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ENEA-Di un contratto scaduto da cinque anni e firmato da cinque mesi i lavoratori non hanno ancora visto un euro di aumento. Una situazione oltre ogni limite

Comunicato stampa di Enrico Panini, Segretario Generale Federazione Lavoratori della Conoscenza Cgil

11/10/2006
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Il contratto nazionale di lavoro dei 3.300 lavoratori dell’ENEA, scaduto nel lontano dicembre 2001, è stato rinnovato dopo estenuanti pressioni e lunghissime trattative il 22 giugno scorso.

Da quel momento, anziché adoperarsi per tempi rapidi nei controlli di rito per garantire gli aumenti contrattuali senza ulteriori perdite di tempo, come richiesto dalle Organizzazioni sindacali, è iniziato un iter lungo ed incomprensibile.

Infatti, l’accordo contrattuale è “uscito” dall’Aran, l’Agenzia negoziale del Governo, dopo circa 45 giorni dalla firma per poi incagliarsi al Ministero dell’Economia luogo nel quale è ancora fermo perché ci sono sempre cose più importanti da fare.

Che dei lavoratori aspettino il contratto da oltre cinque anni non è ritenuto importante!

Si consideri che, superato lo scoglio del Ministero dell’Economia, manca ancora il passaggio alla Corte dei Conti per i controlli di rito.

Ciò significherà, se tutto andrà per il meglio, almeno altre tre settimane di attesa.

Insomma, forse dopo circa sei anni dalla scadenza del loro contratto i lavoratori dell’Enea potranno avere gli aumenti!

Siamo di fronte ad una situazione assolutamente inaccettabile, contrassegnata da troppi comportamenti irresponsabili nei confronti di migliaia di lavoratori.

Questa amara vicenda ci dice che è necessario cambiare alcune regole affinché, una volta sottoscritti, i contratti siano immediatamente esigibili.

A fronte della gravità della situazione siamo impegnati a verificare le condizioni per uno sciopero unitario e per altre azioni, interne ed esterne all’Ente, che denuncino con chiarezza all’intero Paese una situazione inaccettabile.

E’ evidente che, fermo restando il pieno rispetto delle regole democratiche, per quanto ci riguarda a fronte del perdurare di questa situazione non sono applicabili i codici di regolamentazione degli scioperi.

Roma, 11 ottobre 2006