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11 milioni di mascherine al giorno, ma è polemica sul monouso e il riciclo

È scontro anche sulla rottamazione dei tre milioni di banchi sostituiti da quelli nuovi

03/09/2020
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il manifesto

MArinella Correggia

Rigorosamente usa e getta: così saranno le mascherine scolastiche, da distribuire ogni mattina all’ingresso, evitando però assembramenti. Lo ha deciso il Comitato tecnico scientifico (Cts) di nomina governativa che detta le linee anti-Covid.

Niente soluzioni cosiddette di comunità, di stoffa, riutilizzabili (e meno che mai autoprododotte, pur ammesse dai Dpcm dei mesi scorsi).

Il commissario straordinario Domenico Arcuri ha ribadito che ogni giorno verranno consegnati alle scuole 11 milioni di dispositivi di protezione. Quanto alla maniera di indossarli, il Cts ha stabilito che saranno abbassabili «in condizioni di staticità, con il rispetto del metro di distanza e in assenza di possibilità di aerosolizzazione (es. canto)». Ma nelle medie e superiori, la comodità vale solo se in più la situazione epidemiologica è di «bassa circolazione virale».

A prescindere dall’utilità, in questa fase dell’epidemia, delle mascherine cosiddette chirurgiche fuori dagli ambienti sanitari o a rischio, e dagli effetti sui ragazzi, non si può ignorare che ogni prodotto usa e getta è un controsenso ambientale, a valle (rifiuto indifferenziato) ma anche a monte: si deve continuamente rinnovare il processo di produzione, con materie prime, energia, acqua.

Il ministero dell’ambiente per ora dichiara: «Aspettiamo di sapere se sarà un obbligo o una raccomandazione, consapevoli che c’è la necessità di far usare ai ragazzi prodotti certificati.

Chiediamo che siano ammesse anche le mascherine riutilizzabili certificate e intanto ricordiamo di non gettarle per strada». Il ministro Costa mesi fa aveva invitato la cittadinanza a privilegiare soluzioni riusabili.

«Quarantaquattro tonnellate al giorno di rifiuti da incenerire»: Stefano Vignaroli, presidente della Commissione Ecomafie, parla di «scelta sbagliata su tutta la linea, da rivedere», visto che oltretutto «la scuola dovrebbe dare il buon esempio ai ragazzi sul fronte della difesa dell’ambiente» e che su simili prodotti sono più facili le infiltrazioni da parte della criminalità organizzata.

Di «scelta senza senso» parla il direttore generale di Legambiente Giorgio Zampetti che auspica «una fornitura adeguata di mascherine riutilizzabili certificate», con istruzioni sul lavaggio e privilegiando le produzioni nazionali. Contrario alla scelta di bandire le mascherine di comunità è Alfonso Pecoraro Scanio, presidente della Fondazione Univerde: «Anche a scuola continua il festival del monouso, in netta contraddizione con tutte le campagne europee e italiane per il plastic-free». Del resto, ricorda Univerde, con un emendamento al decreto rilancio il Parlamento ha previsto un Programma sperimentale per la prevenzione, riuso e riciclo dei dispositivi di protezione individuale.

Arcuri ha inoltre annunciato la consegna alle scuole di ben 170.000 litri di gel igienizzante x le mani a settimana. Un via vai di mascherine e flaconi – per fortuna non i guanti, la cui inutilità nociva ha imposto una svolta perfino a Trenitalia.

Ma dalle scuole usciranno verso la rottamazione anche tre milioni di banchi, sostituiti dai nuovi arrivi: la versione a rotelle e i tradizionali. Interpellati a partire dal 4 agosto, Invitalia e ministero dell’istruzione non hanno risposto ad alcune semplici domande: verranno sostituiti anche banchi già monoposto (diffusissimi) e se sì, perché? È previsto un controllo di qualità ambientale rispetto ai materiali usati e alla loro provenienza? Come mai nella gara d’appalto non sono indicate cifre massime? Quale sarà il destino dei rottamati?

Alla fine, il 24 agosto, Invitalia ha scritto: «Al momento non è possibile rispondere a queste domande».

All’ufficio stampa di Azzolina è stato rivolto, invano, un ulteriore quesito: a proposito dei pasti monoporzione in plastica sigillata, preconfezionati e provenienti da ditte esterne.

Questo possibile scenario «anti-Covid», indicato dal ministero, significherebbe l’addio ai pasti magari bio e a km zero, con sporzionamento antispreco, con vere stoviglie.

Un’ipotesi che nel mese di luglio il medico ed epidemiologo Franco Berrino ha definito «un brutto scherzo».