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Corriere-Milano-Boom del tempo pieno, 9 famiglie su 10 per l’orario lungo

Elementari, sempre più mamme scelgono le 40 ore. In aumento le proposte didattiche, tagli alle sezioni «a modulo»: gli iscritti sono in calo Il provveditore: un fenomeno sociale. Gli insegnanti: «Non siamo baby sitter e questo non è un parcheggio»

27/03/2006
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Corriere della sera

IL CASO / Elementari, sempre più mamme scelgono le 40 ore. In aumento le proposte didattiche, tagli alle sezioni «a modulo»: gli iscritti sono in calo
Boom del tempo pieno, 9 famiglie su 10 per l’orario lungo
Il provveditore: un fenomeno sociale. Gli insegnanti: «Non siamo baby sitter e questo non è un parcheggio»
Le mamme preferiscono il tempo pieno. Nove famiglie su dieci scelgono le 40 ore, aumentano le proposte didattiche pomeridiane, «chiudono» per mancanza di iscritti le sezioni a «modulo» (27 ore settimanali). Ma appena l’età cresce, e i bambini approdano alle medie, la tendenza si inverte: il tempo prolungato non convince tutti. E dopo pranzo più di un ragazzino su due rimane a casa. Gli ultimi dati confermano la tendenza: il prossimo settembre, nelle elementari di Milano e provincia, su 7.613 classi, quelle a tempo pieno saranno circa l’89 per cento: 6.812 (171 in più del 2005) contro le 801 a 27 ore (73 in meno) per un totale di 153.592 studenti (3.253 in più rispetto allo scorso anno).
Contemporaneamente, le medie perderanno circa mille iscritti (88.292 contro gli 89.258 del 2005, colpa del calo demografico di circa 12 ani fa) e le classi a tempo prolungato saranno meno della metà del totale (ma il rapporto scende di molto nelle altre province lombarde). «C’è una sostanziale stabilità rispetto alle richieste degli anni scorsi», dicono da via Ripamonti.
Boom del tempo pieno, dunque. Ancora una volta. Scelta di metodo o il sempre più urgente ricorso alla scuola-baby sitter finché i figli non sono abbastanza grandi per cavarsela da soli? «È vero, ci sono anche spiegazioni di carattere sociale», commenta il provveditore di Milano, Antonio Zenga.
Ma gli insegnanti non vogliono sentire ragioni: il tempo pieno è un modello didattico, non un parcheggio. «Non è solo questione di tempo - interviene Giorgio Galanti, preside dell’istituto comprensivo di piazza Axum - ma di organizzazione dell’insegnamento. Alle elementari c’è un lavoro programmato per tutto l’arco della giornata. Alle medie, lo dice il termine, si tratta solo di un prolungamento dell’orario standard. Certo, ci sono famiglie che scelgono le quaranta ore per necessità, ma non è quello l’unico motivo».
Ce ne sono molti altri, infatti. Primo: i maestri delle elementari sono educatori, conoscono la pedagogia, riescono a «tenere» i bambini per otto ore. Alle medie, invece, i professori lavorano sulle discipline e meno sulle attività libere, il rapporto con gli studenti è più distaccato. Secondo: solo dopo la primaria si inserisce il concetto del compito a casa ed è necessario che i ragazzi studino autonomamente. Ancora: fino ai dieci anni gli alunni sono più facilmente «interessabili», dopo il livello di attenzione cala e subentrano nuovi interessi di natura extrascolastica.
«Ma non è vero che il tempo prolungato è in crisi - replica Rita Frigerio, segretario milanese di Cisl scuola -: a Milano sono state richieste 1.713 classi (a 33 ore) in più rispetto al 2005. Il problema è che non le formeranno: le domande non saranno accolte per non aumentare i costi della scuola».

Annachiara Sacchi