FLC CGIL
Elezioni RSU 2022, candidati con la FLC CGIL

http://www.flcgil.it/@3822349
Home » Memo » Eventi » Sintesi degli interventi al Convegno "I diritti nelle diverse abilità"

Sintesi degli interventi al Convegno "I diritti nelle diverse abilità"

Il 24 Novembre si è svolto a Villa Ce.Si – Comune di Impruneta il convegno promosso dalla Cgil dal titolo “ I diritti nelle diverse abilità”

27/11/2003
Decrease text size Increase  text size

Impruneta (FI) - 24 novembre 2003

Il 24 Novembre si è svolto a Villa Ce.Si – Comune di Impruneta il convegno promosso dalla Cgil dal titolo “ I diritti nelle diverse abilità”

Michela Ciangherotti – segretaria Cgil Toscana per le politiche attive del lavoro e della Formazione Immigrazione e Handicap, apre i lavori facendo riferimento alle iniziative sulla integrazione dei diversamente abili che la Regione Toscana ha inserito nell’ambito degli eventi per la festa della Toscana di cui questa giornata di studio fa parte, riconoscendo con ciò che resta moltissimo ancora da fare per superare le persistenti barriere (culturali, architettoniche, di accesso al lavoro) e consentire un obbiettivo miglioramento delle condizioni di vita dei disabili.
In una fase in cui i processi di mondializzazione dell’economia impongono una qualificazione delle politiche industriali, un sostegno all’occupazione , un intervento per migliorare le prestazioni sociali, in Italia la competitività è stata affidata a politiche di flessibilità che destrutturano il mercato del lavoro, precarizzano il rapporto di lavoro, abbassano le prestazioni universali., dividono la società in classi , in forti e deboli. Il lavoro, dunque, che è parte importante per la dignità e libertà di ciascuno e che lo è ancora di più per le persone disabili ,non è stato sostenuto da politiche adeguate: anzi , come in nessun altro paese, in Italia sono stati abbassati i diritti delle persone diversamente abili: la legge 30 dove addirittura si favorisce lo scambio tra commesse di lavoro e disabili e non si applicano le norme che prevedono l’assunzione di una percentuale di lavoratori disabili nell’ambito della somministrazione del lavoro, il Decreto Legislativo 276 e la finanziaria sono la conferma dell’assunzione di politiche restrittive.
Inoltre,sulle nuove tipologie lavorative si introduce il contratto di inserimento quale sostituto di contratto di formazione lavoro. Questa tipologia di contratto, meno garantita, potrà essere utilizzata da soggetti disabili gravi.
Tra i soggetti maggiormente penalizzati ci sono le donne le quali, pur disponendo di un titolo di studio superiore ed essendo disponibili a svolgere lavori nettamente inferiori alle loro competenze professionali, trovano nel loro percorso di vita , maggiori ostacoli nel conciliare vita lavorativa ed affettiva .
Abbiamo condiviso la scelta della Regione Toscana che ha favorito il decentramento e l’integrazione dei servizi per l’impiego , ha dato vita ad una rete di servizi tesi all’inserimento lavorativo . Vorremmo però continuare a perseguire l’obiettivo dell’inserimento lavorativo nell’ambito dei vari luoghi di lavoro, attraverso il servizio pubblico.

Daniela Cappelli , segretaria Cgil Toscana alle Politiche dello Stato Sociale e della Pubblica Amministrazione, nel richiamare i principi fondamentali di “diritto e solidarietà” che informano l’azione della Cgil, afferma che questi diritti devono essere effettivamente esigibili dalle persone e, in particolare dai disabili, sia nel campo del lavoro che della vita quotidiana.
In realtà, le politiche governative con la riduzione di 500 milioni di euro dal fondo delle politiche sociali e di ulteriori 100 milioni utilizzati a favore della scuola privata, renderanno più difficile il godimento di questi diritti :
- la legge 328 del 2000 che prevedeva misure di intervento per le famiglie, sostegno alle persone con diverse abilità, infanzia ed esclusione sociale, subisce un progressivo ed inesorabile smantellamento;
- non viene rifinanziata la legge sulle barriere architettoniche ; un finanziamento diretto su questo capitolo è stato dato invece dalla Regione Toscana;
- la commissione bilancio della Camera boccia il fondo per la non autosufficienza.
Per evitare il degrado cui si potrebbe andare incontro, sarà inevitabile chiedere un ulteriore salto di qualità alla Regione Toscana,
- partendo da una discussione sulla centralità della persona rispetto agli interessi delle imprese; riflettendo sul valore sociale del tempo per sé e per la cura dei figli e dei familiari e non solo sul tempo del lavoro ;
- tenendo presenti i contenuti della legge 53/2000 che cerca di perseguire un equilibrio tra lavoro professionale e cura personale ma lasciando inalterate le prestazioni assistenziali e ricorrendo ad essa solo per benefici aggiuntivi che rendono possibile l’autodeterminazione delle scelte quotidiane soprattutto da parte dei disabili.
- continuando la collaborazione con la Regione Toscana per la riforma della Legge 72/1997 soprattutto per quanto attiene alla volontà di consentire alle persone con disabilità di condurre una vita indipendente.
- Chiedendo l’armonizzazione dei tempi delle città , prevedendo la continuità dell’assistenza attraverso la modifica del servizio 118;
- Partendo dalla sperimentazione del progetto “vita indipendente”, aprire ad altri soggetti per offrire la stessa opportunità ad un maggior numero di persone e avviare il coordinamento con altre regioni dove la stessa iniziativa sia già in vigore o in programmazione per dare maggiore forza alla stessa esigenza.
Queste sono le questioni su cui misurarsi e per cui si intende continuare a collaborare con la Regione e le Associazioni dei disabili per confermare l’obiettivo dei diritti e della solidarietà, per tutti, indistintamente.

Alessandro Pazzaglia, segretario generale della Cgil Scuola della Toscana, fa un breve excursus dell’integrazione dei ragazzi disabili nella scuola italiana a partire dagli anni ’70, per mettere in rilievo come l’esperienza italiana costituisca un esempio invidiato e attentamente studiato dagli altri paesi europei, dove invece è prevalsa la scelta della separazione e delle strutture protette. In Toscana il processo dell’integrazione ha raggiunto buoni risultati, grazie anche alle caratteristiche del sistema scolastico regionale, fondato sulla diffusione dei tempi distesi, dei tempi pieni e prolungati, che rappresentano le condizioni migliori per l’accoglienza e per l’inclusione.
Esistono ancora dei limiti e delle contraddizioni, che richiederebbero investimenti e interventi adeguati sulla formazione dei docenti di sostegno e dei docenti comuni. Il governo di centrodestra invece sta mettendo a repentaglio l’esistenza stessa dell’esperienza dell’integrazione nella scuola.
Questo governo non ha la cultura dell’integrazione ma sa esprimere solo una pratica della divisione e della separazione. E’ esclusivamente interessato alla realizzazione della scuola d’élite e a introdurre consistenti processi di privatizzazione , relegando a un ruolo marginale la funzione pubblica della scuola di tutti e per ciascuno. Per i bambini e i ragazzi disabili, in tale prospettiva, si prefigurano soluzioni di ritorno a strutture separate, differenziate “protette”. Sarebbe un grave ritorno a prima degli anni ’70. E’ importante non rassegnarsi, presentare legittime richieste che vadano nella direzione della difesa dell’integrazione nella scuola, introdurre nelle vertenze regionali confederali proposte che producano sinergia tra tutti i soggetti, istituzionali e no, interessati ai problemi sulle disabilità.La manifestazione del 29 Novembre, a Roma, per la suola pubblica di tutti e per ciascuno rappresenta un’occasione da non mancare.

Adriano Turi, coordinatore regionale Ufficio Disabili Cgil, si sofferma sugli intrecci tra lavoro,stato sociale e formazione sostenendo che , l’obiettivo principale per il sindacato è il lavoro e che per raggiungere questa finalità, occorre fare i conti con lo stato sociale, l’istruzione e la formazione. Per le persone disabili, le misure di protezione sociale e sanitaria sono condizioni indispensabili per l’accesso al lavoro ed ai diritti di cittadinanza .
La questione dell’integrazione dei disabili è una questione di pari opportunità che trova le sue radici nella riflessione e nelle iniziative dei fratelli Lorenzo e Adriano Milani Comparetti da cui è nato quel movimento di emancipazione che si è fatto sentire fin dagli anni ’70 in Toscana e di cui si trova traccia nelle politiche regionali.
Perciò, vanno sostenute e incrementate le iniziative che la Regione sta portando avanti nell’ambito delle politiche delle persone disabili, a partire dall’utilizzazione dei fondi ministeriali della legge 328 del 2000 per l’attuazione del progetto sperimentale di “Vita Indipendente” che è attualmente in fase di avvio e va stilata una puntuale piattaforma programmatica da presentare alla Regione, in virtù del fatto che questa dedica la propria festa alle questioni della disabilità.

Nina Daita, responsabile nazionale Ufficio Disabili Cgil,mette subito in evidenza i rischi gravissimi della politica del governo di centrodestra : un attacco sistematico ai livelli di tutela e di riconoscimento dei diritti per i disabili nel campo dell’assistenza, del lavoro e della scuola. E’ in atto un’opera di smantellamento delle conquiste dei decenni precedenti. Nel campo del lavoro, ad esempio, è stata vanificata la parte più qualificante della legge ‘68 e i decreti applicativi della legge 30 annullano il diritto soggettivo al lavoro dei disabili, il loro status di lavoratori-contribuenti e spostano sempre più il ruolo di questi soggetti a merce. I disabili, con l’art.14 dei decreti applicativi della legge 30, sono mercificati. Tutte le integrazioni dei disabili, nei vari campi, non possono che essere tra loro integrate. Se fallisce, ad esempio, quella nell’ambito del lavoro, anche quella nella scuola perde di significato e di senso. La legge 53, una vera e propria controriforma scolastica, rischia di far ritornare la situazione al periodo precedente agli anni settanta, quando i disabili erano confinati nelle strutture separate, cosiddette protette. Se questo succedesse l’Italia verrebbe a perdere un patrimonio di esperienze, di pratiche educative e di provvedimenti legislativi invidiato e studiato dagli esperti di tutto il mondo. E’ necessario adoperarsi tutti per rivitalizzare la cultura dell’integrazione; oggi il senso comune va nella direzione opposta: tende a colpevolizzare il disabile piuttosto che a ricercare i supporti e le opportunità che possano rendere più vivibile la vita sociale di questi soggetti. Bisogna far passare il principio che la dignità appartiene a ciascuno e su questo valore sviluppare, quanto più possibile, l’alleanza con la società civile.

Enrico Cecchetti, vicepresidente del Consiglio Regionale della Toscana. La festa della Toscana, quest’anno, sarà dedicata all’integrazione dei disabili. Questa scelta è stata determinata dalla volontà della Regione di costruire una nuova fase di impegno per i diritti delle persone, a partire dai più deboli. Nella nostra regione, durante questa festa, si svolgeranno in 200 comuni circa 600 iniziative, a carattere sportivo, musicale, teatrale che avranno lo scopo di diffondere la cultura del rispetto della dignità umana e della solidarietà tra i cittadini della Toscana. Importante in tale contesto è anche il coinvolgimento delle scuole toscane, che realizzeranno durante quest’anno scolastico attività e lavori legati al problema dell’integrazione. Altro impegno della Regione sarà quello di interagire con i provvedimenti relativi al collocamento e al lavoro al fine di favorire soluzione che vadano nella direzione dell’integrazione e non dell’esclusione. Un problema di estrema gravità è quello delle risorse. La diminuzione dei finanziamenti rende sempre più difficile l’intervento della Regione per qualificare l’assistenza e promuovere l’integrazione. E’ opportuno rilanciare, a questo proposito, una seria riflessione sulla questione fiscale e rimettere in discussione l’idea, piuttosto diffusa, che la riduzione delle tasse sia un valore in sé. E’ invece necessario ricostruire con la società civile ed in particolare con quella toscana un patto che produca consenso su una politica fiscale che sia rigorosamente chiara sugli obiettivi della destinazione delle risorse. E’ fondamentale in questa fase, per una regione come la Toscana, l’intreccio tra l’opposizione sociale e la qualificazione dell’azione del governo regionale sui problemi relativi all’integrazione.

Luciano Silvestri, segretario generale Cgil Toscana, nel considerare questo incontro come un momento “di allenamento” in vista del Convegno della Regione del 27 e 28 Novembre , rileva che ciò che si è prodotto fin ad ora è il frutto dell’impegno sindacale ma anche sociale e politico di cui la Toscana nel suo insieme deve essere fiera.
Si chiede se , anche partendo da un contesto non positivo espresso da alcuni settori (governo e confindustria )che puntano solo alla riduzione dei diritti, è possibile una scommessa politica in Toscana ; se Regione, Sindacato, associazioni dei diversamente abili, possono convocare un tavolo di concertazione per ridefinire il nuovo patto, dentro il patto per lo sviluppo e l’occupazione ,che affermi a livello di contrattazione regionale con la Direzione Scolastica Regionale il diritto fondamentale all’istruzione e alla formazione.
Consapevoli del fatto che la regione copre i bisogni di 15.000 persone non autosufficienti su 70.000 e che l’effetto della riduzione delle tasse, vissuto da altri come un valore, ha una ricaduta sui più deboli, noi possiamo , da qui al 2005, costruire una piattaforma che, partendo dai temi delle tasse, delle tariffe e del modello di sviluppo, miri alla tenuta e alla difesa del sistema di welfare , individuando tutti i margini consentiti dalle leggi nazionali per affermare i diritti di ciascuno.
Rispetto all’uso dei termini “diversamente abili” e “handicappati” richiamato nel dibattito, ritiene che si tratti di contrastare le impostazioni” buoniste per affermare il concetto di pari opportunità che implica il riconoscimento delle diversità. Questa è una sfida di carattere culturale che la Cgil deve fare uscire all’esterno con una campagna di sostegno all’iniziativa politica per contrastare la scarsa reazione dei cittadini di fronte alla quantità e qualità del disastro prodotto dal governo.

Conclude Enrico Panini, segretario nazionale della Cgil Scuola, riconoscendo il valore dell’iniziativa odierna e la ricchezza delle relazioni.
Rispetto alla terminologia tecnica , ritiene che ci saranno altri momenti per puntualizzare le definizioni ma che il concetto di “diversamente abile” rimandi ad una segnalazione di potenzialità da attivare, mentre il concetto di handicap richiama l’idea di ciò che non si ha.
Richiama i rischi di questa fase :
- la progressiva erosione delle risorse economiche;
- la mancanza di disponibilità , anche culturale, e di spazi per praticare le politiche di integrazione ;
- il familismo che attribuisce alla famiglia la proprietà dei destini dei propri figli;
- l’esasperante individualismo entro cui trova spazio solo il “normale”;
- la rottura forte della solidarietà.
Si rilevano anche forti preoccupazioni per la quotidianità che va seguita con attenzione perché emergono fenomeni di esclusione come quello del rifiuto di iscrizione dei disabili da parte di scuole paritarie che ricevono fondi pubblici . Si fa strada la scelta di tenere in casa, di non “mostrare” il diverso, la difficoltà, di relegare in ambiti privati il disagio. Scelta che è stata promossa dal Ministro Moratti invitando a San Patrignano i ministri dell’istruzione dei paesi Ue. Scelta che, ignorando le molte e qualificate esperienze di integrazione realizzate , ha disconfermato la scuola pubblica e ha demandato al volontariato e alle istituzioni totali il compito di escludere,contenere e occultare il disagio. Scelta confermata da un accordo tra Comunione e Liberazione, Miur e San Patrignano con l’istituzione di 20 centri diurni, dislocati in uffici pubblici, che accoglieranno nel pomeriggio i ragazzi a rischio sociale e di dispersione scolastica.
Molteplici saranno quindi i versanti di impegno sindacale: dalla finanziaria, allo stato sociale, alla riforma della scuola, alle questioni che attendono la vita quotidiana . Lo scontro sarà prevedibilmente duro e lungo ma in questo momento si vedono molte più luci di quanto non si potesse pensare qualche mese fa.
Le iniziative del 29 novembre sulla scuola lanciata unitariamente e sostenuta dalla Confederazione e l’iniziativa del 6 Dicembre sullo stato sociale, le risorse e i diritti saranno alcune delle tappe per affermare il diritto alla realizzazione del proprio progetto di vita.