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FIOM, 28 gennaio: FLC CGIL sostiene iniziative di mobilitazione

Comunicato stampa di Domenico Pantaleo, Segretario generale della Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL.

11/01/2011
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La FLC CGIL sosterrà le manifestazioni del 28 gennaio, promosse dalla FIOM, nell'ambito dello sciopero nazionale, per rispondere all'attacco alla democrazia e al peggioramento delle condizioni di lavoro.

Le intese di Pomigliano e di Mirafiori sono una evidente violazione dei principi e dei valori della nostra Costituzione perché vietano ai lavoratori di poter scegliere liberamente il sindacato che ritengono possa difendere i propri diritti.

Non sono più rinviabili le regole sulla democrazia e sulla rappresentanza. Il primo atto concreto deve essere il rinnovo delle RSU nei settori pubblici perché ai lavoratori con il voto deve essere garantito l'esercizio della democrazia sui posti di lavoro.

Non si può accettare che il lavoro, da misuratore di civiltà e di democrazia, regredisca in merce. Le imprese e il Governo vogliono utilizzare la crisi e l'alibi della globalizzazione per eliminare conquiste sociali e diritti fondamentali, a partire dallo stravolgimento delle norme che disciplinano i rapporti di lavoro e dal contratto nazionale.

Le politiche del Ministro Gelmini, che intendono demolire la scuola, l'università e la ricerca pubblica, così come gli accordi Fiat, prefigurano un modello di società con più accentuate disuguaglianze e perciò inaccettabile.

Si vuole far passare per modernità il ritorno agli anni cinquanta e saranno soprattutto i giovani a essere condannati ad una condizione strutturale di precarietà, all'umiliazione di dover rinunciare ai propri diritti al lavoro e nel lavoro e di veder lese le proprie libertà.

Occorre rispondere alla devastazione sociale attraverso una forte azione confederale che recuperi tutti gli spazi possibili di contrattazione sui posti i lavoro, unifichi le tante vertenze che interessano i settori pubblici e privati e allarghi le alleanze sociali.

Per queste ragioni, il 28 gennaio auspico una forte partecipazione alle manifestazioni dei lavoratori della conoscenza, degli studenti, dei ricercatori e dei precari per costruire una alternativa alla regressione della civiltà del lavoro, alla mercificazione dei saperi e alla cancellazione del diritto allo studio.