di sapone. Nel senso che le interpretano, e si tengono a distanza. Come le bolle, appunto. Altrimenti, bùm!

Il gioco dell’ outdoor education , ma è più bello scuola in giardino, comincia alle 8 di mattina di un giorno di sole. Maggio sfolgora, e venti bambini divisi in quattro gruppi si mettono in fila per farsi misurare la febbre, poi si laveranno le manine e da lì in avanti sarà quasi scuola. È il primo esperimento del genere in Italia, e si svolge per una settimana nelle scuole "Sant’Antonio" e "Don Milani", scelte perché hanno aree gioco esterne, giostrine, scivoli, altalene e una bella cancellata rossa che evita fughe inopportune. Un parco non sarebbe stato possibile recintarlo. Ogni mini classe di bambini dai 3 ai 6 anni è seguita da una maestra. Una terza insegnante si occupa del triage , dell’igiene e dell’assistenza, e accompagna i piccoli al bagno. Orario: 8-13, sperando che non piova, altrimenti, uffa, si rimane a casa.

Ogni famiglia paga 10 euro al giorno, e non è animazione. «Facciamo scuola a tutti gli effetti», dice Ilaria Larizza, una delle educatrici. «Oggi li abbiamo fatti giocare e cantare, ma anche disegnare e colorare ». «Se pure in emergenza, vogliamo seguire un percorso educativo preciso», interviene la collega Maria Elena Rossi. «Faremo didattica, non solo giochi. L’idea delle bolle di sapone ci ha permesso di spiegare ai bambini come devono tenersi a distanza tra loro, abbiamo usato anche i cerchi. I piccoli sono stati molto disciplinati, non vedevano l’ora di tornare a correre nel prato». Prima di partire con la scuola in giardino, il sindaco Stefano Sertoli e l’assessora alle politiche sociali Giorgia Povolo hanno contattato duecento famiglie di Ivrea per sapere se la cosa potesse interessare. «La risposta ci ha fatto capire che dovevamo provarci», dice il sindaco. «Sono arrivate più di trenta richieste in un giorno, e potrà anche essere un valido test per i centri estivi dal 15 giugno».

I bambini di Ivrea ci aiuteranno a comprendere se, e come, la scuola d’infanzia potrà riaprire a settembre con modalità adattate. Davvero impossibile far rispettare il distanziamento a bambini di tre o quattro anni? «Difficile, ma si può», rispondono le insegnanti. «La scuola si fa in presenza, con qualche inevitabile compromesso. Sempre meglio che stare a casa. Le famiglie hanno bisogno di aiuto, ora che in molti sono tornati al lavoro. Pensiamo alle mamme, soprattutto ».

Non va dimenticato che proprio a Ivrea sorse nel 1941 il primo asilo nido d’Italia, voluto da Adriano Olivetti per i figli dei suoi dipendenti: grandi vetrate, giardini e alberi, le cui radici devono essersi mosse fino a noi, fino a qui. Per Adriano Olivetti le persone erano al centro di tutto, comprese — e forse ancora di più — le personcine di due o tre anni. L’esperimento andrà avanti anche nella settimana del 2 giugno, e niente ponte: la maggior parte dei genitori ha chiesto al Comune di tenere l’asilo aperto lunedì. Unico problema, il meteo che prevede pioggia. Intanto, il gioco di giocare alla scuola ha riempito la prima mattina, e oggi si replica tra canzoni, accordi di chitarra, torri di costruzioni e collage. Tema obbligato: la storia di una bolla di sapone che sa volare e non scoppia mai.