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Il regolamento sulla formazione iniziale era atteso da tempo. Il testo presentato non modifica gli elementi di criticità che erano già emersi

Comunicato stampa di Domenico Pantaleo, Segretario generale Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL.

10/09/2010
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Nel testo del Regolamento sulla formazione inuiziale degli insegnanti, presentato dal Ministro, permangono molte delle criticità che erano state sottolineate sia nei pareri del CNPI che delle Commissioni parlamentari di Camera e Senato, nonché dalla FLC CGIL.

In particolare:

  • Nessun rapporto con il reclutamento, come invece previsto dalla normativa. Mentre nulla si dice sulle migliaia di docenti inseriti nelle graduatorie permanenti

  • Percorsi fortemente differenziati, tra scuola primaria, secondaria inferiore e superiore per l’esercizio di una professione che ha molteplici elementi comuni: in particolare l’elevamento dell’obbligo di istruzione a16 anni e la necessità anche di favorire una maggiore mobilità tra i diversi ordini di scuola avrebbe richiesto una formazione di base comune a tutti i docenti

  • Nulla della formazione permanente e degli adulti, una frontiera che il nostro paese continua a non assumere fra le sue priorità, a fronte della necessità ampiamente riconosciuta e condivisa di costruire questa gamba nel nostro sistema di istruzione

  • Una durata decisamente lunga dei percorsi di formazione, rispetto a quella prevista negli altri paesi europei, mediamente più breve, anche se è stata ridotta di un anno

  • Mancato coinvolgimento della scuola e del suo patrimonio di esperienza e di elaborazione maturata sul campo che andrebbero invece utilizzati proficuamente nella formazione dei nuovi docenti

  • Permane una scarto inaccettabile tra formazione disciplinare, decisamente prevalente e quella sulle dimensioni didattiche, pedagogiche e relazionali della professione docente.

Complessivamente la formazione del futuro docente guarda all’indietro, ad una scuola anacronistica anche rispetto alla normativa attualmente vigente, si veda l’obbligo a 16 anni e certamente non adeguata ad affrontare la sofferenza sul versante della dispersione e degli abbandoni scolastici.

Circa poi la questione del precariato non solo non vi è stata alcuna soluzione concreta ma ancora una volta sono stati occultati i dati reali. La differenza tra quanti avevano avuto le supplenze annuali lo scorso anno e quanti l’avranno quest’anno è, secondo le nostre previsioni, di 20.000 in meno tra docenti ed ata. Altri 10.000 docenti saranno dichiarati in sopranumero.

Sulla valutazione degli insegnanti siamo pronti a discutere ma a fronte di risorse certe e non siamo disponibili a superare gli scatti di anzianità. E’ materia che va discussa nell’ambito dei rinnovi dei prossimi contratti di lavoro e non sarebbe accettabile alcun intervento legislativo.

Non si può affermare che bisogna valorizzare la professionalità degli insegnanti e poi bloccare per tre anni i contratti.