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Indispensabile superare il limite di 4 anni per gli assegni di ricerca e quello di 5 per i ricercatori a tempo determinato

Comunicato stampa di Domenico Pantaleo, Segretario generale della Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL.

11/11/2014
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Emerge un nuovo allarme dall'Università: a breve arriveranno a scadenza del limite massimo di 4 anni, previsto dalla Legge Gelmini, gli assegni di ricerca attivati dal 2011. Nessuna opportunità è stata data a questi giovani “ricercatori” in formazione. Non ci sono posti per ricercatore a tempo determinato, la docenza è chiusa, il nostro sistema produttivo è in crisi e non assorbe manodopera di grande qualificazione.

Lo stesso problema si porrà il prossimo anno per i contratti da ricercatore a tempo determinato per cui arriveranno a scadenza i 5 anni previsti sempre dalla legge Gelmini e le prospettive di ingresso stabile nell'Università sono altrettanto fosche.

È indispensabile, in via transitoria e fino alla definizione di un nuovo e più sensato sistema di reclutamento realmente finanziato, superare il limite temporale dei 4 anni per gli assegni di ricerca e quello dei 5 anni per i ricercatori a tempo determinato di tipo A e contemporaneamente avviare un profondo ripensamento delle figure a cavallo tra il dottorato di ricerca/specializzazione e l’accesso al ruolo della docenza. Contestualmente va consentita anche la proroga di tutti i contratti a termine in scadenza.

Tutto ciò avviene nel quadro del fallimento dei meccanismi di reclutamento della docenza universitaria introdotti dalla Legge 240 del 2010. Il calo dei docenti universitari sembra inarrestabile. In otto anni i professori ordinari sono diminuiti di quasi il 30%, gli associati di oltre il 17%. Aver messo ad esaurimento il ruolo dei ricercatori universitari è stato poi una follia, alla luce soprattutto di quello che sta avvenendo con il reclutamento dei ricercatori a tempo determinato.

Di questo passo si compirà appieno il processo gelminiano di una università non più di massa ma nemmeno di qualità. Aperta a pochi, i più abbienti, preclusa ai poveri, concentrata al nord come eccellenze (poche) e licealizzata dalle altre parti.

Gli immatricolati, anno dopo anno, infatti, diminuiscono e la provenienza dai licei è sempre più consistente, segno inequivocabile di ulteriore freno alla mobilità sociale.

La FLC CGIL è pronta a confrontarsi in tutte le sedi istituzionali per rivedere la figura dell’assegnista di ricerca, l’assurda divisione in ricercatori di tipo “A” e “B” e la messa ad esaurimento dei ricercatori a tempo indeterminato. È maturo anche il tempo per definire una volta per tutte il ruolo unico della docenza.

Invece di tagli l’Università ha bisogno di investimenti e di consentire alle nuove generazioni di poter contribuire fattivamente al progresso del Paese.

Sarebbe un enorme spreco, anche in termini finanziari, aver investito tanto sulla formazione di  giovani ricercatori e studiosi  per poi abbandonarli al loro destino.