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Autonomia differenziata e gabbie salariali: il modello della ministra Stefani

Comunicato stampa della Federazione Lavoratori della Conoscenza.

11/07/2019
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Roma, 11 luglio - Leggiamo sulla stampa di oggi un intervento della ministra per gli Affari regionali, Erika Stefani, in risposta ai suoi colleghi di governo nel quale afferma, a proposito di autonomia differenziata, che in materia di trattamento economico del personale della scuola “non ci sarebbe nessuna gabbia salariale ma che sono strumenti previsti che esistono già nel nostro ordinamento. Si tratta di incentivi previsti dalla contrattazione integrativa per incentivare la permanenza e la continuità formativa”.

Secondo la ministra, con l’autonomia differenziata, verrebbe concessa una maggiore autonomia sul contratto integrativo regionale “per fronteggiare una problematica che viene sollevata da alcune regioni dove c’è carenza di organico dovuta alla richiesta di avvicinarsi a casa. Tra uno che lavora e uno che deve munirsi di un appartamento a Milano è ovvio che ci sia una differenza”.

A tale proposito vorremmo fare una precisazione che crediamo utile per la chiarezza dei termini della questione a beneficio della categoria che rappresentiamo. In materia stipendiale, attualmente, i contratti regionali non hanno alcuna competenza. I livelli contrattuali che trattano di stipendio sono quello nazionale (voci fisse e continuative) e quello di scuola (voci relative al cosiddetto salario accessorio). Dunque, la voce sfuggita alla ministra, “di strumenti già previsti dal nostro ordinamento”, svela non una situazione, ma un'intenzione.

Ma è un'intenzione sbagliata perché siamo ben consapevoli che trattamenti stipendiali diversi si fondano su condizioni e traguardano obiettivi diversi. E a trattamenti diversi conseguono diritti diversi anche per gli stessi destinatari del lavoro scolastico, cioè alunni e studenti.

Tutte le regioni avrebbero bisogno di organici più adeguati e tutti i lavoratori della scuola salari più alti. La ministra vuole l’opposto e con inaudito candore ci spiega: salari differenziati in base alla residenza quindi sì, gabbie salariali e diritti a geometria variabile sempre in base alla residenza.

Oggi si inizia con la scuola domani chissà.

La ministra dovrebbe avere peraltro ben chiaro che il 24 aprile scorso nell’Intesa sottoscritta tra governo e sindacati laddove si parla de “La scuola del Paese” si afferma in una prosa chiara e cristallina che: “Il governo si impegna a salvaguardare l’unità e l’identità del culturale del sistema nazionale di istruzione e ricerca, garantendo un sistema di reclutamento uniforme, lo status giuridico di tutto il personale regolato dal Ccnl, e la tutela dell’unitarietà degli ordinamenti scolastici statali, dei curriculi e del sistema di governo delle istituzioni scolastiche autonome”.

Pertanto nessuna delle affermazioni fatte dalla ministra Stefani risulta compatibile con gli impegni presi dal governo con i sindacati e nessuna forma e condizione particolare di autonomia è oggi possibile per il sistema di Istruzione e Ricerca.