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INVALSI: Pantaleo, concorsi ingiusti sviliscono il ruolo del personale precario

Comunicato stampa di Domenico Pantaleo, Segretario generale della Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL.

08/01/2013
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In questi giorni l’INVALSI sta tenendo i concorsi per ricercatori (7 e 8 gennaio) ed è assurdo che un ente che si occupa della valutazione del sistema educativo, non abbia mostrato alcun interesse a “valutare” e valorizzare l’esperienza professionale di chi da oltre 10 anni opera all’istituto. Nessuna tutela dunque per i numerosi precari storici nonostante le normative consentono, per ultima la legge di stabilità, la valorizzazione dell’esperienza professionale maturata all’interno degli enti che bandiscono i concorsi pubblici per il reclutamento. La stessa decisione di non utilizzare le graduatorie di idonei ancora esistenti per ricercatori attualmente precari di lungo corso è la cartina di tornasole di un atteggiamento irriconoscente verso quei lavoratori  che  hanno permesso di portare avanti i progetti valutativi.

Questo non è che l’altra faccia della stessa medaglia di un istituto che quasi mai mette al centro delle proprie analisi e attenzioni  il lavoro dei docenti e la loro esperienza pedagogica maturata direttamente sul campo,  in realtà si affida solo a freddi strumenti di calcolo statistici per misurare il sistema scolastico e fare la classifica dei buoni e dei cattivi, senza tenere conto dei suggerimenti che arrivano dal mondo della scuola. È la stessa logica burocratica con cui si è deciso di mettere al vertice di un istituti di ricerca con funzioni di organismo indipendente come l’INVALSI un economista della Banca d’Italia e non un esperto della valutazione dei sistemi scolastici, come se l’econometria fosse lo strumento più idoneo a valutare le scuole e i docenti!

Il messaggio che si vuole mandare è chiaro: sulla scia della ideologia meritocratica e di competizione esasperata, tanto cara anche al governo dei tecnici, si può mandare a casa un patrimonio professionale costruito con anni di precariato. Si può rinunciare ad avvalersi degli strumenti che anche le normative consentono come la riserva dei posti nei concorsi pubblici per i precari, o fare bandi pensati per altri fini, per mantenere un esercito di precari deboli e ricattabili, che può essere mandato a casa quando si vuole. È bene che l’INVALSI cambi questo atteggiamento e rimetta al centro il lavoro e la sua dignità a partire dai percorsi di valorizzazione e di stabilizzazione dei suoi numerosi precari: questa è la via per migliorare la propria funzione istituzionale e per valorizzare l'immagine dell'ente.