Conoscenzanews ed. ricerca
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Anno II n. 62 del 28 ottobre 2006
   
Editoriale
   
Notizie


Speciale sciopero generale.
Il 17 novembre tutti a Roma


Perché la ricerca pubblica è un valore
Perché i diritti dei lavoratori rivendicano risposte
 

Perché è stato proclamato lo sciopero del comparto ricerca

CGIL, CISL e UIL hanno proclamato lo sciopero degli enti pubblici di ricerca, dell’ENEA e dell’ASI e lo hanno fissato per il 17 novembre con manifestazione a Roma.

E’ importante che tutti i lavoratori della ricerca abbiano chiare le motivazioni che hanno indotto le tre organizzazioni sindacali in modo unitario a compiere questa scelta.

Nella Conferenza Stampa del 17 ottobre i tre Segretari generali hanno indicato le motivazioni di questo sciopero che si svolgerà nella stessa giornata di quello dell’università e su moltissimi giornali nazionali e locali la decisione assunta ha avuto un’ampia eco.

In questa news  vogliamo approfondire i diversi aspetti negativi della Legge Finanziaria 2007 che il Governo ha preparato e comprendere quali siano i cambiamenti indispensabili per il nostro settore.

Sulla finanziaria nel suo complesso il Comitato direttivo della FLC dell’11 ottobre ha approvato un documento in cui, accanto a elementi positivi sul complesso della manovra, si segnalano con decisione punti estremamente negativi che, se non totalmente modificati, produrrebbero gravissimi danni alla ricerca pubblica.

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Come arriviamo allo sciopero e che cosa succede il 17?

In questi giorni sono in pieno svolgimento assemblee in orario di lavoro per informare ed approfondire sulle ragioni dello sciopero.
Sempre in questi giorni stiamo lavorando per costruire consenso e condivisione sugli emendamenti che abbiamo predisposto al testo della Legge Finanziaria. Generalmente alta la partecipazione e buona la discussione che registra una importante sintonia con le ragioni che ci hanno portato allo sciopero.

Il 17 sono chiamati allo sciopero generale per l’intera giornata RICERCATORI, TECNOLOGI, TECNICI, AMMINISTRATIVI.
Sempre il 17, con concentramento alle ore 9,30 presso La Bocca della Verità, partirà la manifestazione nazionale. Il corteo percorrerà le principali vie di Roma per concludersi a Piazza Navona con il comizio finale nel quale prenderanno la parola lavoratori e dirigenti sindacali.

Per lo stesso giorno stiamo organizzando incontri con i gruppi parlamentari per illustrare loro le nostre critiche alla Finanziaria.

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Non c’è sviluppo senza ricerca

Questo slogan è stato e continua ad essere ripetuto in modo continuo da tutti. Oggi si pone di fronte all’esecutivo il dovere di bloccare il declino del paese, sia dal punto di vista prettamente economico, sia da quello culturale e sociale.  Ci si aspetterebbe, quindi, di vedere considerate le risorse dedicate alla ricerca come un investimento e non come un costo.

Se poi si va a considerare quale sia l’impegno nella ricerca da parte della componente privata, sia a causa delle dimensioni estremamente ridotte caratteristiche delle imprese italiane, sia per la miopia di troppi imprenditori che preferiscono gli ampi profitti immediati ottenuti con le rendite finanziarie a quelli che potrebbero derivare in tempi medi o lunghi da investimenti in ricerca, si vede che la quantità di risorse dedicate alla ricerca, allo sviluppo e all’innovazione è molto inferiore a quella degli altri paesi sviluppati e non tende a crescere.

Va però osservato che le uniche azioni che hanno prodotto un aumento, anche se solo iniziale, degli investimenti in ricerca, insieme a quelli in innovazione e sviluppo, non sono state le elargizioni a pioggia alle imprese, ma gli incentivi mirati inseriti in una programmazione e accompagnati da fondi spesi nel sistema pubblico per avviare sinergie con il mondo delle imprese. E’ questo l’esempio della Campania, che il Ministro Nicolais conosce bene essendone stato l’ideatore.

Avremmo voluto vedere questo tipo di approccio nella finanziaria ma non siamo riusciti a trovarlo.

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Il finanziamento della ricerca pubblica

La situazione prefigurata dalla finanziaria è a questo riguardo sconcertante: vengono impiegate risorse consistenti per la ricerca industriale, mentre si richiede che il fabbisogno dei principali enti di ricerca  non cresca, per ciascuno degli anni del triennio, più del 4%, cioè meno della inflazione e, ignorando i tagli subiti dagli enti negli ultimi anni, non si incrementa per nulla il Fondo di Finanziamento Ordinario degli enti vigilati dal MIUR, quelli storicamente indirizzati per missione all’intero spettro della ricerca e si mantiene il taglio delle spese intermedi attuato con il decreto per lo sviluppo di luglio.

Inoltre, anche l’unificazione dei diversi fondi per la ricerca in un unico fondo, il FIRST, se visto nel contesto delineato, rischia di spostare ulteriori risorse dalla ricerca di base a quella precompetitiva con il solo controllo della burocrazia ministeriale.

Per queste considerazioni abbiamo presentato alle forze politiche ed al Governo una serie di proposte di emendamenti: all’art. 106 per garantire il finanziamento delle attività di ricerca di base svolte negli enti di ricerca e nelle università e all’art. 69 per ottenere un incremento del fabbisogno finanziario degli enti, dell’ENEA e dell’ASI, legato agli oneri contrattuali.

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Contratti e contrattazione

L’esiguità delle risorse finanziarie destinate agli enti pubblici di ricerca, all’ENEA ed all’ASI rendono ancora più difficile anche i rinnovi contrattuali che, nel caso degli enti devono avvenire con risorse degli stessi enti. In questo modo risulta difficile anche l’emanazione degli atti di indirizzo.

Già oggi gli enti più piccoli si trovano nella situazione di non avere le risorse sufficienti per gli obblighi contrattuali: si veda l’INSEAN che per pagare gli arretrati di un contratto rinnovato con più di 4 anni di ritardo e per accantonare (atto dovuto) le somme per il futuro rinnovo si è trovata a non riuscire a predisporre il bilancio in pareggio.

Anche la contrattazione integrativa, fondamentale per garantire al personale tecnico e amministrativo degli enti un salario almeno dignitoso, con le risorse disponibili agli enti è messa in discussione.

C’è inoltre il problema dell’esigibilità dei fondi contrattuali: in parole semplici le OO.SS. di tutto il pubblico impiego hanno chiesto con forza che le somme messe a disposizione dalla Finanziaria per i contratti lo siano a partire dal 2006: solo così potranno partire le trattative per i rinnovi contrattuali. Fino ad oggi non abbiamo avuto risposte certe ma solo promesse.

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Il precariato

Lisbona chiedeva a tutti i paesi europei lo sforzo di aumentare sensibilmente il numero dei ricercatori come obiettivo da perseguire entro il 2010. Per l’Italia si indicava qualcosa simile al raddoppio.
La Carta del ricercatore della Commissione Europea sottolineava che lo stato di precariato non si addice alla professione del ricercatore perché ne limita la possibilità di esplicare tutta la sua professionalità nell’ambito di una programmazione generale. Il programma dell’Unione poneva il superamento del precariato come uno degli obiettivi prioritari del Governo.

Malgrado tutto questo la legge finanziaria mantiene il blocco delle assunzioni fino al 2010, permette assunzioni solo dal 2008 e in numeri limitati al turn over e solo con procedure autorizzative e questo sia per gli enti sia per le università.
Inoltre, impone una riduzione dei costi per i tempi determinati e i parasubordinati.
La norma, che era apparsa come positiva, almeno per la possibilità di sbloccare nell’immediato la situazione del precariato della ricerca, che  vincolava il numero delle assunzioni a tempo determinato e indeterminato al non superamento dell’80% del budget (finanziamenti ordinari e dei progetti) risulta priva di ogni efficacia perché le viene sovrapposto il vincolo del turn over e, comunque, è valida solo dal 2008.
Per tutto il Pubblico impiego, ma comunque nei limiti del turn over (considerato a livello di numeri e non di costo), esiste la possibilità di trasformare i tempi determinati in tempi indeterminati. Questa norma, pur positiva, non è assolutamente sufficiente, se considerata da sola, a risolvere i problemi del settore della ricerca pubblica per il tipo di meccanismi che vengono proposti, perché per il 2007 si tratta solo di una percentuale delle deroghe e per il 2008 di una percentuale del turnover.

Di fronte a questa situazione i nostri emendamenti hanno cercato:

  • Di assicurare la specificità del settore della ricerca e l’urgenza per il Paese di risolvere il problema del suo precariato, con la richiesta che l’art. 57, tranne il comma 2, non si applicasse agli enti di ricerca, all’ENEA ed all’ASI.
  • Di inserire nell’art. 70 norme che consentissero la definizione del fabbisogno del personale per enti di ricerca, ENEA ed ASI nell’ambito dei programmi triennali col solo limite del non superamento del 90% del budget;
  • Di permettere agli enti di adottare regolamenti che consentano la trasformazione dei tempi determinati, assunti a seguito di procedure selettive, in tempi indeterminati come indicato nell’art. 57 comma 2, coerenti con l’art. 5 del CCNL;
  • Di prevedere l’autorizzazione da parte del Ministro di un piano straordinario di assunzioni entro il 31 marzo 2007;
  • Di trasformare co.co.co. e assegni di ricerca, se costituiti a seguito di valutazioni comparative, in contratti di lavoro a tempo determinato;
  • Di non ridurre la spesa per i tempi determinati e i para subordinati.

La commissione Cultura della Camera ha recepito l’emendamento che prevede le assunzioni nell’ambito dell’80% del budget.

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L’autonomia degli enti di ricerca

Uno degli aspetti più negativi del testo della Legge Finanziaria approntata dal Governo è l’attacco, anzi la completa cancellazione, dell’autonomia degli enti di ricerca messa in atto con gli art. 42 e 47. Questi articoli, utilizzando una norma che dovrebbe prevedere la riduzione dei costi per i consigli di amministrazioni, li sopprime sostituendoli con un direttore generale affiancato da un comitato di gestione formato da dirigenti apicali e da un comitato scientifico, per la definizione degli indirizzi e dei programmi di ricerca, costituito nel rispetto del principio di pari opportunità.
Si tratta di una grottesca assurdità e appare a tutta la comunità scientifica come una manifestazione di neo centralismo burocratico.

La reazione delle OO.SS. è stata immediata e fortissima e la richiesta, contenuta negli emendamenti presentati, è stata semplicemente quella che tutto ciò non valesse per gli enti di ricerca.
Ci giungono segnali che queste nostre critiche sono state recepite e l’art. 42 non dovrebbe più valere per gli enti di ricerca.

Sappiamo inoltre che nel decreto fiscale in fase di conversione è stato inserito un articolo che prevede la delega al Governo, su proposta del Ministro della Ricerca e dell’Università di concerto con il Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione e con il Ministro  dell’economia e delle finanze ad adottare regolamenti per il riordino degli enti pubblici di ricerca nazionali non strumentali vigilati dal MUR.

Riteniamo questa scelta pericolosa sia perché avremmo preferito un percorso più partecipato a livello del Parlamento, sia perché  da tale riordino non devono derivare oneri aggiuntivi per il bilancio dello Stato e la sua motivazione è di voler in questo modo razionalizzare le attività degli enti contenendo la spesa del loro  funzionamento. Visto che la norma prevede la possibilità di scorporo di strutture e sappiamo che si intende far “rinascere” l’INFM ci chiediamo come ciò sia possibile senza risorse aggiuntive.
Ci sbagliamo o più volte i nostro governanti hanno indicato che non si devono più fare riforme a costo zero?

Ma la questione più grave è che la norma approvata dalla Camera dei Deputati opera una delegificazione trasformando enti autonomi, secondo la 168, in enti i cui regolamenti possono essere stabiliti direttamente dal Ministero.

Per questo unitariamente CGIL, CISL e UIL hanno inviato una preoccupata lettera al presidente della Repubblica ed al Presidente del Senato.

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ISFOL e INSEAN

Tra gli emendamenti che abbiamo proposto due si riferiscono a due specifici enti che vivono in una situazione di particolare difficoltà.

L’ISFOL che ha un numero elevatissimo di precari che non potranno divenire personale stabile se non aumentano le risorse dell’ente.

L’INSEAN che rischia il commissariamento per non essere riuscita ad approntare il bilancio per assoluta mancanza di fondi.

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I danni di questa finanziaria per i lavoratori

Se la Legge finanziaria non sarà in queste parti sostanzialmente rivista, oltre ai gravi danni a tutto il sistema della ricerca pubblica, coloro che soprattutto soffriranno sono i tanti precari che finalmente si aspettavano di vedere un piano chiaro, concreto e veloce per uscire dal loro stato.

Soffriranno i ricercatori di ruolo che vedono ridotta la loro autonomia e tagliate ulteriormente le risorse per fare ricerca.

Soffriranno tecnici e amministrativi che non vedranno garantiti i livelli di retribuzione integrativa a causa delle ristrettezze dei bilanci degli enti, oltrechè allontanarsi i tempi per il rinnovo contrattuale.

Soffriranno i giovani che hanno dovuto andare in altri paesi per svolgere l’attività di ricerca e speravano finalmente di potere ritornare, non essendoci fondi stanziati per questo scopo.

Soffriranno quegli universitari che guardano alla ricerca come una loro possibilità di lavoro e dovranno fare altro o andarsene via dall’Italia.

Per tutti questi motivi abbiamo dovuto proclamare lo sciopero del 17 novembre.

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I giornali (finalmente) parlano di ricerca

Certo che un primo importante risultato la proclamazione del nostro sciopero l’ha ottenuto. Infatti, c’è voluta la proclamazione di uno sciopero per il settore della ricerca pubblica perché i giornali italiani dedicassero ampi spazi a questo settore.

La nostra Conferenza stampa del 17 Ottobre, infatti, è stata ripresa da Avvenire, La Padania, Libero, Secolo d’Italia, Il Manifesto, Italia Oggi, Liberazione, Secolo XIX, Unità, Osservatore Romano, Riformista, Il Gazzettino, Il Mattino, Il Tempo, La Gazzetta del Mezzogiorno, Europa, Il Tirreno, Giornale, La Stampa, Corriere, oltre a numerosi giornali on line e alle principali agenzie, hanno dato ampio spazio alla notizia. Nella rassegna stampa del nostro sito trovate tutti gli articoli citati. Ovviamente i diversi giornali hanno accompagnato la cronaca con commenti di diverso tenore politico a seconda dei differenti orientamenti. Tutti comunque hanno sottolineato il fatto che le tre organizzazioni confederali hanno proclamato lo sciopero in quei settori che più si aspettavano un’inversione di orientamento politico dal governo.

Alcuni giornali hanno anche sottolineato che in questo modo il Governo andava contro quanto indicato nel programma dell’Unione.

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La Finanziaria per la parte della ricerca vista da altri

Impossibile dare conto puntualmente delle tante prese di posizione che stanno arrivando in questi giorni. Un lavoro importante messo in campo nei diversi Enti e del quale daremo puntualmente conto nella prossima newsletter. Pubblichiamo di seguito alcune delle prime prese di posizione ricevute.

(1) INFN Mozione approvata dal Consiglio Direttivo

L’organo di Governo dell’INFN ha sentito l’esigenza di sottolineare la sua contrarietà ai contenuti della legge finanziaria per quanto riguarda la ricerca con la mozione che riportiamo.

Il Consiglio Direttivo dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare riunitosi in Roma il 20 ottobre 2006, presa visione del disegno di legge finanziaria 2007, esprime le valutazioni seguenti.
Ritiene dannoso il ricorso a una legge finanziaria per un riordino delle strutture di direzione degli Enti di Ricerca, e in particolare dell’INFN. L’articolo 42 riforma i vertici degli Enti senza fornire garanzie sulla rappresentatività della comunità scientifica negli organi di vertice, realizzata e consolidata all’interno dell’INFN nei suoi cinquanta anni di attività.
Il disegno di legge propone una risposta inadeguata al problema del precariato di giovani di altissima qualificazione accumulato in questi anni a causa del reiterato blocco delle assunzioni. Lo sblocco e l’autonomia finanziaria prospettati vengono infatti vanificati dai vincoli di turnover che penalizzano fortemente l’INFN e altri Enti di Ricerca e Università.
Le misure economiche prospettate sono largamente insufficienti nel loro complesso per un reale rilancio della ricerca di base, elemento strutturale per la successiva ripresa economica.
In generale va richiamata la salvaguardia dell’autonomia dell’Ente nelle proprie scelte di programmazione scientifica e di personale, salutando con estremo favore la valutazione come mezzo di giudizio dei risultati di tale autonomia.

(2) INFN Mozione approvata dall’Assemblea nazionale dei rappresentanti dei ricercatori

Anche l’organismo di rappresentanza dei ricercatori dell’INFN, (solo in questo ente esiste un simile organismo) dopo avere incontrato i rappresentanti delle OO.SS., ha deciso di esprimere il proprio dissenso con la seguente mozione.

Il 23 ottobre l'Assemblea nazionale che riunisce i rappresentanti dei ricercatori dipendenti ed associati delle 24 sedi dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) ha discusso le conseguenze del disegno di Legge Finanziaria sul mondo della ricerca ed in particolare sull'INFN.
L'Assemblea ritiene che il disegno di legge sia inadeguato rispetto alle esigenze degli Enti Pubblici di Ricerca. In particolare, chiede al Parlamento ed ai Ministri competenti di modificare il disegno di legge su tre punti:

(1) Modificare gli articoli 57 e 70, che da un lato limitano fortemente l'inserimento dei giovani nel sistema della ricerca introducendo pesanti vincoli sulle assunzioni a tempo indeterminato e dall'altro comportano una riduzione dei contratti temporanei. Questo di fatto provocherà la perdita di un gran numero di ricercatori di altissima qualificazione, con ovvio spreco del denaro pubblico impiegato per la loro formazione;

(2) Escludere gli Enti Pubblici di Ricerca dall'art. 42, che prevede l'azzeramento del loro attuale sistema di governo. Questo provvedimento lede gravemente l'indispensabile autonomia degli Enti di Ricerca e viene proposto senza alcuna consultazione con la comunità scientifica, prescindendo dalle peculiarità dei singoli Enti e dalla valutazione dei loro risultati scientifici;

(3) Rivedere gli articoli 69 e 106, assicurando maggiori risorse alla ricerca di base come motore dello sviluppo del Paese. È indispensabile consentire agli Enti Pubblici di Ricerca una programmazione sicura del proprio bilancio, per realizzare progetti competitivi a livello internazionale, già a rischio per la progressiva e costante erosione dei fondi disponibili per la ricerca, avvenuta negli ultimi anni.

Le motivazioni delle nostre richieste sono illustrate qui di seguito:

(1) Il disegno di legge, pur con qualche punto apprezzabile, non costituisce ancora quell'inversione di tendenza attesa con ansia dal mondo della ricerca. Manca infatti la decisione di affidarsi in pieno ad un sistema basato sulla valutazione, dando autentica autonomia agli Enti, nei limiti del loro bilancio.
In particolare, si mantengono vincoli molto forti alle assunzioni, legati al turnover e ad autorizzazioni ministeriali complesse ed incerte. Questi vincoli penalizzano fortemente Enti relativamente “giovani” come l'INFN, con un turnover limitato, impegnati in attività di punta e coinvolti in sviluppo di nuove tecnologie.
Il perdurare del blocco delle assunzioni, mitigato solo in piccola parte dall'astruso sistema delle deroghe, unito ad una riduzione della pianta organica, impedisce da diversi anni il regolare ed efficace inserimento del personale previsto dai vari piani triennali dell'INFN. Per lo svolgimento delle attività programmate si è allora dovuto far ampio ricorso a contratti a tempo determinato.

Si è così costituito un precariato di centinaia di giovani di altissima qualificazione, nel pieno della loro produttività scientifica, che hanno alle spalle già diversi anni di ricerca a livello internazionale e quasi sempre esperienze in laboratori all'estero. Il loro ritardato o mancato inserimento nell’INFN o nell’Università, oltre a costituire un danno alle attività di ricerca dell’Ente, comporta una grave dispersione delle ingenti risorse investite dallo Stato italiano per la loro formazione (corsi di laurea, dottorato, assegni di ricerca...).
In questo quadro, le previste restrizioni per le assunzioni a tempo determinato non fanno che peggiorare la situazione esistente e le prospettive future.
Infine, il piano straordinario di assunzioni di ricercatori, già del tutto insufficiente per le esigenze delle Università, non sembra nemmeno considerare gli Enti Pubblici di Ricerca.

(2) L'art. 42 prefigura la completa ristrutturazione dei vertici degli Enti pubblici non economici, ed è inaccettabile sia nella sostanza che nel metodo. Una riforma degli Enti dovrebbe tenere conto della loro varietà ed articolazione, ed essere rinviata ad un disegno di legge ampiamente discusso con la comunità scientifica, esaminando con cura la validità delle strutture gestionali esistenti e gli esiti delle recenti procedure di valutazione.
Le conseguenze dell'art. 42 sarebbero particolarmente gravi per l'INFN, che svolge ricerca di alto livello internazionale basandosi sul lavoro di ricercatori, tecnologi, tecnici ed amministrativi, che si riconoscono in un Consiglio Direttivo formato quasi interamente da fisici eletti dai loro colleghi, e diretto da un Presidente che è sempre stato un primo tra i pari, un fisico di fama internazionale nominato dal Ministro su designazione del Consiglio. L'attività dell'INFN si fonda su una strettissima connessione con l'Università: ricercatori e docenti universitari partecipano alle ricerche, allo stesso titolo del personale dipendente. La struttura organizzativa dell'INFN è il frutto di una tradizione illustre di 50 anni, che secondo l'art. 42 dovrebbe venire stravolta in 30 giorni, secondo modalità mai nemmeno lontanamente discusse con la comunità scientifica, rendendolo simile ad un Agenzia, come risulta esplicitamente dall'ultimo comma dell'articolo. Si sostituirebbe la figura del Presidente con quella del Direttore Generale, affiancato da mal definiti “dirigenti apicali”; si prevederebbe è vero un Consiglio Scientifico, ma il suo ruolo appare del tutto subordinato, e dal testo non si evince nemmeno la sua composizione.

(3) Il disegno di legge non porta aumenti certi di rilievo al bilancio di un Ente come l'INFN, né introduce elementi innovativi di ripartizione dei fondi che siano basati sulla valutazione. Questo a fronte di riduzioni continue del bilancio che a vario titolo si sono succedute negli ultimi anni. Come è stato riconosciuto dallo stesso Ministro della Ricerca, il taglio dei consumi intermedi effettuato quest'anno e previsto per l'anno prossimo ridurrà ulteriormente le risorse disponibili: si può stimare che negli ultimi cinque anni l’INFN abbia visto calare i fondi disponibili per la ricerca del 40% a prezzi costanti. Un Ente come l'INFN non può sopperire alle proprie esigenze con fondi esterni al di là di una misura ragionevole senza snaturare la propria missione, incentrata sulla ricerca di base. Sembra inoltre che non si comprenda l'importanza, per un Ente fortemente impegnato nel contesto internazionale, di poter effettuare una pianificazione economica almeno a medio termine. Al contrario, ogni anno le risorse effettivamente disponibili risultano incerte. Tutto questo contrasta con il riconoscimento tante volte espresso, dell'importanza della ricerca per il rilancio economico del nostro Paese.

(3) Accademia dei Lincei

Anche l’Accademia dei Lincei commenta negativamente la parte della legge finanziaria che si riferisce alla ricerca e propone una serie di cambiamenti.

(4) Anche all’ISTAT ci si mobilita contro la Finanziaria

Precariato, messa a rischio la rete di rilevazione delle Forze di Lavoro, mancanza di fondi e mancata valorizzazione dell’autonomia che per la statistica pubblica assume una particolare importanza, sono gli elementi negativi della Finanziaria che più vengono sentiti all’ISTAT e che motivano la piena adesione alla mobilitazione contro l’attuale testo.

(5) Anche l’Osservatorio della ricerca segnala gravi problemi nella finanziaria

Sul sito dell’Osservatorio ricerca vengono segnalati i problemi legati alla scarsità delle risorse, alla non soluzione del problema del precariato e all’attacco all’autonomia degli enti di ricerca.

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