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Ateneo di Bologna, ricercatori in piazza: "Basta precariato"

"Pagati per insegnare 7 euro all'ora e mandati a casa dopo dieci anni di ricerca". La protesta oggi in vista della manifestazione nazionale del 14 dicembre: "Ancora una volta non c'è nulla per sanare il precariato nella legge di Bilancio".

06/12/2018
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la Repubblica

di Ilaria Venturi

Hanno camminato lungo le strisce pedonali sotto le Due Torri con l'ironico striscione "Investiteci!". Un richiamo a investire su di loro, non a investirli come pedoni, in quanto cervelli che tengono in piedi l'università. Solo che sono precari, determinati, si autodefiniscono, in tutti i sensi: gavette lunghissime che durano dieci anni e più e prospettive per pochi. Contratti per fare didattica malpagati, assegni di ricerca in scadenza che non saranno rinnovati e costringeranno molti di loro ad andare a casa (o all'estero). "Ora basta", dicono i ricercatori che ieri mattina hanno manifestato con il flash mob e un mini corteo sotto la pioggia lungo via dell'Indipendenza sino a piazza Verdi e al Rettorato, dove sono stati ricevuti dal prorettore vicario Mirko Degli Esposti e dove è stato chiesto di aprire un confronto per affrontare l'emergenza.

La manifestazione, che nasce dalla campagna "‘Perché noi no? Stesso lavoro e stessi diritti", è stata promossa dalla Rete dei ricercatori precari, Flc-Cgil, dall'associazione dottori di ricerca (Adi) e da Link-Studenti indipendenti in vista della mobilitazione nazionale in 14 dicembre. Sotto accusa il pessimo stato di salute in cui versa il sistema universitario. Una situazione, denunciano, che "non è frutto del caso. L'università italiana infatti è stata trasformata in un laboratorio delle politiche di austerity, che l'hanno resa l'emblema di un Paese in declino che si regge solo grazie allo sfruttamento del lavoro. Negli ultimi vent’anni, le riforme a costo zero, i continui tagli e le numerose strategie di privatizzazione non solo hanno reso sempre meno accessibile l’istruzione universitaria, ma hanno anche fatto impennare il numero dei precari".

I numeri citati dai ricercatori vengono da una ricerca condotta da Flc-Cgil-Adi. I precari hanno oramai raggiunto il 58% del personale accademico, mentre il personale strutturato è calato del 25% dal 2008 a oggi. Poi c'è il fenomeno di chi sale in cattedra, con contratti, ed è sottopagato: 10 euro lordi l'ora. "Tutto ciò è inaccettabile", contestano i giovani ricercatori a termine scesi in piazza (in pochi, ma rappresentativi di un malessere diffuso) per denunciare "come, ancora una volta, nella legge di bilancio non sia previsto alcun miglioramento per combattere il precariato accademico".

"Non crediamo più alla favola secondo cui il precariato sia solo frutto di un meccanismo inceppato e non ci siano risorse da investire. I numeri ci dicono altro - dichiarano Matteo Negri e Barbara Gruening della Flc-Cgil - È evidente che ciò che manca è la voglia di pagare equamente il lavoro di chi da anni sta portando avanti la didattica e la ricerca dell'università. Al governo chiediamo dunque di aumentare fin da subito i finanziamenti". "I 40 milioni aggiuntivi promessi sono solo briciole rispetto ai bisogni reali del sistema dell'università e della ricerca. Non chiediamo elemosine, ma un serio piano pluriennale di investimenti e una riforma del pre-ruolo",  aggiunge Giuseppe Montalbano dell'Adi. Sul diritto allo studio alza la voce Alessio Bottalico, coordinatore di Link: "Risorse scarse".


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