FLC CGIL
Contro la regionalizzazione del sistema di istruzione fima anche tu

http://www.flcgil.it/@3887064
Home » Comunicati stampa » Comunicati FLC CGIL » Le osservazioni del MIUR sugli statuti universitari, ne limitano l’autonomia. Il nuovo ministro interrompa quest’attività di censura

Le osservazioni del MIUR sugli statuti universitari, ne limitano l’autonomia. Il nuovo ministro interrompa quest’attività di censura

Comunicato stampa di Domenico Pantaleo, Segretario generale della Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL.

22/11/2011
Decrease text size Increase  text size

La FLC CGIL chiede con forza al nuovo ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Professor Francesco Profumo, di interrompere l’attività di censura burocratica messa in atto dal ministero.

In quest’ultimo periodo abbiamo infatti assistito alla proposizione di rilievi da parte del MIUR per quegli elementi dei nuovi statuti universitari che prefiguravano, ad esempio, l’elettività dei componenti del Consiglio di Amministrazione.

Pur in un quadro fortemente negativo introdotto dalla Legge 240/2010, che, come abbiamo più volte denunciato, limita i processi democratici negli Atenei, alcune Università hanno infatti adottato statuti che su alcuni punti presentavano una legittima e più avanzata interpretazione della Legge stessa.

Non è ora accettabile che il Ministero censuri questi Atenei sulla base di interpretazioni restrittive ed unilaterali della stessa legge.

Chiediamo al Ministro di ritirare le osservazioni volte a limitare gli spazi di democrazia e nel contempo chiediamo agli Atenei di confermare le proprie scelte.

Gli Organi universitari infatti possono a norma di legge (articolo 2, comma 7 della Legge 240/2010) non conformarsi ai rilievi di legittimità con deliberazione adottata dalla maggioranza dei tre quinti dei suoi componenti, ovvero ai rilievi di merito con deliberazione adottata dalla maggioranza assoluta.

L’Università deve recuperare spazi di autonomia, autogoverno e soprattutto risorse. La vicenda statuti conferma come la legge di riforma dell'Università non funziona perché centralistica, burocratica e autoritaria. Perciò deve essere  radicalmente cambiata per restituire alle Università forme di governo democratiche e partecipate come premessa per migliorare la qualità del sistema universitario italiano.