FLC CGIL
Iscriviti alla FLC CGIL

http://www.flcgil.it/@3802871
Home » Rassegna stampa » Locale » Nuova Sardegna: La Regione sarda contro il decreto Moratti

Nuova Sardegna: La Regione sarda contro il decreto Moratti

Ricorso al Tar del Lazio sulla sperimentazione nelle scuole superiori

30/03/2006
Decrease text size Increase text size
Nuova Sardegna

CAGLIARI. La Regione Sardegna impugnerà davanti al Tar del Lazio il decreto Moratti sulla sperimentazione nelle scuole superiori nell’anno scolastico 2006/07 e i decreti ministeriali connessi. Lo ha deciso la Giunta presieduta da Renato Soru, su proposta del governatore e dell’assessore della Pubblica Istruzione Elisabetta Pilia.
La Sardegna, come probabilmente si ricorderà è stata la prima Regione a prendere posizione contro l’avvio della sperimentazione e ora, insieme ad altre 14 amministrazioni regionali, chiederà, con un passo formalmente «pesante» l’annullamento del decreto.
La decisione di impugnare il provvedimento davanti ai giudici del tribunale amministrativo si fonda su ragioni politiche che a questo punto sono squisitamente di natura politica per ammissione stessa del ricorrente (cioè la Regione Sardegna).
«Le Regioni ritengono che su una materia così delicata come l’avvio della sperimentazione sia necessaria un’intesa - ha spiegato l’assessore Pilia - non basta un semplice parere come invece ha previsto il governo.
Ma anche se solo di un parere si trattasse, in Conferenza Stato-Regioni era stato espresso un giudizio del tutto negativo, tanto che era stato chiesto al ministro Moratti di astenersi dal procedere».
Ci sono poi - secondo la Regione sarda - anche altre ragioni di carattere giuridico altrettanto valide e che rimangono del tutto disattese dalla Moratti e dal suo provvedimento, che hanno spinto a impugnare i decreti ministeriali.
Il ministro non ha infatti rispettato quanto stabilito nel decreto legislativo 226 del 17 ottobre 2005, che lo impegnava a non promuovere sperimentazioni del nuovo ordinamento nella scuola, finchè non fossero stati definiti tutti i passaggi normativi propedeutici all’avvio del secondo ciclo.
«Nel decreto di avvio della sperimentazione è stata invece volontariamente data un’interpretazione riduttiva di questa disposizione - ha concluso Pilia - ma, fatto ancora più grave, è stata completamente ignorata un’altra condizione imprescindibile per l’avvio della riforma, ovvero la revisione delle classi di abilitazione.
Considerato che bisogna definire le corrispondenze tra nuove e vecchie classi di abilitazione, il rischio è che la sperimentazione parta senza il parametro di riferimento per individuare i docenti delle discipline innovative previste dalla riforma».