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INFN: salviamo la ricerca italiana, 520 precari a rischio. Presidio il 30 marzo a Roma

Dichiarazione di Francesco Sinopoli, Segretario generale della Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL.

28/03/2017
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È riconosciuto come uno degli Enti di Ricerca più virtuosi del nostro Paese. Quando si parla del Bosone di Higgs (volgarmente noto come Particella di Dio), oppure delle onde gravitazionali, solo per citare le ultime due scoperte più rilevanti, è utile ricordare che il contributo dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) è stato importante: ha svolto un ruolo di primissimo piano dal punto di vista della progettazione ed ha guidato con ruoli di responsabilità gli esperimenti che sono stati l’orgoglio italiano in fatto di scoperte scientifiche e di ricerca ad alto impatto tecnologico.

Il mondo ci invidia i nostri ricercatori, tanto da offrire loro ruoli di primo piano in tutti i laboratori scientifici internazionali. I due più importanti centri di ricerca come il Cern di Ginevra e il GSI di Francoforte sono rispettivamente diretti da Fabiola Gianotti e Paolo Giubellino, due scienziati dell’INFN che sono l’orgoglio dell’Istituto e di tutto il nostro Paese.

Perché allora la comunità scientifica ha deciso il 30 marzo prossimo di protestare sotto la Presidenza dell’INFN? Perché ricercatori, tecnologi, tecnici e amministrativi scendono in piazza contro il proprio Ente di Ricerca, se hanno tutte queste soddisfazioni a livello di riconoscimenti scientifici? Semplice: c’è un problema di salari e di precariato che questi scienziati non possono più sopportare. Non è più tempo di tacere. 

PRECARIATO. All’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare i precari oggi sono circa 320 con contratto a tempo determinato e circa 200 con assegni di ricerca o borse. Fino al 2016 il blocco delle assunzioni in tutta la pubblica amministrazione impediva concorsi per assumere a tempo indeterminato. Oggi dopo la riforma degli enti di ricerca (DLgs 218/16), gli enti possono programmare le assunzioni facendo riferimento al loro budget e, la recente proposta di legge di riforma del Pubblico impiego (cd Riforma Madia) prevedrebbe il superamento del precariato nella pubblica amministrazione con una norma specifica. Peccato che gli organi di governo dell’INFN non abbiano ancora provveduto a convocare i sindacati per avviare un piano di reclutamento che garantisca i lavoratori precari con anni (troppi) di contratti a tempo determinato.

SALARIO. I lavoratori dell’INFN sono i meno pagati nel settore della ricerca. Già il personale di ricerca italiano è il meno pagato nel mondo, ma i dipendenti INFN sono ultimi tra gli ultimi. Da più di un anno si è in attesa della firma del contratto integrativo del 2015 per tecnici e amministrativi, ma l’Ente, nonostante abbia firmato la proposta di rinnovo ed abbia avuto risposta dai ministeri vigilanti, continua a rimandare la firma definitiva. Così come è inspiegabile il ritardo accumulato per la firma del contratto integrativo di ricercatori e tecnologi.

L’INFN è un Ente di Ricerca tra i più virtuosi in Italia. Ha una spesa di personale inferiore al 50% rispetto al Fondo ordinario finanziato dallo Stato, percentuale che scende ancora di più se si applicano i parametri della riforma degli Enti di fine dicembre per cui i calcoli per la spesa di personale vanno rapportati al fondo ordinario più la media di fondi esteri entrati negli ultimi tre anni. La norma stabilisce che si deve stare entro l’80%.

Ce n’è abbastanza per protestare, dunque. Chiederemo all’INFN un piano di reclutamento ad hoc per i precari storici e la firma definitiva sui contratti integrativi. Scenderemo in piazza sotto la Presidenza il 30 marzo alle ore 10, in piazza dei Caprettari a Roma, e chiederemo di incontrare tutto il Consiglio Direttivo che sarà riunito in quel momento. Auspichiamo che il Presidente INFN voglia stabilire un calendario di incontri con le organizzazioni dei lavoratori per risolvere le questioni sul tappeto e voglia prendere l’impegno di assumere i lavoratori a tempo determinato con tanti, troppi anni di precariato alle spalle.