


Venerdì 20 ottobre si è svolta alla Sapienza di Roma un’assemblea nazionale, convocata dai precari del Coordinamento FLC Cgil e dalla rete romana dei dottorandi e ricercatori precari “Laboratori precari”, insieme con gli studenti. L’assemblea, cui hanno preso parte centinaia di rappresentanti di studenti e precari di moltissime Università, insieme con precari e rappresentanti della Scuola, ha discusso per tutto il pomeriggio, con circa 50 interventi, sullo stato attuale dell’Università alla luce del DDL Gelmini, mettendo in campo analisi e proposte di iniziative e di mobilitazione per le prossime settimane. Si è trattato di un appuntamento segnato da analisi approfondite e consapevoli della situazione in atto, e da una grande voglia di riprendere un movimento all’altezza dei gravissimi provvedimenti già adottati e in corso di discussione. L’assemblea ha espresso il rifiuto del disegno di legge, che non risolve i problemi dell’università e non risponde ai problemi dei 50 mila precari che vivono e lavorano nell’università italiana; e che prospetta agli studenti un futuro sicuro di indebitamento e di nuova precarietà. L’università italiana, al contrario, deve potere produrre i saperi necessari a costruire una cittadinanza consapevole e a qualificare il sistema produttivo. Per fare ciò servono risorse pubbliche ingenti, democrazia e responsabilità nelle scelte. Serve un piano straordinario di reclutamento e un sistema di welfare che garantisca opportunità e mobilità alle persone. Dalla crisi si esce investendo sulla conoscenza, valorizzando il lavoro e costruendo un welfare universalistico. Serveuna nuova grande mobilitazione che ponga l’università al centro della nuova questione sociale aperta nel Paese.
C’era in quell’assemblea, insieme con il richiamo forte alla propria autonomia di soggetto politico, che è ormai tratto distintivo del movimento degli studenti, la consapevolezza che una battaglia di queste dimensioni, per la difesa dell’Università pubblica come bene comune, ha bisogno di tutte le risorse e le volontà disponibili. Pubblichiamo di seguito il documento conclusivo dell’assemblea, che reca anche le scadenze di mobilitazione prossime, e riteniamo particolarmente significativo il fatto che l’11 dicembre, in occasione dello sciopero di tutti i settori della conoscenza indetto dalla FLC Cgil per l'11 dicembre, anche studenti e precari si mobiliteranno e scenderanno in piazza. Lo consideriamo non la conclusione, ma l’avvìo di un percorso che, nei nostri auspici e nel rispetto delle autonomie reciproche, deve condurre ad una costante sinergia che renda le mobilitazioni più efficaci ed incisive e sia in grado di modificare il quadro dei provvedimenti governativi.
Roma, 25 novembre 2009
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Appello dell’assemblea nazionale, 20 novembre, Roma
Oggi 20 Novembre una grande assemblea di precari e di studenti, provenienti da tutta Italia, si è riunita alla Sapienza per rilanciare – a partire dalle molteplici iniziative di lotta organizzate in questi mesi nei vari atenei e scuole – un percorso ampio di mobilitazione che rimetta al centro la lotta contro il progetto di dismissione dell’università e che rivendichi un nuovo sistema di garanzie sociali all’altezza delle sfide poste dall’attuale mondo del lavoro. Ad un anno di distanza dall’esplosione dell’Onda, siamo ancora fermi nel nostro rifiuto della crisi economica: noi la crisi non la paghiamo, vogliamo fin da subito riappropriarci del nostro futuro e dellaricchezza sociale che ci viene quotidianamente sottratta.
Per queste ragioni chiediamo, in primo luogo, il ritiro immediato del DDL Gelmini – presentato mediaticamente come disegno “innovativo” di riforma dell’Università – che rappresenta palesemente un progetto di riproposizione e cristallizzazione di tutti gli elementi negativi del sistema universitario, denunciati più volte dal movimento dell’Onda:
Specularmente, il taglio dei finanziamenti per la scuola contenuto nella legge 133 di 8 miliardi di euro e la legge 169 con la cancellazione delle compresenze e del modulo determinano un netto peggioramento della qualità della didattica e producono migliaia di licenziamenti. A questo si aggiunge il progetto di legge Aprea che, se approvato, porterebbe l’ingresso dei privati nelle scuole e sarebbe causa di una assurda gerarchizzazione della classe docente con la repressione della libertà di insegnamento e dell’autonomia dei docenti. Allo stesso modo, la volontà di aziendalizzare la scuola uccide l’emancipazione culturale degli studenti. Il protagonismo del movimento dei precari della scuola, dei genitori e degli studenti di questi ultimi mesi si salda naturalmente con la lotta che parte dalle università per costruire una grande risposta unitaria di tutto il mondo della conoscenza contro l’attacco mosso da governo.
In un contesto di forte crisi sociale e produttiva, l’investimento politico ed economico sulla Scuola, sull’Università, le Accademie, i Conservatori e sulla Ricerca come beni comuni dovrebbe essere il principale strumento per il rilancio del paese, fondato sulla qualità della vita delle persone e che sappia andare oltre i limiti del modello fallimentare imposto dall’attuale classe dirigente ed imprenditoriale. L’attacco alla Scuola e all’Università al quale stiamo assistendo è parte di un’aggressione più generale, tanto più anacronistica proprio perché cade nel pieno del fallimento delle politiche di smantellamento dello stato sociale condotte negli ultimi tre decenni.
Non è un caso se l’Onda ha fatto breccia nell’immaginario: ha saputo, infatti, esprimere i bisogni e i desideri di una nuova generazione. La generazione dell’Onda ha mostrato, nel cuore della crisi globale, che in una società della conoscenza l’accesso pubblico all’università e la qualità del sapere, sono degli elementi di nuova e piena cittadinanza. Oggi, alla luce del nuovo progetto di riforma e assunto il definitivo fallimento del modello del 3+2, pensiamo sia ancor più centrale riaprire, in tutti gli atenei, la lotta per l’accesso e per la qualità del sapere, per l’abbattimento delle forme di blocco, di selezione e di segmentazione dei percorsi formativi (numeri chiusi, test d’ingresso, percorsi d’eccellenza), per la rivendicazione di spazi di decisione sulla didattica e sulla ricerca e di autogestione dei percorsi formativi.
Scuola, Università, Accademie, Conservatori e Ricerca sono parte di un modello innovativo di welfare che sappia rispondere alle attuali forme di sfruttamento. La continuità del reddito, l’accesso alla casa e alla mobilità sono bisogni ormai imprescindibili. Solo rispondendo al problema della precarietà di chi studia e lavora nei luoghi della conoscenza con la definizione di un nuovo welfare, si oppone una risposta al governo che non sia corporativa, ma che sappia parlare all’intera società e attraversarla. Per queste ragioni riteniamo decisivo rilanciare nelle prossime settimane una campagna, in tutte le città, per rivendicare forme di erogazione, diretta ed indiretta, di reddito per gli studenti e i precari, che vada nella direzione del rifiuto delle forme di precarizzazione.
Per questo, da oggi, studenti e lavoratori precari lanciano una vera e propria campagna di mobilitazione che unifichi le lotte portare avanti nelle scuole e nelle università e che, a partire da questa Assemblea nazionale, abbia il passo abbastanza lungo da mettere in discussione il percorso di questo DDL e porre all’ordine del giorno nazionale l’elaborazione di un nuovo sistema di welfare all’altezza delle sfide della società della conoscenza. Si propone di:
Assemblea nazionale dei precari e degli studenti
Roma, 20/11/2009
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